Mica Van Gogh: L’arte in Viva la vida dei Coldplay

Oggi a Mica Van Gogh ho deciso di omaggiare due dei miei lettori più fedeli, i miei genitori, parlando di una delle loro band preferite: i Coldplay.

  1. Intro
  2. Viva la vida or Death and All His Friends
  3. Viva la vida di Frida Kahlo
  4. La Libertà che guida il popolo di Eugenè Delacroix

Intro

Correva l’anno 2008 quando mia mamma era solita ascoltare in auto Viva la vida or Death and All His Friends, quarto album in studio dei Coldplay. Anche se sono passati sedici anni da quando è uscito, quel disco ricopre sempre un posticino nel mio cuore e in quello dei miei genitori ed, anche se usurato, è ancora la colonna sonora dei nostri viaggi in macchina. 

Ho cercato molto spesso di capire come quest’album riuscisse ad arrivare al cuore delle persone tanto da portare la band a vincere addirittura il Grammy Award al miglior album rock nel 2009. 

Ma poi ho capito che la risposta alla mia domanda stava proprio nell’ ascolto. Il significato del disco è profondo e presenta dei riferimenti ad opere importanti della storia dell’arte.

Viva la vida or Death and All His Friends

“Viva la vida or Death and All His Friends (Viva la vita o la morte e tutti i suoi amici) racconta la storia di un re che ha perso il proprio regno e crede che l’unico modo per riaverlo sia fare guerriglie e rivoluzioni” così ha spiegato il bassista dei Coldplay, Guy Berryman.

Il batterista Will Champion ha, invece, affermato che per lui quest’album assume il significato di “provare a ricordare cos’è importante nella propria vita, piuttosto che lasciarsi trascinare dalle trappole delle altre cose”. 

Il titolo della traccia più famosa, Viva la vida, riprende l’opera omonima dell’artista messicana Frida Kahlo molto amata dal frontman della band Chris Martin, mentre la copertina è il quadro dal titolo La Libertà che guida il popolo del pittore francese Eugène Delacroix

Copertina dell’album -foto di amazon.it

Il riferimento a Delacroix si ritrova anche nel videoclip di Viva la vida. I componenti della band si trovano, infatti, intrappolati nel quadro dell’artista francese

Il testo di Viva la vida non si riferisce ad un personaggio in particolare e le interpretazioni del testo possono essere molte. Sicuramente presenta dei riferimenti religiosi e, in particolare, alle Sacre Scritture e alle figure di Dio e di Cristo. Lo si nota in un verso del medesimo brano: 

One minute I held the key” 

Screenplay dal videoclip di Anton Corbijn

Quest’ultimo potrebbe essere una metafora per indicare il potere del sovrano ma anche un riferimento al Vangelo di Matteo, in particolare, al momento in cui Gesù si rivolge a San Pietro dicendo: “A te darò le chiavi del regno dei cieli”. Alcuni critici sostengono, invece, che il testo della canzone si riferisca esplicitamente alla Rivoluzione francese e altri ancora credono che il testo si riferisca alla figura di Napoleone Bonaparte

Come si potrebbe evincere dal titolo, l’album è scisso in due parti. Alcuni brani rientrano sia per sonorità sia per i temi affrontati nel gruppo di Viva la vida come, ad esempio, il brano Strawberry Swing.

La seconda parte, Death and All His Friends, raccoglie brani che sono riconducibili soprattutto al tema della morte come, ad esempio, la traccia Cemeteries of London

Chris Martin ha, infatti, affermato che: “ci sono due titoli diversi, così se vuoi che sia un album triste lo puoi chiamare Death and All His Friends e saltare certi brani. E se vuoi esaltarti non salti quei brani e lo chiami Viva La Vida”.

Con questo album dalla doppia anima la band si distacca molto dai progetti in precedenza pubblicati perché considerati una trilogia ormai conclusa. Secondo quanto dichiarato dal frontman, questa scelta è stata presa con l’obiettivo di aggiungere più colore alla musica dei Coldplay. La struttura delle tracce è stata completamente modificata rispetto alla precedente, abbandonando così lo schema tradizionale strofa-ritornello-strofa. .

Viva la vida di Frida Khalo

Nel 2007 Chris Martin si trovava in tour in Messico con i Coldplay e decise così di visitare la Casa Azul, la casa-museo della pittrice messicana Frida Kahlo. Per la prima volta vide l’opera Viva la Vida e se ne innamorò tanto da renderle omaggio realizzando uno dei più grandi successi della band britannica

Casa di Frida a Città del Messico – foto di travelquotidiano.com

L’opera Viva la vida è stata realizzata dalla pittrice otto mesi prima di morire, il 13 luglio del 1954, all’età di 47 anni a Città del Messico. Da molti critici è stato definito un testamento spirituale nel quale è raffigurata una natura morta che rappresenta delle angurie. A differenza dei testamenti spirituali di altri artisti questo presenta un doppio significato. Infatti l’opera simboleggia, da un lato, la gioia di vivere e la forza di vivere di una donna, che nonostante una vita travagliata, non si è mai arresa. Dall’altro è anche un grido di dolore, la consapevolezza di ciò che lei sta lasciando a causa della morte. 

Viva la vida- foto di it.wahooart.com

Il frontman ha affermato di essere rimasto colpito dall’audacia con cui Frida ha affrontato la serie di sfortunati eventi che hanno caratterizzato la sua esistenza. Fin da bambina Frida è stata messa alla prova. Appena all’età di sei anni si ammala di poliomielite, riesce a guarire, ma nonostante questo resterà claudicante. A 18 anni subisce un terribile incidente in tram e per questo dovrà essere sottoposta a circa 30 interventi chirurgici. Rimase per tanto tempo a riposo forzato e fu costretta ad indossare busti ingessati

Frida che dipinge il suo busto – foto di noigiovani.it

Costretta a fissare costantemente il soffitto decise di iniziare a dipingere sui suoi busti e poi, facendo installare uno specchio sul soffitto del letto a baldacchino, la propria figura che vedeva riflessa. É, infatti, per questo motivo che nella sua collezione sono presenti moltissimi autoritratti. 

Autoritratto di Frida – foto di analisidellopera.it

Nello stesso periodo inizia ad avvicinarsi alla politica e sopratutto al comunismo. Quando riprende a camminare conosce Diego Rivera, noto pittore dell’epoca, che rimarrà affascinato dallo stile di Frida tanto da inserirla nella scena politica e culturale messicana.

Successivamente lo sposerà andando incontro ad una relazione travagliata in cui verrà più volte tradita dal marito. Anche lei ebbe numerosi amanti tra i più noti il rivoluzionario Lev Trockij, il poeta Andrè Breton e la fotografa italiana Tina Modotti

Uno dei dolori più grandi di Frida sarà legato alla maternità e al fatto di non essere riuscita ad avere dei figli. È per questo motivo che in molte opere affronta il tema dell’aborto spontaneo.

Nel 53 si ammalò gravemente e morì l’anno dopo, scrivendo nel diario le sue ultime celebri parole

Spero che l’uscita sia gioiosa e spero di non tornare mai più

Con questa frase Frida lascia intendere che la morte è l’unica via uscita per porre fine alla sofferenza della vita. Avendo avuto un’esistenza dolorosa, la pittrice messicana non può che vedere la morte come qualcosa di gioioso

Frida – foto di vogue.it

La Libertà che guida il popolo di Eugène Delacroix

La Libertà che guida il popolo è il primo quadro politico nella storia della pittura moderna. É stato realizzato dal pittore francese Eugène Delacroix nel 1830 ed è oggi conservata al museo del Louvre a Parigi. L’opera rappresenta tutte le classi sociali in lotta contro il l’oppressore guidate dalla Libertà, una personificazione della Francia

Secondo il pittore, il popolo francese è in grado di diventare protagonista della storia. Vuole dimostrare che la pittura non si popola più esclusivamente di figure eroiche e allegoriche legate alla mitologia classica ma anche di operai, manovali, artigiani e bambini. 

La Libertà che guida il popolo – foto di arteworld.it

Delacroix prende ispirazione dagli episodi delle Tre Gloriose Giornate, dal 27 al 29 luglio 1830, in cui i parigini alzarono le barricate contro la politica autoritaria del re di Francia, Carlo X di Borbone. Il sovrano emanò una serie di decreti farevoli all’aristocrazia terriera e alla reintroduzione della censura

Delacroix era solito prendere ispirazione dai fatti di cronaca nella realizzazione delle sue opere, proprio come il pittore francese Gericault che realizzò nel 1818, l’opera La Zattera della Medusa

La Libertà, protagonista dell’opera, anche chiamata Marianne (rappresentazione nazionale allegorica della Repubblica francese), sventola con la mano destra il Tricolore della nazione richiamando con evidenza i valori della rivoluzione del 1789. Nella mano sinistra impugna una baionetta per far intendere la sua diretta partecipazione alla battaglia. Indossa il berretto frigio, simbolo della Repubblica, e abiti contemporanei. Il seno scoperto e la peluria, che rendono molto realistica la figura, destarono molto scalpore nei contemporanei dell’epoca, non abituati ad un tipo di rappresentazione che si avvicinasse al reale.

La Libertà – foto di wikiwand.com

L’opera è stata scelta dalla band proprio per i temi affrontanti di libertà, anti-autoritarismo, ribellione che sono trattati anche nell’album. La protagonista è intesa all’interno del disco come personificazione della musica. Quest’ultima, come ogni forma d’arte che si rispetti, assume ruoli importanti all’interno della società. In questo caso la musica può assumere un significato politico ed essere interpretata sia come una via di fuga dalla guerra ma anche un modo per ribellarsi ad un regime politico che non è accettato dal popolo. 

L’opera ha assunto nella storia un ruolo di testimonianza importantissimo ed è stata scelta anche come immagine-simbolo della contestazione studentesca francese nel 1968, in particolare, in rappresentanza del movimento dei diritti delle donne.

Manifesto del Maggio Francese – foto di topipittori.it

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Autore: Giulia Demuro

Ascolta la musica da quando era nella pancia della mamma ed è abbonata a Spotify dal 7 maggio 2002. Negli ultimi anni si appassiona, grazie al padre, alla musica in vinile. Studia Discipline dello Spettacolo e della Comunicazione presso l’università di Pisa.

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