Accadde oggi: la morte del pittore Giorgio De Chirico

Il 20 Novembre 1978 moriva a Roma il fondatore della pittura metafisica, tra nichilismo e classicismo

Intorno al secondo decennio del ‘900 in Europa si assistette a un fenomeno indicato come “ritorno all’ordine”, con ordine inteso in senso polemico contro il caos dell’arte dell’avanguardia per un ritorno al tradizionale

Dopo le evoluzioni delle avanguardie, l’arte era arrivata a negare se stessa, aveva fatto strazio delle convenzioni pittoriche portando a una ribellione contro queste innovazioni.

Durante il ventennio fascista l’arte fu usata come mezzo per propagandare gli ideali del regime: l’arte era concepita come trasmissione di ideologie da divulgare al popolo. Mussolini aspirava a diventare imperatore sostenendo un’arte che imitasse quella greco-romana, recuperando le statuarie forme classiche. La pittura metafisica rientrerà in qualche modo in questo clima di ritorno all’ordine.

Giorgio De Chirico fu il fondatore della pittura metafisica, un’arte che studia le idee rispetto al mondo materiale, fisico appunto.

De Chirico nacque nel 1888 in Grecia da genitori italiani, studia prima ad Atene, passando per l’accademia di Belle Arti di Monaco fino ad arrivare in Italia rimanendo affascinato dalla corrente simbolista che influenzerà molto il suo operato.

L’arte e la filosofia di De Chirico: analisi di alcune opere

Tuttavia nelle sue opere De Chirico dimostra di aver a cuore la cultura plastica e tradizionalmente classica italiana. Ritorna alla pittura tradizionale senza l’uso di colori esasperati, raffigurando i soggetti con il loro giusto volume e servendosi della prospettiva nel disegno

De Chirico amava definirsi “Pictor Optimum” assumendo una posizione polemica verso i pittori astratti.

Per De Chirico essere pittore significava saper fare una bella mano, un bel volto in maniera realistica e senza distorsioni.

Fonte: farsettiarte.it

Una delle opere più conosciute ed emblematiche della carriera di De Chirico è “Le muse inquietanti” del 1916.

In quest’opera possiamo notare come De Chirico abbia posizionato i personaggi con una collocazione assurda disponendoli tra oggetti incongruenti ,su un palcoscenico, sotto luci teatrali.

Sullo sfondo troviamo il castello estense di Ferrara con accanto una fabbrica, è tipico di De Chirico infatti comporre quadri con oggetti che non fanno parte di un unico contesto creando così un’atmosfera di mistero.

Inoltre possiamo vedere come in un unico scenario vengono assemblati oggetti del passato e della modernità.

Questi pezzi di storia però sono messi insieme in un rapporto casuale, senza un filo logico, il quadro non descrive un qualcosa che esiste nel mondo fisico, ma qualcosa che va al di là della fisica, è quindi metafisica.

Ma come mai la figura del manichino è così ricorrente nella pittura di De Chirico?

In tutti i quadri di De Chirico si ha la sensazione di smarrimento come se fosse possibile ricordare solo episodi frammentari, non sufficienti a ricostruire una storia.

Già Montale , contemporaneo di De Chirico, affermava che la storia non insegna niente, non è magistra (maestra), perché se insegnasse non ci sarebbero più guerre.

Dunque si dà vita a quella convinzione dove l’uomo sia inerme di fronte alla storia, non capace di trarne i suoi frutti.

De Chirico condivide questo pensiero affermando che l’uomo, vivendo una vita incomprensibile e inautentica; sarà allora un manichino che si muove su un palcoscenico teatrale. Questi manichini hanno solo l’aspetto umano, ma non la sostanza.

Opera “Ettore e Andromaca”
Fonte: corriere.it

Si muovono nel mondo meccanicamente, senza un senso che li guidi.

Il senso ignoto della storia e della vita di De Chirico lo pongono in una posizione antipositivista: non c’è nulla che illumina.

Non troveremo mai riferimenti alla divinità, alla religione: il trascendentale, se esiste, si può trovare solo nei miti storico-artistici.

Anche la filosofia di Nietzsche influenzò molto De Chirico.

Nietzsche riteneva che l’animale vive in modo non storico, perché non ha memoria, l’attimo così esaurendosi non condiziona il futuro.

Allo stesso tempo l’uomo prova una sorta di invidia per chi riesce a godere del presente, senza avere ricordi e temere di ciò che sarà (come fanno gli animali e i bambini). L’uomo moderno è rinchiuso nella sua dimensione di infelicità, perché è legato al ricordo, che è dolore.

Ecco perché le figure di De Chirico sono dolenti e se ne trae implicitamente la morale che per essere felici è necessario dimenticare il passato.


Autrice: Federica Sacco

Mi piace trovare il perchè nelle cose anche quando non c’è.

Simpatica, gentile e testarda, o così dicono.

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