Musica: l’arte che non ha correnti ma generi

E se la musica non fosse un elemento di unione sociale ma fosse esattamente il contrario?

In questo periodo di quarantena si è potuto vedere tutto ciò che il repertorio della fantasia dell’uomo nei momenti di noia.

Ci sono state esibizioni, flashmobs e chi più ne ha più ne metta.

Nella maggior parte di queste si tentava di condividere un momento con i vicini tramite l’uso della musica. Chi cantava l’inno, chi il Va Pensiero. C’era chi improvvisava un djset. Tutto ciò sostanzialmente che concerne il panorama musicale.

Così mi sono ritrovato a pensare

Spesso si sente dire che esistono effettivamente degli elementi sociali che uniscono le persone sotto un unico tetto. 

Fra questi senza alcun dubbio spicca la musica.

Infatti la musica, a scapito di tutte le altre forme d’arte, risulta essere la più diffusa e quella che sicuramente entra più facilmente nei cuori e nella mente delle persone.

Questo naturalmente per varie ragioni.

In media non richiede particolare attenzione, sta nel sottofondo della nostra vita quotidiana senza che ci costringa a fermarci, di andare in determinati posti e non c’è neanche il bisogno di conoscere una determinata lingua per comprendere ciò che ci dice. 

Qualità che a forme d’arte come cinema, teatro, letteratura, danza, pittura assolutamente non è concessa.

La musica, non a caso, viene usata per dare un carattere ad una nazione per esempio. 
Un qualsiasi inno nazionale dovrebbe dimostrarlo.

Tutti sotto e insieme un’unica musica.

La musica dunque è il non plus ultra dell’uomo.

Sì e no.

Nessuna arte infatti divide tanto quanto la musica.

Preso per buono che è bello ciò che piace, riepiloghiamo gli effetti che ha la musica. Arte che non ha correnti, ma generi.

Qualche esempio

Partendo dal primo esempio tipico. L’inno nazionale.

Dovrebbe essere ciò che unisce una nazione ed invece è il primo elemento di divisione. Per alcuni è sinonimo di orgoglio, per altri non è niente di rappresentativo. Alcuni perfino lo disprezzano.

Concentriamoci più nello specifico.

Parlando appunto di inni, vale la pena ricordare come i patrioti italiani milanesi aspettassero fuori dai teatri durante il Kaiserhymne.

Ma anche negli anni 60/70 vi erano scontri di tipo politico fra i giovani. Basti pensare come molti ritenessero Battisti un fascista (Mogol smentirà ogni interesse politico di Lucio n.d.r.)

In quelli moderni, non dettati da guerre che ci coinvolgono quantomeno in prima persona, vediamo quella che a mio avviso è a tutti gli effetti un’atrocità.

La musica non è un elemento di unione sociale.

Ci ritroviamo in un mondo in cui la musica è un primo elemento di discriminazione, di allontanamento e giudizio sociale.

Come si arriva a ciò? 

Partiamo dal presupposto che la musica, come tutte le cose fatte dall’uomo per l’uomo, è soggettiva.

Questo significa che si radica così nel profondo da essere qualcosa di personale, che fa parte di noi come se fosse il collante fra le cellule.

Quindi cosa succede quando soggetti si scontrano su qualcosa di personale?

Banalmente, sentendoci colpiti, ci difendiamo. Arrivando a chiederci come possa qualcuno non piacergli cosa ascoltiamo noi.

Ancor peggio critichiamo chi non ascolta musica.

Ma perché mai? Mica a tutti piace lo sport no? Quindi perché la musica dovrebbe?

La forza che ti da la musica è unica, come un pilastro al tuo interno. Spesso mitizzandone i protagonisti. Questo porta a quella che è l’apoteosi che raggiunge la musica nelle persone.

L’uniformità

La musica spesso è accompagnata, in tempi ovviamente recenti, da un look e da una filosofia.

Questo fa si che oltre alla forza interiore si crei ciò che l’uomo ha più in desiderio. L’accettazione sociale.

Perché così abbiamo tutto: l’amicizia, la forza interiore e il branco.


A group of teens belonging to the ’emo’ urban tribe hold a banner during a protest at Glorieta de los Insurgentes in Mexico City, on March 29, 2008. (Photo credit should read ALFREDO ESTRELLA/AFP via Getty Images)

Moralmente siamo inattaccabili. Ma siamo così inattaccabili da essere repulsivi verso chi non ne è come te.

Si crea questo scudo sociale che, anche se non manifesto palesemente, crea divario. Scudo che serve a proteggere la realtà e la musica ma che, osservando meglio, non protegge che noi stessi.

La musica dunque è un elemento di discriminazione?

Ovviamente no, l’uomo lo è.  

Soprattutto quando si affeziona troppo e ne specula oltre modo.Quando non capisce che non tutti traiamo piacere dalle stesse cose. Quando si ritiene migliore.

Già, migliore

Questo sentimento vale soprattutto adesso. Ad oggi sembra che ascoltare grandi nomi sia, più che un arricchimento per l’anima, un motivo di vanto, di superiorità.

Sentimenti che si palesano con le classiche domande retoriche: “Non conosci Tizio?”, “Non conosci Caio?”. Che si concludono con la tipica frase: “Ma tu di musica non ci capisci proprio niente”.

Il massimo della divisone sociale; il misto di superiorità e critica della persona.

WALTON-ON-TRENT, UNITED KINGDOM (Photo by Bethany Clarke/Getty Images)

Concludendo

La domanda però sorge spontanea; è sempre stato così?
Ovviamente no!

Basti pensare a musiche più antiche. 

La non c’era un concetto dietro la musica. Era presa come doveva essere.

Risonanza e vibrazione.

È vero che ora quasi nessuno l’unica musica che ascolta è legata all’avere un raccolto propizio, ma sarebbe già un successo riconoscerla come tale.

Questo è tutto.

La musica è espressione ed è giusto che si dirami, sia soggettiva e ci protegga. Ma questo non deve essere motivo di distacchi sociali. 

Impariamo a riascoltare la musica.

Ringrazio infinitamente Donato Zoppo, scrittore e critico musicale, per essersi prestato a qualche consiglio che si è rivelato importantissimo durante la stesura di questo articolo.

Qua sotto lascio qualche link di riferimento per avvicinarsi ad alcune realtà filosofiche e musicali. Per non essere noi i primi a discriminare.

L’Estetica del Metallaro di Signorelli

Musica e pubblico giovanile di Carrera

Tekno, il respiro del mostro di Zambelli

Spiral out, my friends!

Se ti sei perso l’intervista a Vinicio Capossela la trovi qui.

Autore: Lorenzo Contorno

Studente, rievocatore storico e musicista. In RadioEco dal 2019.

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