Disconnected dalla quarantena – Finardi e la sua musica umana

E’ la Musica Ribelle, che ti vibra nelle ossa, che ti entra nella pelle

Salve a tutti lettori e lettrici di ‘Disconnected dalla quarantena’!

Sono Lorenzo, uno che principalmente si diverte a parlare di musica per RadioEco e che non poteva rifiutare l’invito delle colleghe e amiche Giulia ed Alessandra.

Disturbo in questa rubrica per farvi scoprire o riscoprire la musica umana di un grande artista con uno dei suoi lavori migliori: Sugo di Eugenio Finardi.

Per chi non lo conoscesse

Eugenio Finardi è un cantautore italiano classe 1952.

Un uomo molto eclettico e dalla spiccata originalità, dovuta dalla sua duplice realtà.

Ovvero quella italiana e quella americana.

Finardi inizia a farsi spazio nel panorama musicale nella prima metà degli anni ’70.

Infatti inizierà le prime incisioni e le prima partecipazioni a festival come quello del Proletariato Giovanile organizzato da Re Nudo.

Dopo la decisione di cantare in italiano, firmerà per la Cramps e di lì in poi si avvierà verso i suoi lavori di maggior successo.

E’ il 1976

Finardi
Italian left-wing extra-parliamentary groups demonstrating in piazza Duomo to remember the Chilean coup d’état. Behind them, a banner saying ‘Italy out from North Atlantic Treaty Organization (NATO) against the fascism and the imperialism’. Milan, 14th September 1974 (Photo by Mondadori Portfolio by Getty Images)

Sono gli anni di piombo. Gli anni delle Brigate Rosse e delle manifestazioni, soprattutto femministe. Era l’anno dopo la fine della guerra del Vietnam.

All’epoca, chi faceva musica non faceva solo quello. Faceva politica.

I grandi artisti venivano contestati per il costo di biglietti ad esempio, da Battisti a De André.

La musica, come tutte le altre forme d’arte, non è che lo specchio della società. O almeno un tenue riflesso di essa.

In tutto ciò nasce Sugo.

Un disco ribelle

Sugo è un album molto particolare. Rispecchia pienamente Finardi. Tutte le sue parti.

Prima di tutto è giusto sottolineare come questo album presenti i nomi dei migliori musicisti dell’epoca. Grandissimi come Lucio Fabbri o Alberto Camerini fanno già intendere cosa possiamo aspettarci dal disco.

L’album è figlio dei suoi anni.

La politica è così presente nella quotidianità che non è possibile esimersi da essa.

Finardi dunque fa una cosa diversa da tanti suoi contemporanei. Va in contro e affronta questi temi.

La sua è sicuramente una presenza più sanguigna, più viscerale.

Se deve scrivere una canzone parla chiaro, diretto, senza dubbi interpretativi. Come un manifesto.

Fra le canzoni che più incarnano questo ideale, chiare già dai titoli, sono: Musica Ribelle, La C.I.A e Soldi .

La prima individua la musica nel contesto sociale parlando direttamente della vita che affrontano i due protagonisti.

Anna sta sbocciando nel suo essere donna con tutti i suoi timori, insicurezze che consola con le voci languide che sente cantare alla radio.

Poi c’è Marco, il ragazzo/uomo preso da una società che non è la sua, attratto dalla ricerca e dalla scoperta.

I due protagonisti, che portano i nomi con cui genericamente si individuavano due ragazzi (basti pensare a Anna e Marco di Lucio Dalla), risentono della spinta ribelle ad attivarsi, a rendersi partecipi della realtà che li circonda, di lottare per il loro futuro.

Viene criticata aspramente la C.I.A, poiché si credeva fosse partecipe nelle attività politiche della DC.

Non a caso una parte del testo originale era: “E con l’aiuto della Cristiana Democrazia”

Soldi infine è una critica del loro uso sbagliato, menefreghista e meschino da parte di chi potrebbe invece aiutare a creare.

Un disco personale

Finardi essendo appunto una figura eclettica e dalla spiccata presenza autoriale non poteva non inserire qualche sua riflessione.

E’ il caso di canzoni fondamentali, non solo del disco ma della sua carriera, come Voglio e Oggi Ho Imparato a Volare.

In Voglio viene fatta una riflessione giovanile di come l’autore sogna il suo futuro di uomo, di compagno e di padre.

Non tralasciando mai però l’attenzione alla sfera sociale, perché vive in quegli anni ma spera che i suoi figli vivano in un mondo dove vige la pace ed il rispetto.

Nella seconda si presenta la sua vena poetica. Caratterizzata dall’essere sempre in una sfera reale, mai lontana dalla realtà.

Questo perché Finardi non si sente di dover inventarsi un mondo, una storia per raccontare e raccontarsi.

A lui basta ciò che lo circonda, la semplicità del suo quotidiano.

La forza dell’amore con cui vive.

Finardi
ROME, ITALY – OCTOBER 20: Italian singer Eugenio Finardi plays during a CGIL national union demonstration at Piazza San Giovanni on October 20, 2012 in Rome, Italy. Thousands of workers have joined the demonstration organised by the Italian General Confederation of Labour (CGIL), to protest against the Monti government’s economic policies and austerity measures.Ê (Photo by Giorgio Cosulich/Getty Images)

Un disco sperimentale

In una parola, Quasar.

Una canzone che incontra vari gusti musicali.

Psichedelia, progressive e blues.

Ancora a sottolineare l’essere italiano ma anche americano.

Sarà il brano che musicalmente lo porterà nei lavori successivi come Extraterrestre, indubbiamente il suo brano più famoso.

Concludendo

Sugo è un album diretto. Un album di contrasto.

Soprattutto, è un album umano.

Parla per come deve, racconta di sè, delle paure e dei sogni.

Si concentra su quello che dovrebbe essere una persona: un essere vivo che combatte per il suo futuro, che non si lascia portare via dal tempo.

Spero che abbiate la cura di ascoltarvi e di apprezzare questo lavoro.

Ringrazio ancora Giulia e Alessandra per questa bellissima occasione e vi invito a passare in rassegna tutti gli altri lavori di Disconnected.

Cosa ne pensa Alessandra?

Il disco mi è piaciuto molto, sicuramente ha ricalcato alcuni pensieri che stiamo avendo adesso, il riflettere su cosa non va ma anche il cercare di fare qualcosa a riguardo, seppur con le limitazioni che abbiamo. Quindi La Radio diventa particolarmente simbolica perchè insomma, siamo pur sempre su RadioEco. Poi Quasar inaspettata, mi ha ricordato anche il jazz cosmico di Alice Coltrane e Pharoah Sanders (oltre alle molte canzoni in cui si parla dei quasar, più di quante mi sarei aspettata). Grazie Lorenzo per avermi fatto approfondire l’ascolto di Finardi, con tutte le riflessioni che ne conseguono. Consigliato a tutti!

Spiral out, my friends!

Autore: Lorenzo Contorno

Studente, rievocatore storico e musicista. In RadioEco dal 2019.

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