Eco di Libri – Consiglio di lettura: “Le interviste impossibili”

In un Aldilà vuoto, ben lontano dalla concezione cristiana dualistica con inferno e paradiso, una figura si aggira, alla ricerca di defunti illustri da… coinvolgere in delle interviste.

Inizia così il libro di Giorgio Manganelli, Le interviste impossibili, un curioso esperimento narrativo. Pubblicato postumo nel ‘97, derivante da una vecchia serie radiofonica nella quale importanti scrittori italiani (nomi del calibro di Italo Calvino e Umberto Eco) si cimentavano nello scrivere queste interviste immaginarie.

Nell’opera di Manganelli abbiamo 12 personaggi storici che ci narrano le loro vite, segnate dal conflitto tra reale e immaginario, mondo interiore e mondo esteriore.

Così come il luogo dove si trovano, anche loro sono ombre sfuggevoli bloccate a metà tra la storia e la fantasia, eternamente private di quella possibilità di riscatto che solo ai vivi spetta.

Anche le figure più insospettabili hanno molto da dire nelle proprie interviste, e in questo libro l’autore si è davvero sbizzarrito!

Non ci si presenteranno i Giulio Cesare, i Napoleone o gli Albert Einstein della storia, ma figure meno note, e per questo mi sento di dire più fresche e originali, non ancora toccate dalle penne di innumerevoli altri autori.

Con una mimica perfetta Manganelli ci sa restituire il linguaggio, le espressioni e il carattere di queste persone, rivelandocele come fragili figure umane.

Viene decostruita quella superficie di leggenda e splendore che troppo spesso avvolge i personaggi storici, facendoci dimenticare la loro innata umanità.

Con un ventaglio così ampio di personaggi non si incorre fortunatamente nel ripetersi di temi o dialoghi, anche perché in un testo del genere i caratteri unici e ben definiti ne costituiscono la parte essenziale. A tutti vengono conferiti dettagli e caratteristiche che li rendono unici e inimitabili mentre ci narrano le proprie esistenze.

A mio parere solo un paio di personaggi risultano effettivamente malriusciti, poiché nel loro caso l’autore ha seguito una pista diversa dai precedenti, dimenticando la propria inventiva e buttandosi sul sicuro scegliendo l’interpretazione più banale possibile per queste figure.

Altro punto possibilmente critico, nel testo sono presenti riferimenti storici. Non serve avere conoscenza enciclopedica dei personaggi, di quello che hanno scritto, o dei contesti in cui hanno vissuto, ma se si possiede, la comprensione risulterà più immediata.

Insomma, sia da storici che da “profani” della materia, la lettura saprà coinvolgere.

E’ proprio l’appagamento della scoperta a portare avanti il lettore.

Quest’opera rende possibile la riscoperta di figure già note le cui profondità insondate sono rese visibili dalla magia della narrazione.

In breve tempo ciascuno degli intervistati saprà emergere dalla sagoma stretta e asfissiante di chi erano in vita, per emergere in tutta la loro unicità.

In definitiva, un libro decisamente consigliato, specie se amate (come il sottoscritto) la storia e le leggende, che qui si mescolano generando un’atmosfera surreale e a tratti macabra. Un testo particolare se volete divertirvi per un pomeriggio con qualcosa di insolito, una lettura sui generis in cui la psicanalisi è la vera protagonista, e che ci insegna come anche i morti abbiano sempre qualcosa da raccontare.


Davide Melai – Del ’98, studente di storia moderna e contemporanea e avido consumatore di narrazioni, storie, in qualunque forma mediatica. Qualche volta passa dalla passività all’azione, cercando di buttar giù due righe su argomenti che lo interessano, se la pigrizia non soprassiede. Così come nella lettura, anche nella vita ama esplorare le profondità dell’animo umano, magari davanti a qualche dolcetto in buona compagnia. Da quest’anno sono su RadioEco e per ogni esigenza, ecco il mio instagram.

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