Rumours – Charlotte Gainsbourg e le declinazioni del suo Rest

Charlotte Gainsbourg
Copertina dell’album Rest

Serata fuori, la tua amica è automunita e ti riporta a casa. Magari la macchina su cui viaggiate è una simpatica 500 rossa e magari alla radio becchi pure una bella playlist. Quella volta è toccato a Rest, quinto album dell’attrice (ma anche cantante, no?) franco-britannica Charlotte Gainsbourg che mi ha accompagnata nel tragitto di ritorno e mi ha fatto pensare di sfuggita a una Carla Bruni che canta la sua Quelqu’un M’a Dit su basi elettroniche, anziché con la chitarra.

Family Tree

In Rest, pubblicato nel 2017 per Because Music e fino ad ora ultimo album dell’attrice-cantante, la Gainsbourg sembra la sorella scomposta della Bruni, a cui non importa cantare in una sola lingua. Il disco, infatti, è un intreccio di francese e inglese, lingue che si rincorrono a rivendicare una necessità di espressione mai univoca, come lo stesso percorso dell’attrice rivela.

A qualcuno, infatti, doveva pur assomigliare. È figlia di Jane Birkin, icona senza tempo dalla filmografia infinita e cantante assieme al padre di Charlotte, Serge Gainsbourg, cantautore, attore e regista che partecipa alla realizzazione di diversi album della compagna. Tutti ricorderanno Je t’aime…moi non plus, singolo del 1969 tanto discusso per i toni ammiccanti che fanno intrecciare i sospiri dei due artisti.

Tutto il resto prima di Rest

Una famiglia impegnata da cui una giovanissima Gainsbourg muove i primi passi nel mondo dello spettacolo. La recitazione e la musica iniziano in contemporanea, nel 1984, quando la ragazza, tredicenne, debutta al cinema e partecipa alla realizzazione di Love on the Beat, disco del padre che collabora con lei anche per il suo primo album da solista, nel mondo musicale due anni più tardi.

Si tratta di Charlotte for Ever, nove tracce quasi tutte scritte dal padre fra cui Lemon Incest (anche bonus track di Love on the Beat). Il duetto richiama al film, omonimo del disco, in cui Serge Gainsbourg, qui attore e regista, inscena la storia di un vedovo con problemi di alcol e dall’ambiguo rapporto con la figlia, interpretata da Charlotte stessa.

Charlotte Gainsbourg
Charlotte Gainsbourg e il padre Serge in Charlotte Forever – Credits: IMDb.com

Seppur di fronte allo choc di pubblico e critica che vede un film in cui padre e figlia sembrano interpretare loro stessi, l’attrice-cantante smentirà sempre il ruolo di lolita che per molti avrebbe ricoperto anche nella realtà, e inizia a far diventare la sua filmografia chilometrica, come quella della madre.

L’album successivo arriva vent’anni dopo, nel 2006, a cui seguiranno altri due prima di Rest. È a partire dal secondogenito, 5:55, che la Gainsbourg inizia a sperimentare la scrittura incrociata di inglese e francese. Dopo IRM e Stage Whisper che corrispondono agli anni come musa di Lars von Trier per la trilogia Antichrist, Melancholia, Nynphomaniac Vol. I e II, le sonorità si fanno via via più elettroniche e si arriva a Rest, creatura bifronte, il cui titolo assume due significati a seconda che sia tradotto in inglese oppure in francese.

Riposa o rimani

Se gli album precedenti escono a pochi anni di distanza gli uni dagli altri, Rest ha bisogno di una gestazione più lunga e arriva nel 2017. Punteggiato da collaborazioni prestigiose (tipo il più famoso dei Paul) è figlio di un dolore. Nell’inverno del 2013, Charlotte perde la sorella Kate Barry e, quattro anni dopo, arriva una traccia che è pietra solida di quella ferita.

Charlotte Gainsbourg
Charlotte Gainsbourg fotografata dalla sorella Kate – Credits: Vogue.fr

Kate è il terzo singolo dell’album ed è una delle poche tracce scritte interamente in francese, come ad indicare la lingua più confortevole, quella più familiare per parlare di ciò che sconvolge intimamente. La scelta della lingua la riconnette immediatamente a Parigi, città che aveva lasciato per trasferirsi a New York, dopo la morte della sorella. Il francese sussurrato dice poco e si fa permeare da un suono ben ritmato, ma senza troppe variazioni, che mette d’accordo l’accettazione e l’inaccettabile. La musica si libera soprattutto nella parte finale dopo semplici frasi che sono ritagli di ricordi:

Crois-tu qu’on se ressemble?
On d’vait vieillir ensemble, notre monde imparfait
Imparfait

Pensi che ci assomigliamo?

Stavamo per invecchiare insieme, il nostro mondo imperfetto

Imperfetto

Il mondo è imperfetto e forse per affrontarlo è necessaria un’ingenua rassegnazione, come suggerisce il primo brano del disco, Ring a Ring o’ Roses il cui ritornello è esattamente la versione inglese della popolarissima filastrocca Girotondo. La Gainsbourg canta in modo candido la circolarità e la fatalità del mondo con cui siamo costretti a cadere se dovesse finire, ma in fondo è come se cascassimo semplicemente sul pavimento, come quando i bambini mimano la filastrocca.

Il videoclip della canzone è girato dalla cantante stessa che dimostra la genetica attitudine multitasking. Lo stesso destino tocca ad altre tracce del disco, fra cui Deadly Valentine. Se nella first track veniva ripreso il motivetto di Girotondo, qui, strofe e ritornello, sono la formula canonica del rito matrimoniale. L’attrice, che mai si è sposata, ma da trent’anni condivide la sua vita col regista Yvan Attal, condensa nel videoclip la storia di due ragazzini che diventano adulti e sono sempre vestiti da cerimonia. Prigione o armonioso destino? A voi la scelta.

Rest prosegue con I’m a lie, da ascoltare perché diverte soprattutto la melodia iniziale. Saranno fantasticherie personali, ma l’intro ricorda un po’ Un mondo d’amore di Gianni Morandi che è onnipresente ancora prima della sua In ginocchio da te per Parasite. O forse è l’effetto Sanremo su di me? Ascoltare per credere.

Verso la metà dell’album arrivano alcuni special guest.

La title track è stata realizzata con la collaborazione di Guy-Manuel de Homen-Christo cofondatore dei Daft Punk. La successiva Sylvia Says prende qualche verso della poetessa statunitense Sylvia Plath. In Songbird in a Cage la penna è di Paul McCartney che lascia lavorare sul pezzo la Gainsbourg e il musicista electro SebastiAn.

Degno di nota è il singolo che chiude l’album. Les Oxalis, interamente in francese, ritorna inevitabilmente alla sorella Kate e chiude il girotondo iniziale raccontando una visita alla tomba da parte della cantante.

Anche se il sound talvolta si ripete, la sperimentazione continua è trascinante e vale la pena ascoltare Rest da capo a piedi per decidere se leggerlo in inglese o in francese.

Family Tree pt.2

Charlotte Gainsbourg sembra non fermarsi mai. Les Choses Humanes è stato presentato fuori concorso alla 78esima Mostra del Cinema di Venezia ed è presente tutta la famiglia: papà alla regia e Charlotte e il figlio Ben alla recitazione. Nel frattempo, l’attrice-cantante sta per diventare anche regista con l’opera prima Jane by Charlotte, un film sulla madre che uscirà nei cinema quest’anno. Ma la musica? Forse ci farà attendere ancora qualche anno.

*Indizio per il prossimo album: ha duettato con Frah


Autore: Marika Zandanel

Ascolta un po’ di musica e le piace andare al cinema. Studentessa al corso magistrale di Filosofia e forme del sapere dell’Università di Pisa.

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