Perseverance: il rover NASA per la missione Mars 2020 è atterrato su Marte

Perseverance, il rover NASA utilizzato per la missione MARS 2020 è atterrato ieri sera sulla superficie del Pianeta Rosso, nei pressi del cratere Jezero alle 21.55, dopo un viaggio iniziato il 30 luglio scorso.

Il nuovo mezzo della NASA, il quinto a riuscire in un atterraggio su Marte, è dotato di ben 23 fotocamere e 2 microfoni per registrare il suono ambientale. Per la realizzazione, progettazione e per lo sviluppo del rover e di tutta la strumentazione scientifica è stata sostenuta una spesa totale di circa 2,6 miliardi di dollari, una delle prime missioni NASA a sfiorare una cifra così cospicua.

Le difficoltà incontrate dal Perseverance nella fase finale dell’atterraggio sono naturalmente le stesse che hanno portato il tasso di riuscita delle missioni NASA sul Pianeta Rosso a solo il 40%; a questo ci si aggiunge che la comunicazione tra il nostro pianeta e Marte subisce un ritardo di circa 22 minuti tra andata e ritorno, con il completamento automatico di tutta la fase di discesa, senza possibilità di intervenire o controllare in tempo reale quanto sta avvenendo.

Com’è nata l’idea di Perseverance?

Nel luglio 2018, un team di ricercatori italiani rese nota la scoperta di un bacino d’acqua allo stato liquido sotto una copertura di ghiaccio nel Polo Sud marziano, grazie ai dati raccolti dalla sonda Mars Express lanciata il 2 giugno 2003, e che nel corso degli anni portò alla scoperta di una quantità ingente di laghi e crateri di varia natura (seppur ghiacciati), asserendo così un passato del Pianeta Rosso tutt’altro che gelido e arido, ma che, potenzialmente, avrebbe potuto accogliere forme di vita.

Secondo dichiarazioni rilasciate dalla NASA nel 2015, infatti, Marte perse gran parte della sua atmosfera (da allora rarefatta e in parte causa delle difficoltà di gran parte delle strumentazioni spaziali nell’atterrare) a causa di un’eruzione solare che ha provocato l’avvicinamento di particelle solari cariche elettricamente di raggiungere la superficie del pianeta, provocandone l’allontanamento di gas atmosferici.

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La sonda MAVEN (Mars Atmosphere and Volatile Evolution), sempre di realizzazione NASA, ha assodato infatti che il verificarsi di queste tempeste solari potenti, ha fatto sì che Marte perdesse progressivamente il suo campo magnetico di protezione all’atmosfera, portandoci, al giorno d’oggi, alla conoscenza di un pianeta ricco di crateri, roccia, ghiacciai e rarefazione ambientale.

La vera vittoria del team NASA e del rover Perseverance, quindi, sta proprio nell’essere riusciti a gestire l’atterraggio in un’area che, seppur conosciuta da precedenti rilevazioni, è caratterizzata da insidie naturali e un’atmosfera totalmente rarefatta che non ha privato gli ingegneri di difficoltà, segnalando nella fase di discesa una velocità di circa 19.500km/h che ci spiega, col senno di poi, la scelta di utilizzare materiali più pesanti e resistenti ed uno scudo termico in fibra di carbonio (a differenza del rover predecessore Curiosity atterrato su Marte nel 2012 ed attualmente operativo).

Altro dettaglio particolare, messo in atto dagli ingegneri del JPL (Jet Propulsion Laboratory), principale organo NASA per l’esplorazione robotica spaziale, è stato l’utilizzo della manovra Skycrane.


Questo sistema, infatti, ha permesso di aggiungere un passaggio vitale nella manovra di atterraggio grazie all’utilizzo di un simil-elicottero con cavi di ancoraggio al rover, da calare progressivamente sulla superficie del pianeta e da cui sganciarsi nel momento stesso in cui le ruote toccano terra. L’utilizzo dello Skycrane, già sperimentato in precedenza con il Curiosity, ha permesso al rover Perseverance di viaggiare a più di 10.000 miglia orarie, resistendo a temperature di oltre 1600°F, senza preoccuparsi di dover trovare un compromesso progettuale tra la pesantezza dei materiali di cui erano composti i rover e la fase di atterraggio, critica per i cosiddetti 7 minuti di terrore in cui sulla Terra non arrivano né immagini né suoni di quanto stia accadendo nello spazio.

Quali gli obiettivi?

Con un soggiorno su Marte previsto di almeno un anno, corrispondente a 687 giorni terresti, il Perseverance, a seguito di alcune settimane di rodaggio per gli strumenti e l’esplorazione del luogo grazie all’utilizzo di Ingenuity, primo velivolo a motore su Marte, proseguirà la sua ambizione più grande, ossia la ricerca di molecole organiche e prove microbiche di un’ipotetica presenza di vita nel passato del pianeta, con molta probabilità risalenti ad oltre 3-4 miliardi di anni fa.

Parallelamente proseguirà l’avvio della campagna Mars Sample Return, una serie di missioni organizzate dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e dalla NASA, esplorando il cratere Jezero e provvedendo alla raccolta di campioni di roccia e terreno da incapsulare e analizzare sulla Terra.

Per qualsiasi altra curiosità riguardo il viaggio del Perseverance, le missioni in programma della NASA o semplicemente tutto ciò che riguarda l’esplorazione spaziale, consiglio vivamente il sito stesso dell’Ente disponibile al seguente link, la cui interattività e cura dell’interfaccia lo rendono, a mio modesto parere, uno dei siti di divulgazione scientifica di miglior impatto.

Autore: Federica Viola

Fuorisede pugliese, studia Scienze Politiche presso l’Università di Pisa.

Fa parte di RadioEco dal 2019.

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