Harry Potter e la pietra filosofale e J.K. Rowling ventitré anni dopo

Harry Potter e la pietra filosofale di J.K. Rownling, primo libro della celebre saga, è stato pubblicato ventitré anni fa, il 26 giugno 1997, dalla casa editrice britannica Bloomsbury, l’unica capace di percepirne il potenziale dopo svariati rifiuti, rendendo la storia del giovane mago un successo globale, tradotto in settantasette lingue, compresi latino e greco antico, e alla base di otto film.

In Italia invece arrivò, sempre nel 1997, grazie all’intuizione di Luigi Spagnol, da poco venuto a mancare, per Salani editore; proprio con una frase di chi l’ha portato nella penisola è riassumile il successo di questo libro: <<Harry Potter ha conquistato centinaia di milioni di lettori, perché non doveva piacere anche a me?>>. Harry Potter ha davvero conquista tutti, ma oggi vale ancora la pena leggerlo dopo ventitré anni?

<<Harry Potter ha conquistato centinaia di milioni di lettori, perché non doveva piacere anche a me?>>

Luigi Spagnol

Per i bambini nati negli anni ’90, Harry Potter è stato un vero e proprio amico di infanzia, sia per chi ha letto i libri, sia per chi si è limitato ai film. Il ricordo più tenero e che meglio riassume la reale passione dei millenials per il mondo magico di J.K. Rowling, è quello di un amico, che mi ha raccontato di come da bambino leggesse e rileggesse la saga, tanto da arrivare a nascondersi sotto le coperte con una torcia per continuare a leggere senza che i genitori se ne accorgessero. Quanti si rivedono in questa immagine da film? Lo specchio di una vera e propria ossessione per Harry Potter che dilagava tra bambini, adolescenti e anche adulti in tutto il mondo.

Per alcuni però questa fissazione non è del tutto scomparsa: c’è chi ancora aspetta la lettera da Hogwarts a 25 anni, chi grazie a Pottermore conosce casata, patronus e perfino la propria bacchetta ideale, chi fa colazione in tazze di Harry Potter e perfino prende appunti in un quaderno dedicato ai malandrini. Tra questi innumerevoli estimatori, i Potterheads, ovviamente, ci sono anch’io.

Dunque, sono tra colore che pensano che leggere il primo capitolo della storia di Harry Potter, come tutti gli altri volumi della saga, abbia ancora oggi un valore. A tal proposito ho riletto proprio Harry Potter and the Philospher’s stone di J.K. Rowling, per la prima volta in lingua originale per amore della variatio, durante l’appena conclusa quarantena e ammetto anche di aver già pronto nella mia libreria The Chamber of secrets.

Dal primo dei libri delle vicende di Harry Potter impariamo attraverso la quotidianità di un undicenne cosa significa solitudine, rifiuto, non conoscere l’amore dei genitori, il bullismo, lo scontrarsi con una realtà nuova e perfino una vicenda di abusi domestici, non approfondita, ma comunque presente. Scopriamo poi cosa significano amicizia, coraggio e a plasmare i lati oscuri inconsapevoli di ogni personalità. Fin dalla scelta del Cappello parlante di assegnare Harry tra i Grifondoro ci viene insegnato che sono le nostre scelte a determinare chi siamo e da quale parte vogliamo schierarci nella vita. Tutte vicende complesse, vari elementi su cui riflettere e componenti di un universo magico perfetto che libro dopo libro troveranno tutti un senso, anche dove non sembrava l’avrebbero avuto. Insomma, ben più di un semplice libro per ragazzi.

Se da una parte però la trama è invecchiata benissimo, dall’altra invece abbiamo la mente che l’ha ideata che sta deludendo sempre di più chi l’aveva sempre sostenuta: ovviamente sto parlando di J.K. Rowling. Se in passato la scrittrice è stata un vero modello per bambini e giovani, oggi questo aspetto sta venendo meno. La scrittrice britannica è passata dall’essere una self made woman degna di ammirazione, scampata da un matrimonio violento e da una scarsità di mezzi, al diventare più ricca perfino di HM the Queen, diventando celebre, ricca e generosa, sempre pronta ad elargire cospicui donativi per cause umanitarie, soprattutto nella tutela dei diritti dei bambini. Oggi però i suoi sforzi del passato sono completamente oscurati dall’emergere della sua personalità tramite i social network, e in particolar modo di Twitter.

Già negli scorsi anni i twitt e i follow di J.K. Rowling avevano suscitato polemiche, per arrivare ad un vero e proprio caso nel dicembre 2019, quando si è espressa sul caso della ricercatrice Maya Forstater, licenziata dal Centre for Global Development per aver discriminato colleghi trans creando, come lo ha definito lo stesso giudice che l’ha giudicata quando lei si è appellata per non perdere il lavoro, un clima inospitale e di odio sul luogo di lavoro. È qui che è intervenuta la scrittrice J.K Rowling con un tweet eloquente.

Vestitevi come vi pare, fatevi chiamare come vi pare, andate a letto con qualsiasi adulto consenziente: ma cacciare le donne dal loro posto di lavoro per aver affermato che il sesso è una cosa reale?”.

J.K. Rowling

La J.K. Rowling ha così completamente banalizzato e reso superficiali le motivazioni del licenziamento della Forstater, tralasciando la discriminazione e puntando tutto sulla difesa del sesso biologico. Da qui un primo accostamento della scrittrice alle TERF (acronimo di Trans-exclusionary radical feminism): sottogruppo che si definisce femminista caratterizzato tra transfobia e transmisogina. Ma ovviamente la questione Rowling non si ferma qui.

Via Le bimbe di Lilli Gruber

Questo giugno, proprio nel mese dedicato al Pride, dopo un lungo periodo di disintossicazione dai social, come la Rowling ha affermato, è tornata a twittare, cercando di fare ironia su un titolo Opinion: Creating a more equal post-COVID-19 world for people who menstruate, rispondendo: <<‘People who menstruate.’ I’m sure there used to be a word for those people. Someone help me out. Wumben? Wimpund? Woomud?>>. Escluendo ancora una volta le donne trans dal mondo femminile in quanto non in grado di avere un ciclo mestruale. Lessico sottile ma enorme discriminazione.

Da qui una vera insurrezione tra i suoi lettori e sostenitori in primis, tra i Potterheads stessi, e perfino tra gli attori che avevano preso parte alla versione cinematografica di Harry Potter, come se loro fossero i primi fan delusi dalla scrittrice della saga che li ha resi celebri.

Ma forse ancora peggiore è stato il tentativo di difesa di J.K. Rowling tramite un lungo saggio in cui spiegava in vari punti perché proteggere il sesso biologico fosse importante e come le transizioni non fossero da prendere alla leggera, ma il tutto scritto in un modo banale e generalizzato. Inoltre, ha confessato nello stesso scritto di aver subito violenze, che per quanto sia un’esperienza drammatica oltre ogni comprensione, è completamente scollegata da questa vicenda e per come lo vedo io, un salvagente dalle accuse, ma sgonfio. Consiglio di rileggere anzi qualche pagina da La Pietra filosofale piuttosto che spendere dieci minuti su questa riflessione della scrittrice. Sicuramente potreste trovare spunti di inclusione più profondi.

Forse è un punto di vista troppo duro? Non saprei. Però fa parte del mio estremo tentativo di salvare un capitolo importantissimo della nostra infanzia. È possibile staccare l’opera da chi l’ha prodotta? Harry Potter continuerà ad invecchiare sempre verde senza le ingerenze di chi lo ha creato? I valori contenuti nelle pagine de La Pietra Filosofale, e ancora di più nei volumi in cui Harry è un giovane uomo, salveranno questi libri dall’accusa di trasfobia che sta colpendo la loro autrice?

Io proverò a soffermarmi sempre sui i valori positivi che ho acquisito da Harry e soprattutto da tutti i personaggi che ruotano attorno a lui e dopo ventitré anni continuerò a leggere i libri di Harry Potter, sperando che la Rowling, di cui è impossibile mettere in dubbio la bravura come scrittrice, non mini ancora così profondamente la loro credibilità e quella di tutto ciò in cui ha fatto credere generazioni e generazioni. Certo, tutto con un po’ di amarezza in più.

Autore: Alice Andrea Rappelli

Speaker, blogger, archeologa e sognatrice con la valigia in mano. Pensa che la vita sia un musical e ha sempre una colonna sonora mentale per i momenti epici della giornata. In Radioeco dal 2019.

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