Rad(y)oSex 2.0: aborto e libertà, cosa sta succedendo?

Prima di iniziare l’articolo, vorrei porre un breve disclaimer: il tema dell’aborto è un argomento delicato e difficile da trattare, soprattutto per la grande varietà di ideologie che lo riguardano. Cercherò di trattare le tematiche nel modo più delicato possibile, non volevo accusare nessuno con le mie affermazioni né delineare un’etica giusta o sbagliata.

Dunque, bentornati nella rubrica sul sesso di RadioEco!

Oggi parleremo di cosa sta succedendo a un diritto molto importante per le donne del mondo: l’aborto.

Per una spiegazione dettagliata della storia, delle tipologie e delle metodologie, vi rimando all’articolo pubblicato nella prima edizione di questa rubrica: https://radio-eco.it/public_html/index.php/2020/06/24/aborto/

Piccola introduzione

Una questione fondamentale, è quella di specificare cosa effettivamente è l’aborto. Per aborto intendiamo l’interruzione della gravidanza nel periodo in cui il feto non può vivere fuori dall’utero materno, e può essere di varia natura (spontaneo, programmato, patologico).

L’aborto non è rilegato soltanto alla sfera della decisione della madre o di entrambi i genitori ma può accadere che la perdita del feto avvenga per complicanze patologiche legate alla gravidanza stessa.

Già con quest’ultima distinzione possiamo vedere quanto il panorama sia ampio e di conseguenza come una regolamentazione giuridica possa essere incapace a ricoprirlo.

Non soltanto parliamo di regolamentazione giuridica, ma anche etica. Le questioni etiche dovrebbero così esaminare ogni caso singolo, le conseguenze e le decisioni attorno ad essi.

Aborto: le ultime novità.

Ma adesso vediamo le ultime novità riguardanti l’aborto nel mondo:

Il punto focale di questi articoli e di ciò che raccontano, va oltre l’applicazione delle leggi e dei provvedimenti in sé, ma quanto più sulla loro natura: quella di limitare l’aborto.

Libertà, per chi?

Il problema principale su cui l’aborto sviluppa la sua esistenza e le sue problematiche, riguarda proprio l’etica della sua attuazione.

Soprattutto riguardo la condizione del feto, entro i tre mesi dal suo concepimento. In primis la religione cristiana e molti scienziati, considerano l’embrione formatosi come un vero e proprio essere vivente, al pari di una persona già sviluppata.

Si è coniato il termine “pre-embrione” per definire lo stato del feto dal momento della sua fecondazione fino al quattordicesimo giorno. Tuttavia risulta poco utile nel tema dell’aborto in linea generale, in quanto molte donne se ne accorgono dopo diverse settimane.

A livello filosofico, sono molte le considerazioni riguardo lo status di persona, fondamentale per la dialogica sull’aborto: per alcuni studiosi l’embrione può essere considerato già una persona, mentre per altri viene considerato come il prodotto biologico del concepimento.

Nel campo medico abbiamo un punto fermo: l’embrione deve essere considerato vita umana nel momento in cui comincia a svilupparsi il sistema nervoso, e porta il feto a provare sensazioni come il dolore. E ciò avviene attorno al 3° mese di gravidanza.

A questo punto entra in gioco la “speranza per un embrione di essere una persona” e ciò che riguarda il tema della possibilità.

Il problema principale che si presenta riguarda proprio l’insussistenza di queste nozioni a livello giuridico e scientifico: leggi e studi scientifici non possono basarsi sui concetti di speranza e di potenzialità.

La diatriba riguardo l’aborto, alla luce delle acquisizioni e degli avvenimenti degli ultimi decenni, ha raggiunto apici di irragionevolezza e inconsistenza.

Ciò che le leggi sopra elencante, insieme a molte altre, vanno a minare è proprio il diritto e la libertà di scelta della madre. Per alcune donne il parto e la nascita di un figlio possono essere un evento traumatico, psicologicamente e fisicamente.

Creare dei fondi per aiutare le donne che intendono abortire non è la soluzione, e talvolta, nemmeno un aiuto.

I vari sviluppi giuridici contro l’aborto ci fanno retrocedere di anni luce nel campo delle conquiste femministe. La possibilità infondata scientificamente del poter divenire, non può essere sbarrante per una persona che esiste e che sicuramente diverrà. E queste sono le somme di molti scienziati e dottori.

A livello giuridico, almeno negli stati che si dichiarano laici, il basare le proprie leggi – di fatto limitanti per l’attuazione della libertà personale – su concetti religiosi e metafisici, va contro le basi canoniche del diritto stesso.

In questo modo, anche l’utilizzo di contraccettivi (come il “semplice” preservativo) dovrebbe essere considerato come un attentato a una ipotetica vita, in quanto ne impedisce il concepimento stesso.

Dovendo creare una dottrina giuridica, è necessario basarsi sulla libertà della persona e sul reale e di riuscire a garantire una scelta, senza ritorsioni a livello morale dall’esterno.

Ciò che si presenta problematico a livello giuridico, rigurada infatti l’eterogenietà delle situazioni in cui una donna che vuole abortire si trova: come risultato di una violenza, per l’impossibilità economica, problematiche mediche, il momento sbagliato, ecc…

Non può esistere una legge che vieta l’aborto, perché questo non è la causa, bensì il risultato. È possibile agire sulle cause antecedenti all’avvenimento di questa decisione, ma anche in quel caso è comunque la donna che ha il diritto della scelta ultima.

Come agire sul prima?

Ci sono situazioni molto eterogenee tra loro, per cui la soluzione sarebbe quella di atturare un progressivo cambiamento nell’educazione sociale.

Queste sono alcune delle possibilità materiali, ma è necessario agire anche sul modo di pensare dell’intera società. Abbiamo bisogno di una società che si basi su considerazioni scientifiche e mediche, dopo che sulle libertà personali. Come ottenerla?

  • È necessario formare i ragazzi all’educazione sessuale, che non deve essere considerata un tabù. È doveroso che i ragazzi arrivino nell’età adolescenziale con una concezione – almeno basilare- riguardante la sicurezza in campo sessuale. Sia per prevenire gravidanze indesiderate ma soprattutto il contagio da malattie sessualmente trasmissibili.
  • È necessario educare una società senza violenze. Spesso, molte vittime di stupro si ritrovano in una gravidanza indesiderata, e scelgono di abortire. Garantire la possibilità di interruzione della gravidanza è necessario, come lo è educare i ragazzi al non commettere alcun tipo di violenza sessuale.
  • Rendere accessibili ad ognuno i dispositivi di contraccezione.
  • Garantire visite ginecologiche e andrologiche a qualsiasi cittadino, tempestive e affidabili
  • Garantire il diritto all’aborto. Lasciare che sia la donna, in base alle sue convinzioni morali e religiose, a decidere se usufruirne o meno.

In ultimo, ma non per importanza, è necessario sottolineare come la legalizzazione e la disponibilità dell’interruzione di gravidanza, porterà anche ad una diminuzione degli aborti clandestini.

Questi terminano spesso con la morte della donna, dovuta a complicanze durante la procedura o dopo di essa.

Autrice: Michela Berti

Ho vent’anni ma sento di essere rimasta ferma ai miei amati 18. Matricola sia di Radio Eco che dell’Unipi, sono innamorata dell’arte e della scrittura, potreste chiudermi in un museo e non vedermi più uscire. Parlo di qualsiasi cosa, anche se cerco sempre una scusa per nominare Alberto Angela o i miei fervidi ideali femministi. Vorrei fare la scrittrice, ma anche la giornalista, e la divulgatrice, o la direttrice di un museo, e tante altre cose.

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