#EcoDiLibri – Lizzie di Shirley Jackson – Top or Flop?

Lizzie di Shirley Jackson, a distanza di più di sessant’anni dalla sua prima pubblicazione negli Stati Uniti, viene considerato ancora oggi un capolavoro della letteratura grottesca ed horror. L’autrice è acclamata e venerata da grandi autori contemporanei del genere quali, ad esempio, Stephen King che afferma di essersi ispirato alla Jackson nella tessitura delle trame di alcuni dei suoi più celebri romanzi.

Ma quanto della fama di cui nutre l’apatica protagonista del romanzo della Jackson è davvero meritata?

Lizzie si sarà riconfermato come Top del genere Horror oppure la lettura sarà risultata un misero Flop?

Copertina di “Lizzie” di Shirley Jackson edito Adelphi

Scopriamolo insieme, andando con ordine.

La protagonista, Elizabeth Richmond, ventitré anni, i tratti insieme eleganti e anonimi di una “vera gentildonna” della provincia americana, non sembra avere altri progetti che quello di aspettare “la propria dipartita stando il meno male possibile”. Sotto un’ingannevole tranquillità, infatti, si agita in lei un disagio allarmante che si traduce in ricorrenti emicranie, vertigini e strane amnesie. Un disagio a lungo senza nome, finché un medico geniale e ostinato, il dottor Wright, dopo aver sottoposto la giovane a lunghe sedute ipnotiche, rivelerà la presenza di tre personalità sovrapposte e conflittuali: oltre alla stessa Elizabeth, l’amabile e socievole Beth e il suo negativo fotografico Betsy, “maschera crudele e deforme” che vorrebbe fagocitare e distruggere, con il suo “sorriso laido e grossolano” e i suoi modi sadici, insolenti e volgari, le altre due. È solo l’inizio di un inabissamento che assomiglierà, più che a un percorso clinico coronato da un successo terapeutico, a una discesa amorale e spietata nelle battaglie angosciose di un Io diviso, apparentemente impossibile da ricomporre: tanto che il dottor Wright sentirà scosse le fondamenta non solo della sua dottrina, ma della sua stessa visione del rapporto tra l’identità e la realtà.

Spinta dalla miriade di recensioni positive lette online sulla scrittrice americana che viene oggi considerata la maestra dell’Horror del ventesimo secolo e dalle cui storie sono stati tratti negli ultimi anni diverse serie tv targate Netflix, prima fra tutte “L’incubo di Hill House”, ho deciso di acquistare Lizzie pubblicato da Adelphi che, rappresentava già di per sé una garanzia per me, vista la qualità dei testi pubblicati in precedenza dalla casa editrice.

Lizzie racconta la storia di Elizabeth Richmond, una giovane donna che vive una vita apparentemente tranquilla e che trascorre le sue giornate tra il lavoro nell’ufficio del museo della città in cui vive e i pomeriggi insieme alla zia che, a seguito della morte della madre, è diventata tutrice legale della ragazza.

La routine della sua tranquilla esistenza viene interrotta dalla ricezione di alcune lettere diffamatorie nelle quali il misterioso e sconosciuto mittente afferma di essere a conoscenza dei crimini commessi dalla protagonista.  SPOILER ALERT: Scopriremo alla fine della lettura quali sono tali fantomatici crimini? Ovviamente no però, in compenso, scopriremo l’identità del mittente che per certi versi risulta prevedibile per altri, invece, una totale sorpresa.

“Veniamo tutti misurati, buoni e cattivi, dal male che facciamo agli altri.”

Lizzie di Shirley Jackson è stato pubblicato per la prima volta in America nel 1954 ed è celebre soprattutto poiché considerato il primo romanzo a parlare del disturbo dissociativo dell’identità. Nonostante negli ultimi anni tale disturbo psichico sia stato ampiamente trattato sia in ambito cinematografico con film di grande successo quali Split che vede protagonisti i talentuosi James McAvoy e Anya Taylor Joy, sia in ambito letterario con la pubblicazione di best seller quali Una stanza piena di Gente di Daniel Keyes che sviscera i taboo relativi alla malattia, va considerato il fatto che all’epoca della pubblicazione di Lizzie le conoscenze in materia erano limitatissime se non quasi nulle, motivo per cui alcune situazioni rappresentate risultano del tutto inverosimili.

Shirley Jackson autrice di “Lizzie” edito Adelphi

Mi sono resa conto solo alla fine della lettura che l’obiettivo della scrittrice non era quello di rappresentare al meglio i disturbi legati alla malattia bensì quello di rendere la malattia mentale oltre che grottesca, l’elemento principale attorno al quale ruota la componente Horror del romanzo. Devo ammettere che non ho affrontato la lettura nel migliore dei modi proprio perché mi aspettavo per lo più un’analisi romanzata della malattia, analisi che ovviamente non è presente all’interno del romanzo.

Una nota positiva è però rappresentata dal connubio rarissimo tra lo stile narrativo estremamente elegante della Jackson, unito alla trama volutamente grottesca, che rappresenta, in un certo qual senso, il suo marchio di fabbrica.

Passiamo adesso all’analisi della struttura del romanzo che si divide in sei capitoli, all’interno dei quali la vicenda viene narrata dal punto di vista di un protagonista sempre differente attraverso il ricorso a continui flashback, sbalzi temporali in avanti e indietro e momenti di stallo della narrazione.

Non bisogna però dimenticare che la protagonista di Lizzie è una donna nella cui mente coesistono diverse personalità ragion per cui vi è un’enorme differenza tra il lessico utilizzato da Elizabeth, Betsy e Bess nei diversi capitoli che scandiscono il ritmo della narrazione. La scelta di utilizzare uno stile lessicale differente per ciascuna personalità di Lizzie è dettata dalla necessità di distinguere completamente le tre donne che coesistono nella sua mente che, non solo hanno attitudini ed età differenti ma, addirittura, diversi livelli d’istruzione.

Il primo punto di vista che  viene presentato è quello della protagonista, Elizabeth, ragazza apatica e totalmente priva di alcun tipo di slancio interiore. La sua personalità si rispecchia nello stile del libro che, seppur scritto in modo magistrale, nei capitoli raccontati dalla stessa tende a causare nel lettore l’impressione di leggere un racconto “sottotono”. Tuttavia, procedendo con la lettura ci si rende conto abbastanza presto di come questa caratteristica sia una scelta dell’autrice e non rappresenti, di fatto, quello che potrebbe essere considerato un difetto dell’opera.

Prendendo in analisi l’ambientazione del romanzo della Jackson, essa risulta quasi atipica nel suo genere in quanto, per la prima volta, l’ambientazione stessa non sembra avere un ruolo rilevante come ci si potrebbe aspettare invece da altri romanzi appartenenti al genere horror. Basti pensare, ad esempio, ai grandi capolavori di Stephen King che rendono l’ambientazione vera protagonista del romanzo stesso: case infestate, tetti e scalini cigolanti…. Nel caso specifico, sono tante le particolarità della casa abitata da Elizabeth Richmond o dei luoghi da lei visitati che rimangono impressi nella mente del lettore, ma che non riescono ad assumere mai un ruolo determinante, rimanendo accessori d’abbellimento, ai margini della storia.

Il finale mi ha estremamente delusa poiché risulta a tratti sconclusionato e caratterizzato da enormi buchi temporali. Non sono riuscita ad apprezzare fino in fondo tutto il mistero che ruota attorno alla figura di Miss Richmond perché se è vero che è giusto lasciare un minimo margine di libertà e di immaginazione al lettore, è anche vero che ritengo sia necessario tracciare e delineare decentemente la storia della protagonista. Le cause della morte della madre risultano ancora inspiegabili così come il coinvolgimento della zia e la presenza o meno della ragazza durante l’episodio.

I traumi che hanno portato alla creazione di personalità multiple che coesistono nella mente dell’apatica e sgraziata miss Elizabeth, alla fine del romanzo, risultano ancora ignote. Le spiegazioni nel finale vengono fornite solo in parte ma non sono per nulla complete ed esaustive. Viene lasciato fin troppo margine d’interpretazione al lettore che terminata la lettura rimane inerme e confuso.

Ero animata da grandi aspettative nei confronti di questo romanzo, aspettative che sono state miseramente deluse un po’ per causa mia poiché come già affermato mi aspettavo dalla trama un tipo di lettura totalmente differente, un po’ perché il connubio tra lo stile magistrale della Jackson e la tessitura un po’ scadente di questa trama non sono riusciti a convincermi del tutto, per cui per me è uno SNI. Lettura piacevole ma niente di più.

Signore e signori, ecco a voi la prima lettura flop del 2021.

Autore: Mariaconsuelo Tiralongo

Classe 2000, figlia del Mar Jonio e dei Monti Iblei. Da sempre appassionata di letteratura e scrittura creativa, cura con passione il proprio blog letterario , discute di libri e Mental Health su @papergirlinapapert0wn e studia Informatica Umanistica all’UniPi. Fa parte di Radio Eco dal 2019 e dal 2020 contribuisce alla realizzazione di articoli e contenuti vari per la rubrica letteraria di RadioEco: Eco di Libri.

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