#3 L’Eco della settimana: L’estetica dei Parcels

Siamo giunti al terzo appuntamento de L’Eco della settimana. La rubrica musicale che si prende il suo tempo e vi racconta un album, una canzone o un artista che ci ha particolarmente colpito. Oggi è il turno dei Parcels, la giovane band Australiana che ha impressionato persino i Daft Punk.

Terza settimana e terzo articolo della nostra redazione musicale. Oggi, dopo che nelle precedenti settimane abbiamo approfondito un album e un singolo, volevamo approfondire una band emergente che nei pochi anni di attività ha già conquistato l’ammirazione dei Daft Punk, sto parlando dei Parcels.

Parcels: foto della band

Chi sono i Parcels?

Formatisi nel 2014 i Parcels sono un quintetto Australiano, che da poco ha deciso di lavorare in pianta stabile a Berlino, una delle capitali mondiali della musica. Odio etichettare una band con un genere ma è innegabile che già ad un primo ascolto si possono percepire tutte le influenze che i 5 ragazzi Byron Bay hanno voluto inserire nei loro progetti: Dalle chitarre Fender molto funky, al sapiente uso del falsetto la band pare aver fermato il tempo con estetica prettamente anni 60/70.

“Blessati” dai Daft Punk

Quando suoni solamente da pochi anni e stai cercando il successo, poche cose ti fanno capire che ce la stai realmente facendo. Una chiamata da un produttore famoso, un’ottima recensione su un sito specializzato, un contratto con una casa discografica promettente, i Parcels però hanno fatto Jackpot: Al termine di un concerto Parigino l’ormai ex duo Francese non solo si complimentò con loro ma li invitò anche nel loro studio per una “sessione creativa”. Nessuna aspettativa, ma da li nacque Overnight, il primo singolo dei Parcels e quello che sarà poi l’ultimo lavoro dei Daft Punk prima del ritiro dello scorso anno.

Overnight aprirà le strade alla band, ormai Berlinese, e li porterà a produrre il loro primo self-titled album Parcels e a firmare con la casa discografica e Maison di moda Kitsuné

L’estetica dei Parcels

Ovviamente non potevo non mostrare il lavoro fatto con i font dei singoli – Trovate il moodboard ufficiale su Behance

Ormai i miei pochi lettori (ciao mamma) lo sanno, quando si parla di un prodotto commerciale o un progetto artistico mi piace parlare di tutto il lato estetico che c’è dietro al prodotto finale. Non a caso quando vi parlammo delle nostre prime impressioni sulle console next gen vi feci un pippone atomico sulle scelte stilistiche dei Microsoft e sul perchè fosse una scelta estremamente azzeccata.

Ok ma in tutto ciò cosa c’entrano i Parcels?

Sui gusti musicali non si discute, viva la soggettività e va bene così, ma sull’estetica di un progetto artistico bisogna rimanere oggettivi. È evidente che la band Australiana sin dagli esordi, oltre che con la musica, volesse comunicare anche con il proprio atteggiamento e con le loro copertine degli album un senso di ricerca per il “Vintage” che non è mai stato cosi moderno e attuale.

La consacrazione poi arriva con la firma della casa discografica Francese Kitsunè. Oltre alla direzione musicale, Kitsunè, si occuperà anche di tutta la parte dell’abbigliamento della band rendendoli non solo un prodotto musicale ma un progetto a 360 gradi (ma di questo ne parleremo meglio dopo).

Il loro modo di comunicare sui social ricorda quello di una rivista di moda, ancora legata alla Nouvelle Vague Francese dello scorso secolo e questo contrasto tra la modernità dei loro pezzi e l’antico rende estremamente affascinante tutto il contesto.

Cosa ne pensa Irene di Fashion Riot

Non è un caso che i Parcels abbiano firmato un contratto con Kitsune: il nome della casa discografica, e maison di moda, che traccia una linea fra Parigi e Tokyo, prende il nome dal termine giapponese “volpe”, un animale tradizionalmente simbolo di poliedricità. E loro lo sono: musica contemporanea, fra funky ed elettronica, ma tuffi nel passato con un’estetica vintage che li contraddistingue e rende iconici.

Allora via a giacche in tweed abbinate a dolcevita e pantaloni a zampa, piccoli occhiali da sole e capelli alla George Harrison e Jim Morrison, che ci ricordano i mitici anni ’70, ma anche denim jackets, o bomber, insieme a camice a fiori anni ’80, piuttosto che t-shirt con righe e stampe, e skinny jeans, che tanto ci riportano all’amato indie anni 2000 (sì, proprio quando Alexa Chung stava ancora insieme ad Alex Turner e gli Strokes non erano un lontano miraggio…Feel old yet?).

Potete immergervi in mercatini dell’usato e vecchie glorie nell’armadio dei vostri genitori per sentirvi Parcels per un giorno!

Parcels: Icone di stile

L’ultimo album Day/Night

Il loro ultimo lavoro risale allo scorso anno con Day/Night. Un album molto consistente dalla durata di ben un’ora e venti minuti , un doppio album che come ci suggerisce il nome presenta molti contrasti all’interno. Frutto di un lavoro durato quasi tutto il 2020, in una zona isolata dell’Australia, Day/Night non rinuncia alle peculiarità Pop che ci avevano abituato i 5 ragazzi “Aussie“. Infatti i singoli come Free Comingback e Somethinggreater ci mostrano addirittura una netta evoluzione rispetto al passato.

The day and night set the scene for us throughout the process. The natural physicality of it. The complex simplicity we experienced as we watched the Australian nature ebb and flow with the sun and the moon. The rapid smoky cycles that rocket a city towards ever-increasing productivity. 

Patrick Hetherington – Parcels

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Autore: Walter Giovanni Grillo

Amo raccontare la vita di tutti i giorni dal mio punto di vista, studio comunicazione all’Università di Pisa. Direttore di Radioeco dal 2021. Conduttore di Eravamo 4 amici al VAR e Tech.Eco 

@babywallezz

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