DDL ZAN: siamo davvero sicuri che non sia il momento giusto?

Negli ultimi giorni abbiamo sentito molto discutere del ddl Zan: le numerose critiche riguardano la decisione in Commissione Giustizia del Senato di rinviare l’esame del disegno di legge, già approvato nel novembre scorso dalla Camera. Il nome “ddl Zan” deriva dal deputato del Partito Democratico che lo aveva presentato: Alessandro Zan.

Uno dei principali detrattori del disegno di legge è la Lega, tra cui spicca il senatore Pillon, che, numerose volte, ha espresso il suo parere contrario, adducendo tra le motivazioni quella di voler impedire “la pratica dell’utero in affitto”. Il ddl Zan però non fa menzione dell’utero in affitto, bensì ha lo scopo di contrastare la discriminazione e la violenza sulla base di motivi legati all’orientamento sessuale, al genere, al sesso, all’identità di genere e alla disabilità.

Nell’art.1 del testo, viene specificato che “per sesso si intende il sesso biolo­gico o anagrafico; per genere si intende qualunque ma­nifestazione esteriore di una persona, che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso; per orientamento sessuale si intende l’attrazione sessuale o affettiva nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso, o di entrambi i sessi; per identità di genere si intende l’i­dentificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corri­spondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione”.

Tale articolo va a modificare l’art. 604 bis e 604 ter del nostro codice penale, aggiungendo ai già presenti reati di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, punibili con la detenzione, anche gli atti di violenza, o incitamento alla violenza, e alla discriminazione fondati, per l’appunto, sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità.

Il ddl Zan va anche a modificare la legge Mancino del 1993 (che prende il nome dall’allora Ministro dell’Interno che ne fu proponente, Nicola Mancino). Quest’ultima era stata prevista per punire i reati di istigazione o commissione di reati legati a motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Attualmente la legge Mancino è il principale strumento per la repressione dei crimini d’odio, una legge figlia del suo tempo, che lascia esclusi e calpesta ancora molti diritti.

La discussione in Senato non è mai iniziata, in quanto, prima, deve passare l’esame della Commissione Giustizia, che non ha ancora calendarizzato la discussione, a causa dell’Ufficio di presidenza, che ha il compito di decidere quale sarà il calendario dei lavori. Il senatore Pillon ha spiegato che la mancata calendarizzazione è stata causata dall’approvazione del decreto sul riordino dell’esame di avvocato.

L’Italia ancora oggi è uno dei pochi Paesi a non avere una legge per tutelare i diritti LGBTQ+. Ma, come si deduce dallo stesso articolo primo del ddl, la tutela non si ferma soltanto ai reati di omotransfobia, ma allarga anche la sua tutela verso i reati di misoginia, ovvero le violenze perpetrate nei confronti delle donne in quanto donne, andando così a comparare tali crimini a qualsiasi altra discriminazione, includendo, inoltre, i gesti d’odio dettati dal colore della pelle e dalla disabilità.  

Un disegno di legge, dunque, che interessa e protegge ogni uomo e ogni donna. L’approvazione del ddl Zan potrebbe essere uno strumento per combattere l’odio, per fermare la violenza e la paura.

Siamo davvero sicuri che non sia il momento giusto?

Autore: Cristina Pedicino

Studentessa di giurisprudenza, smm per Radioeco dal 2020

Autore: Federica Tumbiolo

Classe 1995. Studia Giurisprudenza all’Università di Pisa. Fa parte di Radioeco dal 2019

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *