Senza Anestesia di radioeco.it, 3×01 l’Omobitransfobia

Oggi si celebra la giornata contro l’omobitransfobia ma oggi parliamo non solo di omofobia ma anche di transfobia

Omotransfobia. Innanzitutto, questa parola unisce due problematiche affini, ma distinte, e credo che serva ricordarcelo perché la lotta comune ai diritti non perda di efficacia.

Da Stonewall ad oggi è stata fatta sicuramente molta strada. Ma l’omofobia non è di certo stata sconfitta. Credo esistano due piani. Il primo, il più evidente, è l’odio verso le persone gay, che sconfina in atti di violenza fisica e – da non sottovalutare – verbale. Su questo fronte si è lavorato un po’ di più e più o meno chiunque credo ritenga deprecabile un atto di violenza. Non si sa ancora come proteggersi dalla violenza verbale, ma comunque è questo un aspetto più tutelato, perché visibile.

Ne esiste però un altro, e sempre di omofobia si tratta, forse ancora più pericoloso, perché agisce all’interno della comunità stessa, ed è la tendenza a sforzarsi di aderire ad un concetto di maschilità tossico e vetusto. C’è un’ossessione di “essere maschili” con un conseguente rifiuto di tutto ciò che di contro viene assimilato alla femminilità, per cui anche il ruolo sessuale può diventare motivo di scherno. La mentalità patriarcale e fallo centrica in cui viviamo ci porta collettivamente a credere che il maschio debba essere virile, e chi non lo è, viene screditato, vale meno. Va bene essere gay, ma perché non possono esserlo in giacca e cravatta e devono fare i pagliacci?” questa frase tanto comune nel pensiero etero cis-becero, un po’ è finito con l’inquinare anche la stessa comunità gay, andando a costruire stereotipi che limitano l’espressione personale degli individui.

Non è un caso che io stia parlando di universo maschile. Perché la mentalità eteropatriarcale agisce glorificando la maschilità e invisibilizzando la donna, a cui è chiesto semplicemente di essere attraente. È quindi il soggetto maschile ad essere quello posto sotto i riflettori dell’inquisizione. Le lesbiche sono marginalizzate a livello sociale: quando si pensa “ai gay” si pensa ai gay maschi e bianchi, le uniche lesbiche visibili a livello sociale sono quelle più mascoline che si allontanano dallo stereotipo imposto dal patriarcato – non sei una donna attraente, quindi sbagli, in più sei maschile, quindi finisci sotto una sfera che non ti appartiene, quindi ti giudico.

Questa dicotomia maschile/virile e femminile/attraente si ripercuote anche nel mondo trans. Non è un caso che la visibilità sociale del mondo trans sia prerogativa quasi esclusiva delle donne trans. Perché per gli occhi del mondo insiste quella matrice “maschile” che era nella loro origine e che le rende oggetto di sguardo, giudizio, vessazione. Per non parlare del fatto che qui agisce anche l’altro principio femminile: ti accetto e ti riconosco solo se sei una donna trans avvenente, altrimenti sei un uomo. Mentre in tutto ciò gli uomini trans sono completamente invisibilizzati.

Innanzi tutto, perché, se da un lato l’omosessualità è stata in un certo senso sdoganata e sganciata da assurdi stereotipi (esempio gay uguale AIDS), la transessualità no. Trans uguale prostituzione. Va da sé che questo non è un giudizio di valore su chi è una sex worker. Però, l’immaginario della trans prostituta è solido, insidioso, straziante. Come per l’omofobia, qualsiasi atto di violenza viene perseguito. Peccato che qui la violenza raddoppi. Una trans picchiata semplicemente perché sta passeggiando? Quanti sono i giornali che descrivono l’accaduto utilizzando pronomi e articoli femminili? Questa non sarebbe violenza? Non lo è forse anche la paura che il mondo ha di farsi vedere in compagnia di una donna trans perché “chissà poi cosa pensano di me”? Non lo è negare un posto di lavoro ad una persona in transizione senza documenti rettificati? Non lo è tutta la burocrazia statale che ostacola, più che agevolare, il benessere psicofisico di una persona in transizione?

Articolo tratto dalla nostra intervista a Luce Sant’Ambrogio

Sempre in tema di oggi 17 Maggio abbiamo realizzato un video dove 5 ragazzi ci parlano di Libertà, Coming out, Pride e Omotransfobia. Clicca sul link qui sotto per vederlo!

Regista & Speaker: Francesco Culoma

Uno studente di Discipline dello Spettacolo e della Comunicazione dell’Università di Pisa. Attivista LGBT+. Speaker per passione, creatore e sognatore ad occhi aperti, crede che il mondo può migliorare perché nel corso dei secoli i nostri predecessori hanno fatto molto migliorando le situazioni e qualità di vita quindi possiamo farlo anche noi ogni giorno e tutti i giorni.

In Radio Eco da Novembre del 2019

I Brani che avete ascoltato nella puntata sono: Il tuo Maglione mio dei Thegiornalisiti, Billy Blu di Marco Sentieri, Lo stretto necessario di Levante feat Carmen Consoli ed infine la Nostra Estate di Marco Mengoni

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Se avete perso la prima puntata e/o la seconda puntata (clicca su _________ puntata) per ascoltarla o leggerla, chiedo sempre venia per gli errori commessi nella puntata! Migliorerò! Promesso! A settembre Belli <3

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