Senza Anestesia di radioeco.it, 2×01 Family Day

Oggi 15 Maggio si celebra la festa della Famiglia e il Tema della puntata di oggi è il “Family Day”

Con l’espressione Family Day (letteralmente, dall’inglese, «giornata della famiglia») indichiamo le diverse dimostrazioni organizzate, prevalentemente in Italia, da gruppi e associazioni tradizionaliste cattoliche in opposizione all’estensione dei diritti alle coppie omosessuali, siamo a cavallo degli anni 2000/2010.

La dimostrazione più di spicco si tenne il 12 maggio 2007 a Roma in piazza San Giovanni in Laterano su iniziativa del forum cattolico delle associazioni familiari per protesta contro il disegno di legge del governo Prodi noto come DI.CO. (Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi), che intendeva riconoscere giuridicamente le convivenze stabili tra coppie sia etero- che omosessuali. Da allora il termine è usato in ambito giornalistico per indicare in generale quelle manifestazioni, per oggetto il contrasto all’estensione di alcune facoltà e diritti sia a coppie eterosessuali conviventi che omosessuali. Un manifesto dei vari gruppi cattolici propagandava il concetto di famiglia come «fondata sull’unione stabile di un uomo e una donna, aperta a un’ordinata generazione naturale, dove i figli nascono e crescono in una comunità d’amore e di vita, dalla quale possono attendersi un’educazione civile, morale e religiosa» e, inoltre chiedevano al Parlamento l’adozione di «un progetto organico e incisivo di politiche sociali in favore della famiglia: per rispetto dei principi costituzionali, per prevenire e contrastare dinamiche di disgregazione sociale, per porre la convivenza civile sotto il segno del bene comune»

In contemporanea al Family Day del 12 Maggio, fu organizzata una contro-manifestazione da tenersi a Piazza Navona nota come Coraggio laico, che ricevette adesioni da esponenti del mondo della cultura, dello spettacolo e dell’editoria mentre sul fronte del Family Day spiccò la defezione all’ultimo momento della cantante genovese, Antonella Ruggiero, che motivò il rifiuto di prendere parte alla manifestazione cattolica in quanto in contrasto con i suoi principi di eguaglianza e rispetto delle libertà personali. Dopo alcune voci contrastanti, giunse all’Arcigay anche l’assicurazione formale del rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni della non adesione della comunità ebraica al Family Day;

Il presidente della CEI Angelo Bagnasco chiese ai vescovi italiani di non partecipare al fine di non connotare politicamente e religiosamente la dimostrazione, ma lasciò libertà ai parroci di prendervi parte. I dati ufficiali della Questura di Roma stimarono una partecipazione di circa 200-250 000 persone; Coraggio laico, condotto dal palco di Piazza Navona da Alessandro Cecchi Paone, invece, dichiarò circa 10 000 partecipanti.

Posteriormente al Family Day la discussione parlamentare del disegno di legge sui DICO fu di fatto accantonata. Successivamente, a luglio 2007, il presidente della commissione giustizia alla Camera, Cesare Salvi, presentò un nuovo disegno di legge che trovasse un maggiore consenso all’interno della maggioranza, che prevedeva il riconoscimento delle unioni civili con una nuova denominazione (Contratto di Unione Solidale) e diverse caratteristiche. Anche tale testo, tuttavia, non completò mai l’iter parlamentare e, di fatto, la materia subì un rallentamento di quasi un decennio…

Passò quasi un decennio dalla manifestazione di spicco del Family Day del 2007 quando la senatrice del Partito Democratico Monica Cirinnà, presentò un disegno di legge nel corso della XVII legislatura dal titolo Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze che si avviava.

Benché con lo stesso nome di otto anni prima, il Family Day 2015 aveva, rispetto al precedente, differenti premesse e organizzatori. La gerarchia ecclesiastica evitò formalmente e sostanzialmente qualsiasi coinvolgimento nell’iniziativa, che fu in capo a isolati soggetti, tra cui l’ex deputato democratico Mario Adinolfi, il medico Massimo Gandolfini, organizzazioni come le Sentinelle in Piedi, ancora il Movimento per la Vita e altri, che oltre a opporsi al DDL Cirinnà denunciavano le politiche di contrasto all’omofobia in ambito scolastico, da loro accusate di essere una non meglio specificata propaganda alla diffusione di «Teoria del gender» tendente a privare i bambini di cosiddetti riferimenti di genere per il loro sviluppo psichico.

Nonostante la matrice cattolica dell’evento, partecipò anche l’imam di Centocelle (quartiere periferico della Capitale). Di Segni, che come otto anni prima era accreditato della presenza, intervenne solo con un messaggio registrato nel quale invitava a essere rispettosi di tutte le differenze e sensibilità.

Nonostante la manifestazione, infatti, il DDL Cirinnà proseguì l’iter parlamentare.

Proprio a seguito del licenziamento del testo in commissione Affari Sociali e l’arrivo al Senato per la prima lettura e votazione gli stessi Adinolfi e Gandolfini indissero un nuovo Family Day per l’inizio del 2016 in concomitanza della discussione parlamentare; la data scelta fu il 30 gennaio e la sede il Circo Massimo destinato, secondo gli organizzatori, a raccogliere più manifestanti di piazza San Giovanni.

In virtù del crescente favore che il DDL Cirinnà stava riscuotendo, alcuni osservatori come il giornalista Giuseppe Caldarola opinarono che il Family Day avesse valore più per misurare i rapporti di forza all’interno del mondo cattolico che non per cercare di impedire l’approvazione di una legge laica. In effetti alcuni intellettuali conservatori cattolici, come Antonio Socci, erano molto critici verso il nuovo papa Francesco per lo scarso interventismo che stava dimostrando, contrapponendolo a quello del precedente pontefice Benedetto XVI, il quale dal soglio era uso interferire nelle questioni interne italiane incoraggiando i manifestanti a protestare contro legislazioni favorevoli agli omosessuali.

Tale più recente Family Day comunque non sortì l’effetto sperato dai suoi promotori perché il testo modificato viene quindi approvato in prima lettura dal Senato nella seduta del 25 febbraio 2016 e il disegno di legge passa all’esame della Camera il 9 maggio dello stesso anno. Infine, la legge sulle unioni civili viene approvata in via definitiva l’11 maggio 2016;

Nei tempi successivi all’approvazione della legge sono stati raccolti numeri significativi, che parlano da sé: come da dati ISTAT, infatti, a soli quattro anni dall’entrata in vigore della 76/2016 sono state celebrate ben 9.520 unioni civili in Italia. Così ripartiti (2.336) nel secondo semestre del 2016, (4,376) nel 2017 e (2.808) nel 2018.

Regista & Speaker: Francesco Culoma

Uno studente di Discipline dello Spettacolo e della Comunicazione dell’Università di Pisa. Attivista LGBT+. Speaker per passione, creatore e sognatore ad occhi aperti, crede che il mondo può migliorare perché nel corso dei secoli i nostri predecessori hanno fatto molto migliorando le situazioni e qualità di vita quindi possiamo farlo anche noi ogni giorno e tutti i giorni.

In Radio Eco da Novembre del 2019

I Brani che avete ascoltato nella puntata sono: Bravi tutti voi di Levante, Ad occhi chiusi di Marco Mengoni, Che vita meravigliosa di Diodato ed infine Contento di Frah Quintale

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Se avete perso la prima puntata clicca qui per ascoltarla o leggerla, chiedo sempre venia per gli errori commessi nella puntata! Migliorerò! Promesso!

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