Disconnected dalla quarantena – l’album II dei Moderat

moderat

L’isolamento che si è imposto in questo momento delle nostre vite è necessario, ma ciò non toglie che possiamo renderlo più umano: abbiamo pensato a un modo per continuare a condividere i dischi di cui vi volevamo parlare ed è per questo che il nostro podcast Disconnected (ora avete tempo di recuperare le puntate!) cambia fruizione.
Oggi inizio io, sono Giulia (di solito nelle puntate spoileravo la qualsiasi) e mi alternerò con Alessandra e altr* amic* della radio, per cercare di darvi spunti quanto più eterogenei possibili. Entrando nel vivo, la mia prima proposta di oggi è l’album II del progetto Moderat.

Chi sono?

Parlando della collaborazione Moderat, questa nasce nell’ambiente tedesco, tra i beats ben assestati dei Modeselektor (duo elettronico costituito da Gernot Bronsert e Sebastian Szary) e il meno purista Apparat, pseudonimo di Sascha Ring, più teso invece ad abbracciare diversi generi musicali, ma in sostanza più vicino all’ambient music (avete presente la colonna sonora de Il giovane favoloso?)
Da queste premesse, non può che venirne fuori un connubio interessante, che fonde due modi di fare musica concettualmente diversi. Tra l’altro, dato che il sodalizio è durato ben quindici anni (anche se non è detto si sia concluso), sulla carta si è trasformato in una maggiore popolarità anche per i singoli componenti del gruppo; poi, complice la pressione nel voler realizzare un lavoro autentico e la stanchezza verso la techno music dichiarata negli ultimi anni da Sascha, la conclusione non poteva essere una, cioè questa qui sotto (emoji triste).

Perchè l’ho scelto?

Ho pensato bene a quale dei tre album dei Moderat scegliere (escludo volontariamente Auf Kosten Der Gesundheit, EP del 2002 molto immaturo) e alla fine, forse perché nel mezzo della produzione ci sono i pezzi che più mi entusiasmano, secondo album fu.
Nel primo (appunto I) c’è molto synth, a volte sembrano esserci letteralmente solo le mani dei Modeselektor (tra le più famose A new error e Rusty Nails, vi consiglio anche 3 minutes of /nasty silence), mentre il terzo album non lo riesco a sentire totalmente mio, nonostante sia un buon ascolto e ci siano dei pezzi come Finder e Intruder che fanno volare.

II moderat
Cover di II dei Moderat

L’album:

Ma è in II che avverto davvero la coesione e la gentilezza delle forme. Si inizia con The Mark, ma nel vivo si entra con Bad Kingdom, le cui sonorità ricordano Rusty Nails del primo album ed è un pezzo che si può riassumere così: finire nel sistema oppressivo che cercavi fin dall’inizio di evitare (‘’this is not what you wanted, not what you had in mind’’);

bad kingdom
Foto presa da Pitchfork

Si passa a Versions, delicata fusione di ambient e elettronica e poi Let in the Light, che va più lenta, forse canto alla coscienza, tanto è così echeggiante.
A metà c’è Milk, instrumental dalla durata di dieci minuti: tutto parte da una melodia semplice e minimale, a cui piano piano si aggiungono componenti quasi chiarificatrici. Il ritmo prende forma, non è duro, non è aggressivo, ma si fa molto preciso: poi, ad un certo punto, si arresta, fa marcia indietro, come per riassestarsi, ricalibrare i suoi passi, straccia i confini che la opprimono e si libera finalmente nel vortice dell’elettronica con uno stile dirompente. Consigliato l’ascolto notturno.
Segue Therapy, altra instrumental deliziosa, per continuare con un diverso mood con Gita, canzone più tesa e nervosa; cambio di scena mediato da Clouded-Interlude, per passare a Ilona e alla malinconica Damage Done.

”I go out and stare at the sunlight
Until the tears stain my eyes
Find answers of questions unwanted
Scoures the pain from my mind”

Gli ultimi due pezzi sono This Time e Last Time. Dell’ultimo brano, di cui esiste anche una versione remix con Jon Hopkins, ci sono varie interpretazioni: alcuni, anche spinti dal video, sono della visione che il testo si riferisca a un classico post serata (loro, ragazzi dell’underground berlinese); l’altra visione è che il mondo costruito e sviluppatosi fuori dalle mura (towering walls) non sia tanto lontano dal riferimento all’ambiente in cui sono cresciuti i tre (il sodalizio Gernot-Sebastian inizia nel 1992, tre anni dopo la caduta del Muro, in una Germania caotica e fragile);

Arrivati in fondo all’articolo, ecco tre consigli non richiesti per voi:
1. Guardate le copertine degli album: hanno tutte e tre lo stesso stile, eseguite dallo studio di Berlino Pfadfinderei (e che tra l’altro cura i loro live), orientato verso lo stile delle graphic novel di Charles Burns.
2. Ascoltate Monkeytown dei Modeselektor per capire lo stile, album della loro consacrazione come duo, dove ci sono anche due featuring con Thom Yorke (che li considera uno dei suoi gruppi preferiti)
3. Ascoltate Krieg und Frieden di Apparat, perché Apparat non è Moderat.

Cosa ne pensa Alessandra?

Grazie Giulia per riempire le mie lacune nel campo dell’elettronica tedesca. Bellissimo album, anche gli altri due imperdibili. Sensazioni simili a quando ho ascoltato i Sigur Ros per la prima volta, con il vantaggio che su queste ci puoi ballare sopra. Forse un po’ deprimenti per iniziare la quarentena ma sicuramente necessarie per fare profonde autoanalisi durante questo periodo di calma e riflessione forzate, ma non per questo meno utili. Il primo brano mi era familiare e infatti sta in Annientamento (Annihliation), thriller fra la biologia e la fantascienza con Natalie Portman e Oscar Isaac, che ora potete recuperarvi su Netflix. Anche se mi hanno detto che il libro sia meglio.


Autrice Giulia Greco

Avevo molte idee su una mia eventuale bio, tutte annotate sul cellulare. Poi è successo che a ottobre dell’anno scorso ho dimenticato proprio il cellulare sul treno. Comunque, con Radioeco dal 2019.

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