Lo scandalo di Telegram e l’importanza dell’educazione sessuale

Ciao sono Sara di Radyosex e in questo numero della rubrica affronteremo insieme il tema dell’educazione sessuale, cercando di collegarlo a quando accaduto nello scandalo di Telegram. L’articolo sarà un po’ lungo, quindi, per facilità, qui sotto vi lascio un indice: ogni link vi riporta direttamente a quella parte di articolo che può interessarvi maggiormente. Buona lettura!

  1. Cos’è l’educazione sessuale
  2. L’educazione sessuale in Europa
  3. Esiste l’educazione sessuale in Italia?
  4. Perché il sesso è un tabù?
  5. Come l’educazione sessuale potrebbe prevenire un altro scandalo Telegram

Cos’è l’educazione sessuale

Dall’enciclopedia Treccani, alla voce educazione sessuale si può leggere la seguente definizione: E. dei ragazzi e dei giovani rispetto ai principali aspetti della vita sessuale”.

Ma cosa si insegna nel concreto?

Ovviamente, come ci suggerisce il nome stesso, si tratta di argomenti connessi al sesso, ma in modo particolare al rapporto tra i ragazzi ed i loro coetanei, ma anche con gli adulti, durante la loro maturazione sessuale.

Sono impartite lezione di anatomia e fisiologia dell’apparato genitale, sono spiegati i cambiamenti del corpo dovuti alla pubertà e la psicologia e la morale correlate al mondo della sessualità.

Inoltre fra i temi affrontati durante le lezioni di educazione sessuale abbiamo l‘uso di anticoncezionali, come il preservativo o la pillola, per prevenire gravidanze indesiderate, e la sessualità infantile (di cui parleremo più avanti), anche se quest’ultime sono oggetto di discussione in molti Paesi.

L’educazione sessuale in Europa

È una normale mattina come tutte le altre in Olanda, gli adulti stanno lavorando e i bambini sono a scuola, così come in Italia, ma con un’unica differenza: i bambini in Olanda – precisamente i bambini dell’asilo – stanno imparando l’educazione sessuale.

I primi programmi nascono negli anni ’60 e i più importanti oggi in vigore sono due: Relationship and Sexuality per le elementari e Long Live Love per i corsi successivi. Il primo è rivolto ai bimbi tra i 4 e i 12 anni e prevede 50 ore di lezione sui temi più disparati: conoscenza del corpo umano, nudità, differenze tra uomo e donna.

Con gli studenti tra i 10 e i 12 anni invece si discute di cambiamenti durante la pubertà, amicizia e amore, contraccezione. Dal 1993 la materia entra a far parte del curriculum scolastico dei primi 3 anni delle superiori. Long Live Love  è costituito da 6 dvduna rivista, e un sito web, e il programma prevede 6 lezioni in un anno in cui studenti tra i 13 e i 15 anni discutono di autopercezione, percezione dell’altro genere, amore, significato di sesso e abuso sessuale.  

L’Olanda è solo un esempio, ma potremmo citare molti altri Paesi come promulgatori dell’educazione sessuale, vediamone alcuni:

  • la Svezia è stata la prima nazione in Europa a rendere obbligatorio l’insegnamento dell’educazione sessuale nelle scuole già nel 1955;
  • segue la Danimarca nel 1970, dove gli studenti possono fare domane sull’argomento a qualsiasi docente in qualsiasi momento delle lezioni data l’importanza del tema;
  • in Francia nel 1973 viene istituito il Conseil Supérieur de l’Information Sexuelle, sostituito poi nel 2013 dallo Haut Conseil à l’Egalité, con anche l’obiettivo di promuovere l’educazione sessuale tra i ragazzi e formare i docenti a riguardo e, dal 1995, quest’ultimi sono obbligati a seguire corsi di aggiornamento ogni anno sull’educazione sessuale;
  • in Austria esiste un programma, dal 1990, chiamato Love Talks, che si basa sul fatto che il problema dell’educazione sessuale non sia a livello di conoscenza delle stessa, ma consiste in un problema di comunicazione: così genitori, docenti e studenti (alunni delle scuole superiori) parlano di educazione sessuale con l’aiuto di un moderatore esterno pagato dal Ministero. Un’iniziativa davvero importante se si pensa che tanti problemi nascono proprio dalla vergogna che i ragazzi hanno nel comunicare l’esperienze sessuali ai genitori.
  • in Germania, addirittura, la Corte Costituzionale, nel 2009, respinse il ricorso di cinque coppie di genitori, che per motivi religiosi, impedirono ai propri figli di partecipare alle lezioni di educazione sessuale, beccandosi una sanzione per il fatto. Secondo la Corte, i genitori non possono esentare i figli da educazione sessuale, essendo una materia che garantisce la salute sessuale e riproduttiva dei giovani.

E in Italia?

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Nel report Policies for Sexuality Education in the European Union, pubblicato nel 2013 dalla Direzione generale per le politiche interne del Parlamento Ue, si legge che l’educazione sessuale “è obbligatoria in tutti i paesi dell’Unione tranne che in Italia, Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia, Romania e Regno Unito”.

Vediamo nel dettaglio il caso italiano.

Esiste l’educazione sessuale in Italia?

Come ho già scritto, l’Italia è esclusa dalla lista dei paesi europei in cui l’educazione sessuale è obbligatoria. In Italia non esiste alcune legge che regolamenti la materia, nonostante i primi dubbi risalgono al 1903, quando Nunzio Nasi, allora ministro dell’istruzione, rispondeva ad un’interrogazione in materia. Il primo disegno di legge venne presentato da Giorgio Bini, appartenente al Partito Comunista, il 13 marzo 1975, ma non superò mai la discussione in commissione.

Da lì, si sono susseguite una decina di proposte, nessuna delle quali venne accettata.

Due eventi sono emblematici per capire come l’educazione sessuale in Italia sia ancora un tabù.

Il primo risale al 1991, quando il Ministero della Sanità commissiona a Silver, creatore di Lupo Alberto, un opuscolo per spiegare agli alunni delle scuole medie e superiori come ci si difende dall’Aids. Lo intitolò “Come ti frego il virus” in cui Lupo Alberto spiegava ai ragazzi come indossare il preservativo per prevenire la malattia.

La risposta da parte del Ministero dell’Istruzione fu negare la diffusione dell’opuscolo, spiegando che i due ministeri dovevano esser concordi sul prodotto da realizzare. Il libretto fu ritirato e sostituito con un altro opuscolo dal nome “Non ho l’età”, il quale a mio modesto parere, già dal titolo sembra negare “certe libertà” ai giovani.

Il Ministro della Salute, allora,  Francesco De Lorenzo rilasciò dichiarazioni, che mostravano il suo completo sdegno per quanto accaduto, affermando che in Italia esistono ancora dei “tabù inviolabili”.

«Alla riunione che approvò il cartoon anti-Aids, partecipò lo stesso Lauria. Perché allora bloccarlo? Io pensavo fosse stato diffuso e ora scopro che non è così. Per colpa di una firma mancante? Assurdo. La Sanità si impegna nella prevenzione e chi frena? Un altro ministero? Forse le cause sono altre, più concrete, tabù inviolabili anche se non dichiarati… Comunque, resto perplesso: già in tv e in altri depliant introdotti nelle scuole si fa riferimento al preservativo, come è ovvio parlando di Aids. Ne chiederò conto a Misasi».

De Lorenzo, su Repubblica
Fonte: https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/05/17/censurato-lupo-alberto-anti-aids.html

Copertina dell’inserto “Il Venerdì” di Repubblica
Fonte: https://www.fumettologica.it/2014/12/frego-virus-lupo-alberto/

Un altro evento emblematico, più vicino ai nostri tempi, risale al 2016, quando la trasmissione d’approfondimento giornalistico di Riccardo Iacona, “Presa Diretta“, in onda su Rai3, venne spostata dalla fascia della prima serata a quella delle 22 (lontana dagli occhi dei minori).

Perché?

La trasmissione conteneva il reportage “Il tabù del sesso“, un viaggio tra gli adolescenti italiani e il loro rapporto con la sessualità, il sexting, il bullismo, la cattiva informazione sul sesso, le discriminazioni di genere, per scoprire se esiste in Italia il Tabù del sesso. Questi contenuti fecero preoccupare le direzioni in quanto potessero in qualche modo turbare la sensibilità del pubblico di prima serata (ovvero gli stessi protagonisti del reportage).

A denunciare il fatto fu lo stesso Iacona in collegamento a “Che tempo che fa” con Luciana Littizzetto:

«Una decisione che non condivido, perché a mio modestissimo parere questo è un reportage che andrebbe visto da tutti, genitori e figli insieme, talmente è pedagogico. E poi giudicherete voi quando lo manderemo in onda». 

Fonte: https://www.lastampa.it/cronaca/2016/02/01/news/presa-diretta-la-rai-sposta-l-educazione-sessuale-in-seconda-serata-1.36557593

Il risultato fu il cosiddetto effetto Streisand: il servizio venne visto da 1.578.000 spettatori, con il 6.63 di share. I commenti si spostarono sui social network, dove il reportage ricevette molti complimenti e si aprirono dibattiti e critiche sulla Rai, poiché l’accaduto sembrava confermare un fenomeno del tutto italiano: è sbagliato parlare di sesso ai ragazzi.

Perché questo fenomeno è da considerarsi del tutto o perlopiù italiano?

Com’è noto sapere, in Italia la Chiesa ha, come dire, una “forte influenza”.
Vediamo alcuni esempi, riportati da Il fatto quotidiano:

  • l’11 gennaio 2011 papa Benedetto XVI condannava la “minaccia alla libertà religiosa delle famiglie in alcuni Paesi europei, là dove è imposta la partecipazione a corsi di educazione sessuale o civile (…) che riflettono un’antropologia contraria alla fede e alla retta ragione”;
  • contro i corsi a scuola si è scagliato il 26 marzo 2014 anche il cardinale Angelo Bagnasco parlando di tre libretti distribuiti in alcuni istituti nell’ambito di Educare alla diversità a scuola, iniziativa del governo Monti in tema di lotta all’omofobia. Per il presidente della Cei si tratta di “una vera dittatura che vuole appiattire le diversità (…). Viene da chiederci se si vuol fare della scuola dei campi di rieducazione, di indottrinamento”;
  • anche le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità destano sospetto: nel novembre 2013 Paola Binetti, cattolica, deputata di Scelta Civica, si accorge di un report pubblicato nel 2010 dall’Oms, “Standard per l’Educazione Sessuale in Europa” (che invita a trattare il tema in maniera curricolare fin dalla scuola primaria), e presenta un’interrogazione in cui etichetta il testo come “un manuale di corruzione dei minori”.  

Altro esempio, sempre riportato dal Il Fatto Quotidiano:

  • 10 dicembre 2013, l’assemblea deve esprimersi sul documento 2013/2040 (INI), la Risoluzione Estrela “sulla salute e i diritti sessuali e riproduttivi”. Il testo chiedeva all’Ue di garantire uguaglianza di tali diritti sul territorio dell’Unione in tema di aborto, salute riproduttiva, contraccezione. Il punto 43 “invita gli Stati membri ad assicurare che l’insegnamento dell’educazione sessuale sia obbligatorio per tutti gli alunni nelle scuole primarie e secondarie”. In Aula gli orientamenti sono chiari: il Ppe vota a favore della mozione alternativa presentata dagli stessi popolari, i Socialdemocratici votano contro (quindi a favore del testo della socialista portoghese). Lo fanno tutti, tranne i 6 italiani esponenti del Partito Democratico, che disobbediscono all’ordine di scuderia. Risultato: la risoluzione Estrela viene respinta, mentre viene approvato il testo del Ppe per soli 7 voti: 334 contro 327. 

    E gli standard uniformi per l’insegnamento della ‘sex ed’ nelle scuole europee si allontanano.

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Uno spiraglio pare essersi aperto, però, da Papa Francesco, il quale ha intitolato “Sì all’educazione sessuale” un intero paragrafo dell’Esortazione Apostolica “Amoris Laetitia”, ma ancora oggi i gruppi ultracattolici sono fermamente contrari a ogni tipo di lezione sulla sessualità e sull’affettività nelle scuole, reputando il sesso come una “porcheria” dalla quale i bambini devono esser tenuti lontani.

Dunque, l’interrogativo mi sorge spontaneo: quanto ancora resteremo nell’età della pietra a causa di dogmi religiosi che non dovrebbero aver nulla a che fare con le decisioni statali? Per quanto ancora copriremo gli occhi dei nostri figli quando in tv è presente una scena di sesso? Per quanto ancora coprirete i vostri occhi quando i vostri figli avranno gravidanze indesiderate, stupreranno coetanee, venderanno il proprio corpo, giudicheranno le libertà altrui?

L’educazione sessuale nelle scuole dovrebbe essere un diritto per i ragazzi e un dovere per le istituzioni e per i genitori.

Perché il sesso è un tabù?

Il sesso è ancora un tabù? Ahimè sì, perché se pensiamo alla parola “tabù” immediatamente nella nostra mente, anche in quella delle persone più openmind, appaiono immagini di sesso.

Perché piuttosto fra i primi tabù che ci vengono alla mente non appare l’immagine di qualcuno che defeca in pubblico? Oppure che bestemmia a squarcia gola. Sono anche questi dei tabù.

Dalla definizione di Wikipedia leggiamo che “in una società umana un tabù  è una forte proibizione (o interdizione), relativa ad una certa area di comportamenti e consuetudini, dichiarata “sacra e proibita”. Quindi, stando alla definizione, potremmo fare una lista assai lunga dei tabù, dove probabilmente il sesso, rientrerebbe fra i meno peggiori. Nonostante ciò, però, quanto ancora ci si vergogna a parlare di sesso? Ve lo dico io: troppo.

Il tutto nasce da retaggi culturali, che, ancora oggi, ci trasportiamo dietro come palle di cemento legate alla caviglia, proprio come i carcerati. Sono quei retaggi culturali che ci imprigionano in gabbie invisibili e che non ci lasciano esprimere la nostra più completa libertà.

Gli stessi retaggi che hanno detto che le donne sono inferiori agli uomini, che gli uomini devono essere forti e rudi, che il pianto di quest’ultimi per amore sia da femminucce. Gli stessi retaggi che fanno sì che ancora oggi, nel 2020 (DUEMILAVENTI) uomini e donne si voltino dall’altra parte quando vedono due persone dello stesso sesso darsi un bacio innocente. Gli stessi retaggi che fanno sentire una donna una “non-donna” perché non vuole figli oppure, semplicemente, non può averli. Gli stessi retaggi che fanno male e che uccidono persone ogni giorno, perché a causa di costrutti sociali non si sentono all’altezza e preferiscono la morte a una vita piena di pregiudizi.

Il sesso viene visto come qualcosa di sbagliato, qualcosa che i giovani non dovrebbero conoscere, perché il sesso rende impuri. Ci è stato insegnato che masturbarsi è sbagliato, che è peccato. Ci è stato detto che provare piacere non è giusto e che i nostri genitali servono unicamente a riprodurci. Che parlare di problemi legati alla sessualità sia una vergogna, che un uomo debba essere virile ed essere sempre “capace” di accoppiarsi con la propria donna.

Tutto questo e tanto altro ancora, si è trasformato in una vocina che ogni volta che proviamo a vivere la nostra sessualità ci grida che sbagliamo e che qualcuno ci punirà.

Questo ci porta a non raccontare delle nostre esperienze ai nostri genitori, di non parlare dei nostri problemi con gli amici, di reprimere le nostre pulsioni e di vivere tutto come se fosse un oscuro segreto e nei casi peggiori, porta a quanto accaduto per lo scandalo Telegram.

Come l’educazione sessuale potrebbe prevenire un altro scandalo Telegram

Partiamo da dei dati:

Pensate che questi dati non abbiamo a che fare con l’educazione sessuale? E invece sì, l’assenza di educazione sessuale sicuramente ha incrementato il numero di queste stime.

L’educazione sessuale serve proprio a contrastare la diffusione di malattie sessuali, causate da rapporti consumati senza l’uso del preservativo, materia ampiamente trattata nelle lezioni di educazione sessuale (…negli altri Paesi).

Serve a far sì, che la stessa lezione di come devono essere usati gli anticoncezionali, impedisca di avere gravidanze indesiderate e quindi impedisca alle donne di dover ricorrere ad interruzioni di gravidanza. (Leggi anche l’articolo sull’aborto e tutto quello che devi sapere su di esso)

L’educazione sessuale spiega ai ragazzi come approcciarsi al sesso e come vivere la propria sessualità nel rispetto del partner, evitando molestie sessuali, stupri e femminicidi.

Secondo una ricerca di Alberto Pellai, il 70% dei quattordicenni è già entrato in contatto con materiale pornografico online, ma nonostante ciò non ha idea di che cosa sia un glande, cosa sia un clitoride, un utero e da quale “buco” femminile escono i bambini. Nei porno sono presenti molti spaccati della sessualità, comprese gangbang, soffocamenti, sculacciate e altri pratiche di sadomaso.

Ma sono i porno ad essere sbagliati?

Assolutamente no, i porno rispondono solo ad una richiesta da parte di un pubblico, il quale ha gusti diversi e prova piacere in modi non convenzionali. I porno non sono sbagliati, i porno sono intrattenimento proprio come i film e come tali devono essere letti in chiave “fantastica”, capendo che la vita reale non è un film e che una donna non si soffoca e non si pretende da lei il proprio corpo.

Il noto pornostar, Rocco Siffredi, a tal proposito lanciò una petizione, spiegando «La pornografia dovrebbe essere intrattenimento, ma in mancanza di alternative è diventata uno strumento di apprendimento, soprattutto tra i giovani. Secondo voi è normale?»

Ti rispondo io Rocco: no, non è normale.

I ragazzi si vedono costretti a rispondere alle loro più che giustificate curiosità sul sesso utilizzando quello che è loro più familiare, ovvero internet. In rete però non sempre si trovano solamente video tutorial di come trasformare un vecchio pneumatico in un puffo o di quanto sono teneri i gattini che si abbracciano fra di loro. In rete si trova molto di più e non è nascosto, non è nel deep web, è alla portata di tutti. E questo i genitori dovrebbero saperlo bene, dovrebbero sapere che i propri figli (ai quali viene messo un telefono in mano già dalle elementari) possono conoscere il sesso attraverso la rete, ma lì non viene fatta educazione sessuale, lì, come dice Rocco Siffredi, il sesso è intrattenimento, è finzione.

I ragazzi così non avendo altro materiale per capire cos’è il sesso e come ci si approccia ad esso, emulano ciò che vedono o addirittura “rubano” foto di amiche, cugine, sorelle e sconosciute sui social network, sulle quali lasciano annegare i loro più incontrollabili desideri.

È sbagliato pure questo? No, perché, diciamocelo, è normale che un ragazzo di 13 anni abbia una pulsione sessuale verso una sua coetanea, le tette fanno sempre un certo hype. E sfido chiunque a negare che a quell’età non abbia provato certi desideri verso una compagna o la sorella maggiore dell’amico.

È sbagliato che queste foto vengono mercificate in un gruppo Telegram e che certe affermazioni, davvero pesanti, escano dalla bocca di quei ragazzi, che il nome del gruppo sia “Stupro tua sorella”. È sbagliato che video e foto fatte in confidenza con il proprio partner vengano diffuse a chiunque, come se l’atto sessuale non avesse significato, non avesse valore.

Non è “stuprando” che si vive la sessualità, non è attraverso un gruppo Telegram che si conosce il proprio corpo e quello del sesso opposto. Non è sui social network che viene spiegato cos’è giusto e cosa è sbagliato.

Ma non è colpa di quei ragazzi, la colpa è dei genitori e delle istituzioni che chiudono gli occhi e si coprono le orecchie quando si parla di sesso. È colpa di chi ancora pensa che il sesso sia un tabù e che i bambini non dovrebbero conoscerlo.

Io dico: ma se a quegli stessi ragazzi di Telegram fosse stata insegnata l’educazione sessuale, sarebbero ancora in quel gruppo? O sarebbero a godersi la vita e vivere la propria sessualità in maniera sana magari con una ragazza reale?

Genitori non lamentatevi quando le vostre figlie rimarranno incinta prematuramente, quando il nome dei vostri figli apparirà tra la lista di quelli che hanno contribuito alla nascita del canale Telegram “Stupro tua sorella”, se in maniera sciocca uno dei vostri figli o delle vostre figlie contrarrà una malattia sessualmente trasmissibile. Non scioccatevi se un giorno un vostro figlio stuprerà una donna o picchierà sua moglie, perché allora sarà troppo tardi per insegnare l’educazione sessuale e aprire il pozzo dei tabù.

Questa rubrica nasce dall’esigenza di abbattere quei tabù e insegnare l’educazione sessuale in rete, prima che sia troppo tardi.

Ringrazio i miei genitori di esser stati sempre sinceri, di non avermi mai nascosto la sessualità e di avermi sempre educato ad essa.

Autore: Sara Binelli

Ogni giorno prova a fare una nuova foto curriculum, ma se ne esce solo con scatti a bocca di gallina. Responsabile Area News di Radioeco, ama la corretta informazione, hobby preferito: smentire le fake news. Adora parlare di “tabù” con i puritani.

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