SANREMO: FEMMINISMO O MASCHILISMO?

femminismo maschilismo

Femminismo o maschilismo per questo Festival di Sanremo?

Femminismo: la posizione o atteggiamento chi si sostiene la parità politica, sociale ed economica tra i sessi, ritenendo che le donne siano state e siano, in varie misure, discriminate rispetto agli uomini e ad essi subordinate.

Maschilismo: è un atteggiamento o forma mentis, basato sulla presunta superiorità dell’uomo nei confronti della donna.

“Ogni tre giorni viene uccisa una donna, sei solo la scorsa settimana, e nell’85% dei casi il carnefice ha le chiavi di casa, le sue impronte sullo zerbino, l’ombra delle sue labbra sul bicchiere in cucina.”


Rula Jebreal.
femminismo maschilismo

La definizione di questi due termini, femminismo e maschilismo, si mostra necessario in questo determinato momento storico in cui ci sono molte, moltissime persone che ancora credono fermamente che il contrario del “femminismo” sia il “maschilismo”.

Attraverso le due definizioni si può ben capire che non si tratta sicuramente di un’opposizione, ma di due concetti totalmente diversi di cui uno, il femminismo, punta e lotta per la parità dei generi, l’altro, il maschilismo, punta sulla superiorità dell’uomo sulla donna.

A questo si aggiunge l’idea che chi è donna sia automaticamente femminista, come se una cosa includesse l’altra, come se fosse una conseguenza naturale, basta essere donna per essere femminista.

Nella vita di tutti i giorni, nel quotidiano ci accorgiamo e viviamo una situazione ben diversa, dove le donne sono nemiche di sé stesse, dove si cibano di invidia e di arroganza, dove lo sminuire e denigrare un’altra donna accresce in un certo qual senso la loro autostima.

Allora mi chiedo, ma le donne alimentano e rendono ancora più solido il patriarcato e il maschilismo?

Certo che sì, lo ha anche dimostrato Sanremo in questa Settantesima edizione.

Per chi avesse seguito Sanremo sa bene di cosa sto parlando e di chi sto parlando.

La prima serata del Festival di Sanremo si apre con il presentatore Amadeus e con le altre due protagoniste: Diletta Leotta e Rula Jebreal.

Quello che mi sarei aspettata da Amadeus sin dall’inizio erano delle scuse non solo alle figure femminili che lo hanno accompagnato, ma a tutte le donne in generale.

Invece ci troviamo davanti a delle battutine ridicole da parte di Diletta Leotta e Rula Jebreal, come a voler mascherare tutto lo scandalo che si era generato durante la prima intervista del Festival di Sanremo rimasto impresso per quel passo indietro.”

Quindi da quel “passo indietro” si passa ai due monologhi che sono stati fatti da Diletta e Rula.

Cara Diletta Leotta, non si può neanche dire che tu ci abbia provato.

Il dialogo è tutto incentrato su sé stessa e sulla bellezza e di quel femminismo, che ho definito prima, non c’è neanche una traccia.

“La bellezza capita, ed è un vantaggio. Col cavolo che sarei qui altrimenti, giusto? [..] Sarei ipocrita se vi dicessi che il mio aspetto è solo un fattore secondario.” Poi continua con “Ma la bellezza è un peso che col tempo ti fa inciampare se non lo sai portare” e così ci troviamo a parlare del tempo che passa e con sé la bellezza, della nonna seduta tra il pubblico e di una rappresentazione grafica del tempo che passa sulla Diletta Leotta mostrandocela invecchiata e piena di rughe.

In primis, mi è dispiaciuto tanto per la nonna che ha dovuto assistere il tutto seduta su quella poltrona rossa fino a tarda ora, invece di stare sul divano di casa sua con una bella copertina e spegnere la televisione verso le 21:30 per andare a dormire.

Ma Diletta, cosa volevi dirci? Io ho sentito solo una serie di frasi fatte sul tempo, sull’esperienza, sull’amore e ovviamente sulla bellezza.

Io non sono scandalizzata, come lo sono i sessantenni con Achille Lauro, per il fatto che la bellezza sia un requisito quasi primario per il mondo televisivo, lo so io e lo sapete anche voi, ma promuovere l’idea che la bellezza non è l’unico modo e che in realtà ce ne siano molti altri? Poteva essere sicuramente articolato un monologo diverso senza cadere nello stereotipo e nello squallido.

Peccato Diletta, magari non riprovarci la prossima volta.

Dopo questo monologo credo che tutti siete andati sui social e avete trovato quello di cui parlavo prima, le donne che distruggono altre donne. Tutte indignate, tutti arrabbiate per il fatto che la Leotta ha ricorso alla chirurgia estetica pubblicando il prima e il dopo come per dire che la bellezza lei se l’è comprata, definendola brutta e tenendoci particolarmente a sottolineare che anche loro se avessero avuto la possibilità di rifarsi sarebbero state belle come lei.

Ci vuole così poco per generare indignazione tra le donne del ventunesimo secolo accusando e infangando un’altra donna per la sua “bellezza artificiale”, ma dove siete, dove vi siete nascoste quando si parla di femminicidio, di donne che sono state uccise da uomini, dai loro compagni, dai loro mariti? Dove siete quando si parla di stupro, di violenza, di sessismo e di maschilismo? Dove siete quando una donna decide di togliersi la vita perché violentata, stuprata, umiliata?

Se la Leotta ha perso una bellissima occasione per promuovere i messaggi che il femminismo da anni e anni cerca di diffondere attraverso lotte, manifestazioni, divulgazioni, esibizioni, sensibilizzazione, promuovendo in un certo senso quel radicato maschilismo, la Jebreal ha esattamente fatto il contrario.

La Jebreal ha fatto un discorso impegnativo, chiaro e personale. Ci parla di sua madre morta suicida, vittima di stupro a tredici anni, stuprata due volte, non solo dall’uomo che l’ha stuprata, ma da tutto questo sistema marcio che non le ha creduto.

Non le hanno creduto perché alle donne si crede sempre di meno, perché il passaggio da vittima a carnefice è breve, è una linea sottile creato dalla società.

Nessuna donna dovrebbe essere smentita davanti a ciò, calpestata, ridotta ad una bugia.

Questo discorso, che personalmente ho apprezzato tantissimo e mi ha commosso, non solo perché ci ha presentato una situazione personale struggente, ma ha parlato di tutte le donne, dei femminicidi, ci mostra dei numeri agghiaccianti sulla morte di queste donne, sulla morte della speranza, dell’umanità, della libertà, la morte dell’amore.

Questo viene anche accusato come fuori luogo da uomini e donne sostenendo che Sanremo non sia il posto giusto per fare dell’attivismo, per parlare di femminismo, addirittura è subentrato il solito e cattivo razzismo: “torna da dove sei venuta.” Una frase che rimbomba quotidianamente e nell’ultimo periodo pure contro chi è colpito in primo luogo da un terribile virus, quasi come se fosse stato un loro volere.

Oggi, mentre scrivo questo articolo, Sanremo è finito e tantissimi complimenti a Diodato che tra l’altro ha vissuto e vive nella mia città, Taranto e tanto orgoglio per i ragazzi di Radioeco che sono stati a Sanremo intervistando, documentando e trasmettendo sui social giorno per giorno tutto quello che succedeva, ma quello che mi preme, quello che vorrei dirvi, non è un messaggio di speranza, non è un augurio, ma voglio regalarvi un punto di vista:

Incazzatevi sempre davanti la disuguaglianza, davanti la cattiveria, la crudeltà, davanti la morte, l’esclusione, l’ingiustizia, incazzatevi davanti a quelle cose che non vi piacciono, quelle cose che non vi fanno stare bene, imparate a dire di no, imparate a non aver paura, a non chinare la testa, lottate per quello in cui credete, non vi omologate, salvate chi potete salvare, accarezzate la vostra vita, cullatevi negli errori, curate le vostre cicatrici, abbandonatevi all’amore, non scappate, fate sesso, tanto sesso, godete, che Dio benedica gli orgasmi, vestitevi come volete, cantate sotto la doccia, piangete di gioia, di dolore, senza alcun motivo, ascoltate la musica, vivete, ballate, sbagliate, opponetevi, ribellatevi, denudatevi, scappate dall’etichette, siate inno alla vita.

E come inno alla vita ricordatevi che ogni donna ha il diritto di essere il suo.

Autore: Silvia Santoro

Classe 1996, dai grandi occhi blu, istintiva, ambiziosa, “mi piace non piacere”, iscritta alla facoltà di lettere moderne all’Università di Pisa.

Fa parte di RadioEco dal 2019.

Leave a Reply

Your email address will not be published.