Cinema Sonoro: Marie Antoinette di Sofia Coppola

Oggi la rubrica di RadioEco Cinema Sonoro, a cui un po’ piace fare avanti e indietro tra le epoche attraverso film che superano le barriere temporali, analizza la soundtrack di Marie Antoinette di Sofia Coppola.

Credits: sonypictures.com
  1. Marie Antoinette non è un film storico, ma qualcosa di più
  2. La soundtrack: tra Pop, Indie e musica classica
  3. I brani

Marie Antoinette non è un film storico, ma qualcosa di più

Nel 2007 Sofia Coppola, regista statunitense che mette in precedenza la firma su pellicole come Il giardino delle vergini suicide e Lost in Translation – per cui si aggiudica l’oscar come miglior sceneggiatura originale – decide di portare sul grande schermo la storia della regina di Francia di fine diciottesimo secolo rimasta nella storia per la sua controversa immagine di donna affascinante e a tratti disinteressata e superficiale, Maria Antonietta.

Ritratto di Maria Antonietta, 1769.
Credits: Wikipedia

La Coppola però non realizza un classico film storico sul personaggio, ma procede con una modernizzazione dello stesso, tramite costumi, fotografia e soprattutto colonna sonora. Difatti il film, che effettivamente tratta la vita della monarca dal suo arrivo in terra francese fino ai giorni prima della sua morte, lo fa in una modalità più fresca e attuale, adottando una chiave narrativa puramente Pop. Per fare questo il film parte proprio dalla musica.


La soundtrack: tra Pop, Indie e musica classica

Curata dal compositore, musicista e produttore Brian Reitzell, la soundtrack di Marie Antoinette risulta fondamentale nel dare l’identità Pop caratteristica che viene riconosciuta alla pellicola.

Per farlo, Reitzell decide di mettere in contrapposizione brani anni Ottanta ed Indie contemporanei, ad altri classici eseguiti principalmente con archi, pianoforte o canti lirici.

Ma perché questa scelta audace? La regina Maria Antonietta era, ed è tutt’ora, una vera e propria icona pop, nel reale significato del termine. La sua popolarità ha sempre trovato casa nell’originalità che ha permeato il suo stile, la sua sessualità e il suo modo di fare, così attuali da non poter essere rappresentati se non dalla musica pop e indipendente dei giorni nostri. 

Credits: mymovies.it

La figura di Maria Antonietta però, così sfaccettata e complessa grazie alla sua intelligenza e perspicacia, trova rappresentazione anche nella musica classica, ed è proprio qui che risiede il motivo dell’ambivalenza della colonna sonora. I momenti più riflessivi in cui la regina è sola con i suoi pensieri, sono appoggiati da pezzi più classici; le scene di separazione dall’Austria, quelle di esplorazione della reggia di Versailles, la separazione dal suo amante, i momenti di dolore per la morte prematura di uno dei suoi figli, trovano tutte espressione nelle note antiche e classiche di brani che in parte appartengono all’epoca rappresentata, ad esempio con Vivaldi, mentre in parte sono realizzati da compositori contemporanei.


I brani

La ripartizione delle due condizioni operata dalla musica in Marie Antoinette, quella spensierata e festaiola e quella riflessiva, è ben distinguibile per tutta la durata del film e aiuta ad entrare in contatto con i momenti che il personaggio di Maria Antonietta vive.

Per quanto riguarda la componente classica, sentiamo già nei primi minuti del film Concerto in G op. 51 n.4 Alla rustica di Antonio Vivaldi accompagnare il susseguirsi della routine del palazzo, spesso stravagante agli occhi dello spettatore e della stessa giovane Maria Antonietta agli albori della sua unione con Luigi XVI. I momenti di ozio vengono invece scanditi spesso da strumenti a corda o da pezzi di opera lirica.

D’altra parte, in antitesi, ma allo stesso tempo in una insolita continuità alle note di Vivaldi, sentiamo I Want Candy, brano del 2007 degli Bow Wow Wow, che non stona con le ambientazioni sfarzose francesi di fine Settecento, ma anzi, descrive con ancora più incisività l’elemento preponderante dell’eccessivo. Questo non solo si traduce in un susseguirsi di stoffe, scarpe, gioielli e dolci, ma lo si trova anche nelle note di batteria, chitarra elettrica e nelle parole che urlano a gran voce un volere sempre più incalzante di tutto ciò che è possibile possedere, con leggerezza e un po’ di superficialità.

Credits: mymovies.it

La musica anni Ottanta è possibile scorgerla invece con Hong Kong Garden e Ceremony, singoli post-punk rispettivamente degli Siouxsie and the Banshees e dei New Order. Queste canzoni, insieme ad alcuni pezzi dei The Cure e con What Ever Happend? dei The Strokes, fanno ballare Maria Antonietta durante quelle feste che terminano solo con le prime luci dell’alba. Queste note elettroniche e progressiste sostengono una gioventù regale che rimane però così attuale e intramontabile nella sua voglia di divertimento e spensieratezza.

Credits: Film 4 Life

La rottura che segna il declino della vita della monarca avviene invece con un pezzo in particolare, che tocca corde profonde nell’ascoltatore riflettendo incredibilmente bene la sofferenza di una donna che si separa da colui che l’ha fatta innamorare e sentire desiderata. Lo struggimento della protagonista viene rappresentato con le delicate note suonate al pianoforte di Avril 14th, brano del 2001 realizzato dal compositore Aphex Twin. Questo pezzo accompagna le immagini di Maria Antonietta che guarda il suo amante andarsene in guerra in sella al suo cavallo, e poi camminare prima con i suoi figli e poi da sola tra i prati dei giardini di Versailles, trascinando il suo regale dolore.

Credits: IMDb

Da questo momento in poi, in parallelo con gli avvenimenti della vita della regina – la morte del figlio e poi la presa della Bastiglia, l’inizio della Rivoluzione francese e la fuga da Versailles – le feste e lo sfarzo insieme al pop e all’indie terminano per lasciare spazio ai soli suoni strumentali, che accompagnano gli istanti drammatici in cui la regina si dirige verso la sua inesorabile sorte che ha fatto la storia.


Per ascoltare tutta la soundtrack, ecco il link diretto alla playlist di Spotify qui. Sotto la lista completa delle canzoni, citate e non:

  1. Hong Kong Garden – Siouxsie & The Banshees
  2. Aphrodisiac – Bow Wow Wow
  3. What Ever Happened? – The Strokes
  4. Pulling Our Weight – The Radio Dept.
  5. Ceremony – New Order
  6. Natural’s Not in It – Gang of Four
  7. I Want Candy (Kevin Shields Remix) – Bow Wow Wow
  8. Kings of the Wild Frontier – Adam & the Ants
  9. Concerto in G op. 51 n.4 Alla rustica – Antonio Vivaldi / Reitzell
  10. The Melody of a Fallen Tree – Windsor for the Derby
  11. I Don’t Like It Like This – The Radio Dept.
  12. Plainsong – The Cure
  13. Intro Versailles – Reitzell / Beggs
  14. Jynweythek Ylow – Aphex Twin
  15. Opus 17 – Dustin O’Halloran
  16. Il Secondo Giorno (Instrumental) – AIR
  17. Keen On Boys – The Radio Dept.
  18. Opus 23 – Dustin O’Halloran
  19. Les Barricades Mystérieuses – François Couperin / Reitzell
  20. Fools Rush In (Kevin Shields Remix) – Bow Wow Wow
  21. Avril 14th” – Aphex Twin
  22. K. 213 – Domenico Scarlatti / Reitzell
  23. Tommib Help Buss – Squarepusher
  24. Tristes Apprêts, Pâles Flambeaux – Jean Philippe Rameau / William Christie
  25. Opus 36 – Dustin O’Halloran
  26. All Cats Are Grey – The Cure

Autore: Matilde Loni

Nata accanto alla torre pendente nel 1997, Matilde da ex pallavolista approda alla tastiera del pc per scrivere della sua grande passione: l’arte in tutte le sue declinazioni. Studentessa di Psicologia Clinica e novizia di RadioEco, puoi trovarla su Instagram come @matilde.loni.

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