META CINEMA: Mank di David Fincher

Bentornati a Meta Cinema, la rubrica di Radioeco a tema cinematografico!

Il Metacinema è il cinema che racconta il Cinema, che parla di sé stesso, dei propri mezzi e del proprio linguaggio.

Meta Cinema nasce come la rubrica che si impegna ad investigare nel grande universo della macchina da presa attraverso le recensioni dei suoi figli, i film. Per il nostro nuovo appuntamento ho deciso di parlare di “Mank”. Ciak, si gira!

Mank” è un film prodotto da Netflix, diretto da David Fincher (Fight Club, Seven) e sceneggiato dal fratello di quest’ultimo, Jack Fincher. Il titolo è un’amichevole abbreviazione del cognome del protagonista, Herman J. Mankiewicz. “Mank” si è recentemente presentato come il favorito ai Golden Globe, non riuscendo però ad ottenere alcuna statuetta su un totale di 6 nominations. Lo sfortunato Fincher potrebbe rifarsi agli Oscar, ma dato l’indirizzo che hanno preso le ultime premiazioni è facile che ciò non si verifichi.

Gary Oldman e Amanda Seyfried in un frame del film Mank

Mank” è un biopic sullo storico sceneggiatore di “Citizen Kane”, da noi conosciuto come “Quarto Potere”, uno dei più grandi film mai realizzati a detta di tutti (se non il più grande). Orson Welles, alias Tom Burke, ha appena ottenuto un contratto rivoluzionario con il prestigioso studio RKO e si appresta a realizzare il suo primo grande film. Per la stesura della sceneggiatura decide di affidarsi a Herman J. Mankiewicz, alias Gary Oldman (Léon, L’ora più buia), uno scrittore conosciuto nell’ambiente e apprezzato all’interno dello studio system soprattutto per la sua ironia molto tagliente. Mank è rilegato al proprio letto dopo essere rimasto vittima di un incidente stradale ed è quindi costretto a dettare la storia alla segretaria Rita, alias Lily Collins (Fino all’osso). Mank però ha un grosso problema con l’alcol e la sceneggiatura rischia di creargli grossi problemi con i suoi amici altolocati, soprattutto con la giovane Marion Davies, alias Amanda Seyfried (Les Misérables, Ted 2) e l’amante mecenate William Randolph Hearst, con il quale lo sceneggiatore ha precedentemente stabilito una strana amicizia e alle cui vite ha deciso di ispirarsi.

Gary Oldman e Lilly Collins in un frame del film Mank

“Mank” è un vero e proprio manifesto metacinematografico. Il film parla del cinema nel suo farsi, passando dagli studios degli anni ’30 nella Hollywood delle grandi produzioni di genere. Il protagonista della vicenda è una sorta di Cicerone che porta lo spettatore in un nostalgico tour guidato all’interno della Golden Age hollywoodiana passando per le grandi autorità del tempo e presentandole una ad una. “Mank” è un’opera veramente grandiosa, capace di ricreare attraverso una scenografia da urlo un mondo fortemente mutato con il tempo, ma dove il cinema ebbe la propria dimora per molti anni. Le conversazioni tra i personaggi hanno luogo nel bel mezzo dei set cinematografici, in modo da far entrare ancor di più lo spettatore nell’universo di cui si sta parlando: Fincher, prendendo un esempio, decide di ambientare un dialogo (molto plausibilmente) sul set di un film sul quale gli addetti ai lavori stanno montando i binari per la realizzazione di una carrellata, dando anche l’idea della gigantesca mole di lavoro che occorreva e che occorre per fare il Cinema.

Gary Oldman in un frame del film Mank

Mank” non rinuncia alla firma d’autore che ben si ritrova nel tipo di narrazione scelta dal regista. Fincher decide per la solita struttura del film che parla di sé stesso attraverso il flashback, ma stavolta la scelta è in direzione di una doppia narrazione temporale: “Mank” procede sia attraverso una linea presente, sia un mattoncino alla volta per arrivare alle basi del presente. Il regista inoltre, si affida ad una fotografia in bianco e nero, evocatrice ancor più forte di un’epoca nostalgica e realizza un’opera destinata a rimanere uno dei suoi fiori all’occhiello, sicuramente grazie anche alle interpretazioni da plauso dei suoi attori.

Locandina di Quarto Potere

“Mank” presenta in modo magistrale il cinema che parla del Cinema e lo fa con un’eleganza sontuosa, senza restare una leziosa lezione di scuola cinema ma elargendosi al pubblico come una memorabile opera destinata a riecheggiare nelle sale cinematografiche del tempo.

Per un pubblico alle prime armi è consigliato conoscere il periodo del quale si sta parlando prima di iniziare la visione del film, soprattutto per un discorso di comprensione effettiva degli elementi in ballo. Non è necessario aver visto “Quarto Potere” per vedere “Mank”, per quanto riguarda la ricezione del film, bensì è consigliabile, ma chi non consiglierebbe di vedere il miglior film mai realizzato?

Autore: Andrea Vinci

Classe 1999. Studente di DISCO presso l’Università di Pisa. Fa parte di Radioeco dal 2020.

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