RadioEco intervista Yasmin

Nella nuova intervista di RadioEco il racconto di un’artista molto giovane, italo-pachistana, Yasmin, delle notti insonni della generazione Z alle prese con la pandemia.

“Alarm Clock” esprime lo stato d’animo di tante persone: l’ansia, l’incertezza per il futuro, la paura di non tornare più a vivere una vita “normale”, l’insonnia che attanaglia molti noi.

“Ho pensato che fosse la canzone con cui volevo esordire in maniera professionale nel mondo della musica – spiega Yasmin – un testo semplice, un grido delicato ma urgente, che racconta quello che stiamo attraversando”.

Un brano cantato in inglese per un’artista romana bilingue fin dalla nascita che grazie alle sue origini multietniche, una madre italiana e un padre pachistano, accoglie in sé la straordinaria ricchezza di due culture diverse. “Crescere in una famiglia mista mi ha sempre fatto sentire figlia del mondo” – spiega Yasmin. “Sono nata dall’incontro tra Oriente e Occidente e questo mi ha reso una persona estremamente fortunata, perché ha stimolato la mia creatività”.

Scritta e cantata da Yasmin, “Alarm Clock” (produttore esecutivo Alessandro Barocchi; produttore artistico e arrangiamenti Roberto Lanzo) rappresenta pienamente l’angoscia di una generazione che si è trovata ad affrontare improvvisamente l’incubo della pandemia da Covid-19 e le conseguenti durissime restrizioni per evitarne la diffusione.

“E continuo a girarmi nel letto/ Sperando di vedere presto la luce del sole/ Non vedo l’ora che la sveglia suoni/ Che mi porti via”… canta Yasmin che ricorda come nasce il suo testo.

“Stavo tornando a casa una sera d’estate e all’improvviso ho sentito una melodia nella mia testa” – racconta l’artista romana classe 2001, formatasi nel cuore quartiere Trieste-Salario. “Le parole erano il risultato di una notte insonne in cui mi sentivo divorata da un’ansia inspiegabile. Avevo solo 15 anni. Poi lo scorso anno, appena scoppiata la pandemia ho ripensato a questa canzone scritta di getto e all’improvviso ho sentito il bisogno di reinterpretarla, perché mi sembrava terribilmente attuale”.

Ad accompagnare il brano anche il videoclip girato a Roma da Gianluca Mitrione; fotografia e montaggio a cura di Giuliano Gastaldi.

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