Eco di Libri – “Non lasciarmi”: una non-recensione

Non lasciarmi - copertina

ATTENZIONE: Questo articolo contiene spoiler sul romanzo Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro. Come suggerisce il titolo, non si tratta di una recensione, bensì di una riflessione.


Qualche mese fa una persona mi chiese se avessi mai letto Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro. Gli risposi di no e che, in realtà, non lo avevo nemmeno mai sentito nominare. “Te lo consiglio, è bellissimo”, mi disse. Accolsi con molto piacere il suo suggerimento e, un paio di settimane dopo, ne acquistai una copia.

Ho rivisto quella persona molto tempo dopo. Non siamo più in buoni rapporti (questa è un’altra storia) ma ho ugualmente sentito il bisogno di metterlo al corrente dei miei pareri riguardo la lettura da lui consigliatami.

“Detto francamente, non mi ha fatto né caldo né freddo”, ho ammesso guardandolo mentre lavava i piatti sporchi. Lui mi ha rivolto una breve ma fulminante occhiata. “Non capisci un cazzo”, mi ha freddata.

Ci ho pensato. Da quando ho terminato la lettura ho chiesto disparati pareri su Non lasciarmi, e non ho ancora trovato un solo lettore che mi abbia detto che no, questa opera di Ishiguro non gli è piaciuta e che no, non vi ha versato sopra neppure una lacrima.

E allora mi chiedo: perché, nonostante Non lasciarmi sia un romanzo universalmente apprezzato e acclamato, non ha sfiorato nemmeno per sbaglio le mie corde emotive?

Ciò che fin dall’inizio della lettura mi ha colpita è stata la narrazione distaccata in prima persona. Kathy, la protagonista narrante, rievoca gli eventi del passato con una distanza temporale avvertibile anche sul piano sentimentale. Paradossalmente, nonostante sia suo il cannocchiale attraverso cui osserviamo le vicende, è Ruth a possedere il carico emotivo maggiore. Ruth è arrogante e prepotente; e forse, proprio a causa di queste due qualità negative, è la componente del trio protagonista che risalta maggiormente. La voce di Kathy, onnipresente, carica i racconti di cui Ruth è protagonista di attriti. Se da un lato gli episodi di Tommy risultano morbidi e pacati, quelli di Ruth appaiono spigolosi e ruvidi. Quello che resta, però, è una sensazione effimera, un sottile e leggero velo appena posato sul capo. Kathy è chiara nelle sue narrazioni; talmente chiara da risultare, spesso, spoglia e oggettiva. In un racconto emotivamente piatto, perciò, è normale che a spiccare siano gli elementi negativi: Ruth (la cui personalità forte è in contrasto con quella gentile di Tommy) e il sistema distopico su cui si basa Hailsham.

Non lasciarmi - campagna inglese

È molto probabile che nel 2005, data di pubblicazione di Non lasciarmi, non fossero molte le opere trattanti la manipolazione genetica e il suo corredo etico-morale. Personalmente, mi sono approcciata a Non lasciarmi con alle spalle la visione di The Promised Neverland (anime basato sull’omonimo manga di Kaiu Shirai e Posuka Demizu del 2016) e la lettura di Ilegenes (manga di Kachiru Ishizue del 2012). Entrambi i manga hanno come tema centrale la manipolazione genetica e la clonazione umana riservata a scopi ben specifici, con la conseguente “de-umanizzazione” dell’individuo. Nelle due opere sopracitate, tale de-umanizzazione è accompagnata da un lecito bagaglio di dramma, pathos e interrogativi morali. In Non lasciarmi manca proprio questa componente drammatica: i ragazzi di Hailsham conoscono le loro origini, sono consapevoli del loro futuro e lo accettano.

Perché non ho avvertito una fitta al cuore quando Tommy, dopo aver parlato con Madame e Miss Emily e aver appreso che non esiste alcun “permesso”, ha gridato, urlato, inveito e pianto in quel campo fangoso? Perché non mi sono ritrovata le guance bagnate quando prima Ruth e poi Tommy hanno completato il loro ciclo di donazioni, lasciando Kathy da sola?

Forse ho sbagliato tempistiche.

Forse, se avessi letto Non lasciarmi anni fa, quando ancora in pochi avevano parlato della manipolazione genetica e della clonazione umana, mi avrebbe fatto un effetto diverso.

Forse, se ne avessi sfogliato le pagine col cuore integro, sarebbe riuscito a spezzarmelo.


Rebecca

Autore: Rebecca Moggia

Appassionata di scrittura e letteratura, spesso fa a pugni con la tavoletta grafica. Frequenta il corso di laurea magistrale in Editoria Digitale. Fa parte di RadioEco dal 2019. Cura con Martina Rizzo, Tommaso Dal Monte e Consuelo Tiralongo la rubrica Eco di Libri.

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