Eco di libri: 5 biofiction da non perdere

La biofiction è una forma narrativa in cui elementi referenziali e verificabili, riferiti a personaggi esistenti, si mescolano a dati più o meno inventati. In questo articolo ho deciso di prendere in considerazione sia testi in cui il protagonista è l’autore stesso – propriamente chiamati autofiction – sia testi che parlano di persone realmente esistenti, ma diverse dall’autore. Come si intuisce già dal nome, la biofiction è una forma che nasce dalla biografia, ma a differenza di questa non è vincolata a dire solo la verità documentaria: per questa ragione è una forma narrativa molto più affine al romanzo. I meccanismi romanzeschi della biofiction non riguardano solo l’invenzione di fatti mai avvenuti, ma anche alcuni espedienti narrativi che un testo biografico tradizionale non può accogliere, come la penetrazione psichica dei personaggi o il riportare discorsi in forma diretta quando non ci sono documenti che li testimoniano. Nell’articolo vado quindi a presentare cinque biofiction che costituiscono altrettanti capolavori del genere.

1) Walter Siti, Il dio impossibile (1994-2006)

Immagine tratta da: Rizzoli Libri

Sotto il titolo Il dio impossibile rientra la trilogia autofinzionale di Walter Siti, scritta a partire dal 1994 con Scuola di nudo e completata da Un dolore normale (1999) e Troppi paradisi (2006). Siti costruisce in questi tre romanzi la storia del personaggio Walter Siti, i cui dati referenziali vengono più volte modificati in modo tale da lasciare spesso disorientato il lettore. Complessivamente viene descritta la storia di un professore universitario che, da un iniziale incapacità di integrarsi e di conciliare le proprie idiosincrasie (prima fra tutte la passione mistica per i nudi maschili) con il mondo circostante, arriva ad una difficile integrazione nel mondo della post-realtà televisiva. Il dio impossibile è un progetto ambizioso, ricco di registri e toni diversi che vanno dal lirico al saggistico e che, insieme alla storia individuale del personaggio, ricostruiscono almeno trent’anni della nostra storia nazionale, di come è cambiamento il nostro rapporto con la realtà e con il desiderio.

2) Micheal Cunningham, Le ore (1999)

Immagine tratta da: Ibs

La biofiction di Michael Cunningham intreccia la vita di tre persone, due finzionali (Laura Brown e Clarissa Vaughan) e una realmente esistita, Virginia Woolf. Le tre storie sono legate dal romanzo della Woolf La signora Dalloway che, in maniera diversa, penetra nella vita delle tre donne. Il libro costituisce prima di tutto un omaggio di Cunningham alla scrittrice inglese e presenta molti colpi di scena e situazioni inaspettate, che si chiariscono con il procedere del testo. Propriamente si potrebbe parlare di biofiction solo in relazione alla vicenda della Woolf, poiché le altre due protagoniste sono personaggi di finzione; tuttavia il libro costituisce ormai un classico del genere e ha i suoi punti di forza nel modo toccante in cui Cunningham lega le sofferenze private delle tre donne alla lettura e alla composizione, nel caso della Woolf, della Signora Dalloway.

3) Emmanuel Carrère, Vite che non sono la mia (2009)

Immagine tratta da: Adelphi Edizioni

Emmanuel Carrère è lo scrittore che, più di ogni altro, si è dedicato alla biofiction, di cui ha dato prova in molti libri come Limonov (2009), L’avversario (2000) e altri ancora. Ho scelto di parlare di Vite che non sono la mia perché è un’opera sorprendente, fin dall’inizio. La narrazione si apre con la descrizione dello tsunami del 2004 che coinvolse l’Asia meridionale, facendo centinaia di migliaia di morti e in cui Carrère rimase coinvolto mentre si trovava in vacanza con la famiglia in Sri Lanka. Già questo basterebbe a fornire materia per romanzi, reportage e racconti, ma lo scrittore francese abbandona questo spunto narrativo per descrivere la vita di Juliette, la sorella della moglie, morta di tumore poco dopo che Carrère e la famiglia erano tornati dallo Sri Lanka. Il libro sostiene con forza la necessità di dedicarsi agli altri e di resistere di fronte alle avversità, ma al contempo l’autore-narratore non cela mai il proprio punto di vista, tanto sincero quanto egoista. La descrizione della vita di Juliette è nitida, evita il melodrammatico, ma finisce per commuovere. Tra le biofiction della classifica questa è quella più vicina ad una biografia vera e propria, virata in senso romanzesco solo dal continuo intervenire di Carrère nel racconto degli eventi.

4) Paolo Sortino, Elisabeth (2011)

Immagine tratta da: Amazon

Torniamo in Italia con la biofiction di Paolo Sortino, incentrata sul fatto di cronaca nera che ha visto come protagonista Elisabeth Fritzl. La giovane fu rapita e segregata dal padre per 24 anni (dal 1984 al 2008) nella cantina-bunker di casa loro, mentre il padre e la madre vivevano ai piani di sopra. Il libro ripercorre gli anni della prigionia e, attraverso un narratore esterno a focalizzazione zero – cioè onnisciente – l’autore si insinua nella mente dei personaggi della storia, riportandoci considerazioni spesso disturbanti. In questa biofiction il livello di finzionalità è elevato sia perché, come detto, il narratore ha accesso ai pensieri dei personaggi, sia perché la vicenda è trasfigurata in senso mitico e simbolico. Questo approccio arricchisce e innalza il resoconto della vicenda, senza per questo profanarla o sminuirla nella sua orrenda referenzialità. Permette inoltre di eliminare la curiosità morbosa che, in vicende come questa, rischia di attirare il lettore.

5) Michele Mari, Leggenda privata (2017)

Immagine tratta da: Einaudi

Anche Michele Mari, come Carrère, è un autore che si è cimentato più volte nella biofiction. In questo testo intraprende la strada dell’autofiction, poiché il protagonista del libro è lui stesso da bambino. Ci viene raccontata l’infanzia di Michele Mari, segnata dalla presenza mortificante dei genitori: il padre famosissimo architetto e la madre artista depressa. Ciò che distingue questa biofiction dalle altre è la marcata componente soprannaturale, tipica della scrittura di Mari, con una schiera di creature mostruose che, dopo aver perseguitato Michele da bambino, quasi obbligano l’adulto a compilare il racconto della propria vita. Come dice già il titolo, il tono non è quello della biografia ma della leggenda, con elementi che si caricano di significato nei rispecchiamenti tra il livello denotativo e quello del soprannaturale.

Autore: Tommaso Dal Monte

Tommaso è timido, introverso, ha la dizione di uno scaricatore portuale, ogni tanto balbetta: quindi fa lo speaker per Radioeco. Studia Italianistica all’Università di Pisa ed è a Radioeco dal 2019. Fa parte di Eco di Libri, l’area di letteratura di Radioeco.

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