It’s Easy to Find The National a La Prima Estate

Il Festival di Lido di Camaiore inaugura la sua prima edizione ieri, 21 giugno, apre gli ingressi un po’ in ritardo, qualche ora vicino ai cartelloni colorati che preannunciano una line-up davvero niente male, ma vale la pena di cuocere un po’ sotto al sole per quel nome a caratteri cubitali blu, The National.

The National

I The National suoneranno per le 22.30 all’interno del parco Bussoladomani, uno fra i luoghi più importanti per la musica live in Italia durante gli anni ‘70-‘80, ma se Giorgio Poi ci canta I pomeriggi allora l’attesa fa meno male.

Così è stato e il cantautore, che negli anni si è ritagliato velocemente (e molto bene) il suo spazio all’interno della scena indie, fa una panoramica delle sue canzoni più belle. Menzione speciale a Tubature, il nuovo singolo Ossesso (un nome, un programma) e Gommapiuma che in live ha un sound stregato. Giorgio Poi suona il clarinetto e apre così l’esibizione, cambia un sacco di chitarre, ma lo strumento inconfondibile è la voce, un timbro unico e sognante, di quelli che ti rinfrescano l’ascolto. Chiude la performance lasciandoci agli altri componenti della band, come a voler consegnare il palco alla sola musica che lo aveva accompagnato fino a poco tempo prima.

A incorniciare l’esibizione del cantante italiano due rivelazioni: El Mato a Una Policia Motorizado e Courtney Barnett. I primi, band argentina al suo esordio in Italia, sono gli artisti che aprono ufficialmente le danze de La Prima Estate e creano il mood della serata: si inizia a ballare e ad appuntarsi già qualche titolo come El Tesoro e Chica de Oro. Courtney Barnett invece, frangetta sbarazzina e anche lei chitarre a gogo, ci scapiglia un po’ col suo animo rockettaro. La cantante australiana regge il palco come pochi artisti consumati dall’esperienza e da segnalare è indubbiamente Sunfair Sundown, un po’ Velvet Underground vibes.

Ora ci siamo, sono oramai le 22 e 45. I maxi schermi che inquadrano il dietro le quinte preannunciano il loro arrivo imminente e il piano per Pink Rabbits è già lì.

Quattro anni prima li aspettavo con la stessa emozione al Milano Rocks, quando sarebbe stato un bracciale blu a garantirmi il posto in prima fila e avevo fatto di tutto per recuperarlo, quando non avrei mai scordato il giro di piano di Light Years che veniva presentata in tour e anticipava Easy to Find, uno degli album più sofisticati che io abbia mai ascoltato, un disco che trasuda eleganza nel sound e nelle voci (non solo Matt a cantare!).

Quattro anni più tardi finalmente di nuovo in Italia, dopo la pandemia e tutto, sapete no? E anche se l’emozione è rimasta immutata è stato tutto diverso.

L’energia veloce di Don’t Swallow the Cap e Mistaken for Strangers ad aprire il concerto, ma tutta la performance mi è sembrata avvolta dal desiderio di consumare ogni pezzo lentamente, come a godersi tutto fino in fondo dopo due anni un po’ così e così. Sarà l’entusiasmo da fan, sarà il moralismo da carpe diem in epoca di virus, ma mi è sembrato che Matt Berninger per primo guardasse la folla che cantava fino ad ubriacarsi (con gli occhi eh! – anche se il cocktail a bordo palco non mancava), perchè, come ha detto lui stesso a metà concerto, tutto questo è una gran fortuna.

È tutto perfetto, ma le performance migliori sono Blood Buzz Ohio, Pink Rabbits e The Sistem Only Dreams in Total Darkness, tre singoli che corrispondo a tre album da ascoltare se si vuole iniziare a conoscere per bene la band di Brooklyn: High Violet, Trouble Will Find Me e Sleep Well Beast. Anche se un po’ più in là nella scaletta arriva Fake Empire e i versi

Stay out super late tonight

Picking apples, making pies

Put a little something in our lemonade

And take it with us

We’re half awake in a fake empire

We’re half awake in a fake empire

Ci ricordano come il sound unico dei The National non sarebbe tale se non ci fosse un disco corposo come Boxer, dove gli strumenti sembrano fare una musica più spessa quasi a voler sorpassare la voce baritonale del cantante.

La delicatezza dell’album Easy to find è rappresentata dal duetto di Matt Berninger e Mina Tindle che canta sotto le note di Rylan (per chi se lo fosse perso è d’obbligo la visione del corto Easy to Find, che accompagna l’uscita del disco omonimo nel 2019, unione magica di musica e film), mentre tutti stiamo in silenzio quando vengono presentate Ice Machines e Haversham, nuovi singoli.

Arrivano Mr. November e Terrible Love e tutti sappiamo che ci stiamo avvicinando alla fine, tutti speriamo che ci venga regalata la chiusura con Vanderlyle Crybaby Geeks, anche se la canzone, punta di diamante di High Violet, era già grande assente nella scaletta di alcune date precedenti. A nulla serve intonarla e gli speranzosi rimangono ad aspettare fino a che tutta l’attrezzatura viene smontata. Ma se non è Vanderlyle allora è la malinconia di About Today a chiudere lo show e come Giorgio Poi, Matt Berninger si congeda dolcemente continuando a ringraziarci. Sotto, gli strascichi di una delle canzoni più belle.

La lacrimuccia è scesa, ve lo assicuro.


Autore: Marika Zandanel

Ascolta un po’ di musica e le piace andare al cinema. Studentessa al corso di laurea magistrale di Filosofia e forme del sapere dell’Università di Pisa.

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