La sessualità dei peli e tutti i loro peccati. Perché li odiamo così tanto

Ciao, sono Sara di Radyosex, nell’ultimo articolo della rubrica ho cercato di ricostruire la storia dell’educazione sessuale e perché a mio parere sia così importante, ma oggi affronteremo insieme un altro tema scottante intorno a cui girano ancora un sacco di stereotipi e pregiudizi: i peli.

Come al solito non riesco a contenere la scrittura, perciò vi elenco qua sotto l’indice linkato dei paragrafi dell’articolo, se preferite saltare direttamente ad una parte che vi interessa maggiormente, dovete fare semplicemente click sul paragrafo in questione:

  1. A cosa servono i peli?
  2. La censura dei peli pubici
  3. Femminismo: la rivincita del pelo
  4. Peli e sessualità
  5. Conclusione: peli sì o peli no?

A cosa servono i peli?

Il pelo è un filamento di cheratina, ovvero una proteina che viene prodotta negli strati dell’epidermide ed è la stessa che costituisce le nostre unghie e i nostri capelli.

I peli svolgono molte funzioni fondamentali per il benessere e la protezione del nostro organismo. Vediamone alcune insieme:

La funzione protettiva del pelo

I peli e i capelli sono uno scudo naturale per alcune parti del nostro corpo molto delicate. Partendo dal naso e dalle orecchie, i peli di questi orifizi fungono da “filtro” con l’esterno, impedendo a microscopici corpi estranei l’ingresso nel nostro organismo. Lo stesso vale per ciglia e sopracciglia che, oltre a prevenire l’ingresso di sostanze estranee, bloccano le gocce di sudore della fronte che altrimenti finirebbero negli occhi. I capelli, invece, riparano la nostra testa dal sole.
I temibili peli delle ascelle proteggono i linfonodi localizzati in questa parte del corpo e i tanto odiati peli pubici servono a limitare l’ingresso di microbi e batteri proprio nelle zone intime.

La funzione sensoriale

Il pelo, quindi, oltre a proteggerci da agenti esterni, ha una funzione percettiva, ovvero si comporta come un “sensore”. I follicoli piliferi sono circondati da una fitta rete nervosa che amplifica gli stimoli tattili, quindi i peli sono capaci di captare gli stimoli tattili altrimenti impercettibili.

La funzione termoregolatrice

Oggi, rispetto ai nostri antenati, possiamo fare a meno di peli o pellicce per ripararci dal freddo, perché abbiamo a disposizione migliaia di capi da indossare (ma poi niente da metterci nelle occasioni importanti…). Nonostante ciò, alcuni peli del nostro corpo sono rimasti per proteggerci dal freddo, sopratutto nelle zone dove il pelo è in quantità abbondante, come ad esempio la zona pubica. I peli, una volta eretti creando il cosiddetto effetto “pelle d’oca”, trattengono uno strato di aria, che va a formare una specie di cuscinetto isolante, ostacolando la perdita del calore corporeo.

La censura dei peli pubici

La rappresentazione dei peli pubici è sempre stata proibita. Fin dall’antichità le raffigurazioni di nudo nei quadri dell’arte non riportavano peli pubici, eppure all’epoca le depilazioni laser non erano proprio all’ordine del giorno!

Basti pensare alla Cappella Sistina: nudi ovunque, ma nessuna traccia di peli. Le ragioni di ciò probabilmente vanno ricercate appunto in ciò che rappresentano gli affreschi della Cappella, ovvero la religione cristiana.

All’interno della Bibbia, si trovano molti passi in cui è esplicitato che di fronte a Dio bisogna presentarsi nudi, spogli di tutto, compresi i peli. Se dunque una donna non vuole coprirsi, si tagli anche i capelli!” (1Co 11,6), che va interpretato come “se una donna vuole esporre certe parti del proprio corpo, allora si deve depilare”.
In un altro passaggio biblico che punta al problema della rasatura delle donne nel contesto delle relazioni intime, si può leggere “Crescesti, ti facesti grande e giungesti al fiore della giovinezza. Il tuo petto divenne fiorente ed eri giunta ormai alla pubertà, ma eri nuda e scoperta” (Eze 16,7). L’oratore sta lodando gli attributi di una giovane che è pronta a prendere marito: poiché lei è arrivata all’età della femminilità, ha sviluppato il seno e i peli pubici. Ma è descritta come nuda e scoperta, dove “nuda” si intende senza vestiti e “scoperta” significa senza peli. Questa enunciazione, quindi, indica che lei ha rasato i suoi peli, inclusi i peli pubici.

La religione cristiana, però, non è l’unica che prevede la censura dei peli. L‘Islam presta una particolare attenzione all’igiene e raccomanda la depilazione dei peli superflui, suggerendo i seguenti consigli:

1. È meritorio radersi i capelli del capo o curarli; come lo è il lavarli e pettinarli.
2. È meritorio radere la parte dei peli dei baffi che tocca il labbro superiore, i peli del naso e quelli delle ascelle.
3. Depilare i peli pubici, è un segno di fede in Dio il Sublime e nella Resurrezione, oltre ad essere una tradizione del Profeta dell’Islam (S).
4. Depilare i peli superflui delle altre parti del corpo è fonte di purità e altri benefici fisici e psicologici, mentre il non farlo causa problemi fisici e psicologici.

Quindi nella religione possiamo notare come l’assenza di peli sia sinonimo di purezza per avvicinarsi a Dio, ma anche nell’antichità, ancora prima della comparsa del Cristianesimo, ai tempi dei greci e romani, la depilazione era simbolo di appartenenza ad un’elevata classe sociale.

In ogni caso, il pelo era proibito o per un motivo o per l’altro.

Questo divieto, però, non è rimasto isolato ai tempi antichi perché fino a qualche decennio fa, in un Paese non lontanto dal nostro, la Francia, esporre i peli pubici consisteva in una sottospecie di reato, nonostante non fosse previsto dalla legge, ma un giudice considerava ciò scandaloso. Solamente le riviste naturaliste potevano farlo, anche se in alcuni casi, si pensava che le pose delle persone ritratte fossero ambigue e perciò si esponeva a divieto di esibizione e a procedimenti giudiziari. I fotografi quindi, nonostante ritraessero nudi femminili, dovevano censurare i peli pubici ritoccando le foto con un guazzo o un aerografo, fino a “deformare” lo stesso corpo femminile, perché in tal modo sparivano anche le parti intime della donna. Questo risultava un problema per gli adolescenti dell’epoca che si approcciavano al sesso e volevano scoprire in che modo fosse fatto il corpo femminile.

Le riviste americane iniziarono a mostrare i peli pubici solamente negli anni ’70 e da lì, iniziò a muoversi qualcosa anche in Francia, quando nel 1972, il disegnatore Aslan mostra delle pin-up con i peli in vista fuori dalle mutande. Respinge la censura e nel 1973, anno della svolta, in Francia si possono pubblicare foto e raffigurazioni di peli pubici senza condanne sistematiche come in passato.

Anche in Giappone, fino alla metà degli anni ’90 , per il diritto giapponese, nella pornografia i peli pubici dovevano esser censurati. Da qui, infatti, si crede che il divieto di raffigurazione del pelo pubico, abbia portato alla diffusione dei manga del tipo “Lollicon“, ovvero manga in cui sono presenti fanciulle appena entrate nella pubertà, di età apparente tra gli 8 e i 13 anni, disegnate in posizioni erotiche.

Ma se pensate che tutto ciò sia lontano e appartenente ormai ai tempi andati, vi sbagliate.

Nel 2014, le Mall Galleries, a Londra, censurano un dipinto raffigurante una donna con pelo pubico, giudicato pornografico e anti-educativo per i bambini e gli adulti che assisteranno alla mostra. Così anti-educativo (mi viene da rispondere) proprio come non insegnare ai bambini in che modo nascano i figli e ritrovarsi poi, qualche anno più tardi, con un nipote sulla porta, ma di questo ne ho parlato a sufficienza nell’articolo sull’educazione sessuale.

Ancora più vicino a noi è il caso della censura del profilo di Petra Collins, artista e fotografa, che è stato chiuso e censurato da Instagram nel 2013 (già la piattaforma sulla quale più o meno tutti spendiamo un’oretta al giorno del nostro tempo): Collins posta una sua foto in bikini, nella quale non è mostrata assolutamente nessuna parte intima, l’unica cosa diversa alle altre migliaia di foto in costume, è che dalle mutande della fotografa spuntano dei peli pubici.

Foto in bikini di Petra Collins, dal suo account Instagram, censurata in seguito dalla stessa piattaforma

Instagram censura l’immagine allegando il seguente messaggio alla titolare: “You may not post violent, nude, partially nude, discriminatory, unlawful, infringing, hateful, pornographic or sexually suggestive photos or other content via the Service.” Peccato che nella foto di Collins non è presente alcuno di questi elementi, altrimenti molte altre foto dovrebbero essere censurate su IG. La risposta della fotografa alle accuse è stata infatti la seguente: “Non ho violato alcune condizione, non c’era né nudo, né violenza, né pornografia. Ma a differenza delle 5.883.628 immagini di costumi da bagno postate su Instagram, la mia mostrava un bikini non depilato. Evidentemente ho violato delle norme sociali.”

È sull’ultima frase di Petra Collins che bisogna riflettere: “violare delle norme sociali”. Veramente i peli sono così pericolosi e scandalosi? O è solamente frutto di costrutti sociali che ci portiamo dietro da anni?

Femminismo: la rivincita del pelo

Il femminismo è un movimento sociale che mira alla parità sociale, economica e politica tra sessi e risale addirittura al 1791 con la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina di Olympe de Gouges , dedicata a Maria Antonietta, che pose la società a lei contemporanea di fronte al ruolo negato nello spazio pubblico alle donne. Negli anni, il femminismo attraverso diversi modi di protesta ha ottenuto importanti risultati sociali e politici per le donne, assumendo varie sfaccettature.

Ma oggi cos’è il femminismo?

Il femminismo 2.0, se così vogliamo chiamarlo perché associato al Web 2.0, oggi si fa sui social media, che tra i mille pregi e difetti, negli ultimi anni sono stati un’importante vetrina mediatica per chi ha portato avanti campagne come la body positivy (la 38 non è l’unica taglia) e la libera espressione di esibire i propri peli corporei in pubblico, senza esser giudicate.

Infatti, è proprio sui social che si assiste ad una rivoluzione dell’estetica e della femminilità: ragazze di tutto il mondo liberano loro stesse dalle convenzioni sociali e raffigurano la vera natura del corpo femminile. Ovvero: un corpo con i peli. Sono modelli che provengono dal basso in una comunicazione bottom-up che manda segnali all’alto della società. Non sono le classi dominanti a dettare le regole di estetica, ma sono le ragazze normali su Instagram, con monosopracciglio, peli sotto le ascelle, inguine peloso e gambe non depilate.

Sulla scia di questo “movimento”, anche molte star hanno accettato l’invito ad essere loro stesse: da Julia Roberts che mostra un’ascella pelosa sul red carpet a Cameron Diaz che affronta nel suo libro, “The Body Book”, un capitolo tutto dedicato alla “questione peli” dal titolo “In Praise of Pubes” schierandosi a favore delle donne “nature” : «Ovviamente si tratta di una decisione personale. Ma suggerisco di non depilarla definitivamente con il laser».

Anche modelle famose come Gigi Hadid o Emily Ratajkowski  hanno sposato la campagna, mostrandosi come madre natura le ha concepite. “Give women the opportunity to be whatever they want and as multifaceted as they can be”, scrive la Ratajkowski.

Nonostante i modelli di bellezza più apprezzati nel XXI secolo si siano mostrate “al naturale”, il tema “donne con peli” ancora non è stato del tutto sdoganato e le offese sul web a chi esprime la propria libertà non mancano mai.

Uomini, (ma anche le stesse donne), perché ancora vi scioccate così tanto se vedete una donna con i peli? È davvero così tanto disgustoso? Sta forse commettendo qualche crimine, ancora non riconosciuto dalle legge? Perché una donna non può sentirsi libera di non rasarsi se un giorno non le va o non ha tempo? Perché necessariamente dobbiamo perdere ore del nostro tempo nell’eliminazione dei peli, mentre gli uomini possono esibire il loro manto peloso in segno di virilità? Ma allo stesso: perché gli uomini devono essere etichettati come “femminucce” se vogliono depilarsi, perché non piace loro il proprio pelo?

La verità e la risposta a tutte queste domande è che non esiste un giusto e uno sbagliato, perché ognuno dovrebbe sentirsi libero di fare ciò che desidera del proprio corpo e della propria vita, senza esser giudicato malamente. Se una donna vuole depilarsi, anche totalmente, può farlo! Se non ha tempo e voglia, invece, può benissimo mostrare il suo pelo alla società, senza ricevere offese. Se un uomo sente il bisogno di radersi, nessuno può dirgli che è meno virile per questo. È così difficile sognare una società, nel 2020, lontana da pregiudizi?

Depilarsi o no è e deve assolutamente essere una scelta personale e dovremmo sentirci liberi di farlo quando vogliamo, nonostante le convenzioni che ci vogliono sempre lisce e perfette, soprattutto quando scopri le gambe in estate. E questo lo ha capito pure il brand di rasoi Billie, che in uno spot pubblicitario ha promosso l’empowerment del proprio corpo, non demonizzando i peli, ma anzi celebrandoli:

Assurdo che un brand di rasoi, che guadagna se le donne si depilano, promuova la libera scelta di non depilarsi? No, non è assurdo questo. È assurdo che ancora oggi si guarda in malomodo una donna con peluria, quando talvolta non sappiamo nemmeno se ciò è dovuto ad una patologia, come l’irsutismo.

Peli e sessualità

Le difficoltà nell’affrontare i peli sono legate alla sessualità. I peli rappresentano il sesso perché appaiono proprio al momento della pubertà, ovvero quando il nostro corpo si sta preparando ad avere rapporti sessuali.

Il pelo fa riferimento al lato pulsionale della sessualità: rappresenta la dimensione animale del sesso, quella sfrenata e bestiale, in particolar modo quella femminile. Una sessualità quasi pericolosa, con un aspetto animalesco e bestiale, divoratrice del sesso maschile ed impossibile da contenere. In questo contesto, è quasi facile vedere la depilazione come una specie di tentativo di addomesticare la sessualità della donna, così da renderla inoffensiva sia per uomini che per le stesse donne. Nonostante vengano mostrate negli anni foto di nudi, non è mai presente il pelo pubico, così da rendere tollerabile il sesso, perché eliminando il pelo è come se si stesse desessualizzando i loro corpi, ritornando ad un’innocenza infantile.

È da qui che nascono alcuni miti, come quello della vagina dentata, ripreso anche da Freud nei suoi studi sulla sessualità, indicando come il mito della vagina dentata, capace di divorare i genitali maschili e uccidere il partner, fosse in realtà legata all’ansia di castrazione.

Anche nella mitologia greca, gli uomini sono continuamente circondati da figure femminili sessualmente pericolose, come ad esempio Medusa, che secondo alcune interpretazioni, la sua testa rappresenterebbe il sesso femminile e i serpenti i suoi peli pubici. Attraverso il mito di Medusa si trasmette l’idea che la sessualità femminile non dovrebbe aver luogo, pena la morte e la pietrificazione.

I peli quindi rappresentano un tabù così tanto quanto il sesso stesso, ma forse ancor di più di quest’ultimo.

Dal punto di vista scientifico, invece, i peli sono legati all’eccitazione. Come spiegato nel primo paragrafo di questo articolo, una delle funzioni del pelo è quella di percepire, come se fosse a tutti gli effetti un organo di senso, circondato da strutture nervose dedicate alla lettura degli stimoli tattili. I peli, quindi, sono come delle leve amplificatrici che trasmettono segnali al cervello e sì, l’eccitazione è una cosa mentale, ma è estremamente legata al tatto.

Quindi i peli, in questo caso, possiamo considerarli degli alleati per il raggiungimento dell’orgasmo!

Inoltre, il pilizio ascellare, come quello pubico, diffonde il cosiddetto sudore apocrino, che contiene i ferormoni, ovvero sostanze che attirano il partner, proprio come accade negli animali, solamente che non ce ne rendiamo conto.

L’odore del partner è un elemento di fondamentale importanza nel gioco dell’attrazione sessuale. Non ditemi che non avete mai annusato un suo indumento, senza provare subito dopo una sensazione quasi di piacere! Perciò anche in questo caso, i peli dovrebbero esser dalla nostra parte nell’aiutarci a produrre l’odore del sesso, che tanto cantava Ligabue e “che non se ne va più via“.

Conclusioni: peli sì o peli no?

Peli sì, peli no, peli forse, peli boh?

Dopo alcune ricerche effettuate da me, chiedendo pareri sulla questione peli a più persone, ho notato che le risposte si differenziano fra loro, anche se spesso hanno un filo comune: il pelo è sinonimo di sporcizia.

Non sono qui per dirvi di rasarvi o lasciarvi come mamma vi ha fatto, ma sono qui per cercare di rompere questo costrutto sociale che vede il pelo come sporco e puzzolente. Siete così sicuri che una persona depilata sia più pulita di una che non lo è? Non esistono prove a riguardo e tanto meno non potrete mai sapere quante docce effettivamente si fanno le persone durante la giornata.

Quindi di che stiamo a “parlà”?

Nella foto sopra riportata di Emily Ratajkowski, veramente vi siete concentrati sul pelo dell’ascella e avete pensato che fosse sporca? Io credo di no, perché la bellezza della modella è talmente d’impatto che fa dimenticare anche le superficialità di questa società.

Quindi, vi dico: concentratevi sulla bellezza, sulla libertà della vita, sull’espressione del proprio corpo e sull’armonia delle parti. Sentitevi liberi di vivere come vogliate, glabri o pelosi, nudi o coperti, uomini o donne che siate. E non giudicate mai le scelte altrui.

I peli non dovrebbero più essere un tabù.


Autore: Sara Binelli

Ogni giorno prova a fare una nuova foto curriculum, ma se ne esce solo con scatti a bocca di gallina. Responsabile Area News di Radioeco, ama la corretta informazione. Hobby preferito: smentire le fake news. Adora parlare di “tabù” con i puritani.

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