Escher: tra caos e matematica, l’artista impossibile

“Siete davvero sicuri che un pavimento non possa essere anche un soffitto?” a questa domanda Escher non si aspettava di certo una risposta esatta e neanche l’avrebbe voluta. Che cosa voleva, allora, veramente Escher? Che la sua arte non avesse limiti: in questo ci è riuscito.

Mani che disegnano (1948)

Maurits Cornellis Escher nasce il 17 giugno del 1898 a Leeuwarden in Olanda, ultimo di 5 figli, dimostrò sin dall’infanzia di avere una personalità irriverente: a scuola era scarso, boccia più volte, nessuna materia gli interessa particolarmente ma eccelle solo ed esclusivamente in disegno. Compiuti, faticosamente, gli studi Escher può dedicarsi completamente alla sua unica passione: l’arte.

Ho scelto di scrivere il mio primo articolo per Radioeco su questo artista proprio perchè mi sono innamorata prima della sua arte tanto complessa quanto affascinante e poi delle sue scelte di vita, una più azzardata dell’altra ma sempre dettate dal suo animo.

Si dedica alla litografia e alla xilografia, unisce la tecnica, che ha imparato grazie alla sua formazione in arti grafiche, alla creatività e per questo capisce l’importanza di viaggiare, esplorare altri Paesi per nutrire la sua curiosità. L’Italia, meta di ogni artista, e la Spagna lo rapiscono maggiormente: nella culla del Rinascimento riesce a dedicarsi alle incisioni, ad “avvicinarsi” a Piranesi sua fonte d’ispirazione, a Granada rimane colpito dalle decorazioni dellAlhambra.

“Colui che cerca con curiosità scopre che questo di per sè è una meraviglia”

Occhio (1946)

È proprio la meraviglia una delle prime sensazioni che si provano davanti a un’opera di Escher: geometrie impossibili, sogno e realtà, matematica mista all’incoscio e uno stile irripetibile.

La metamorfosi (quadrati che diventano pesci, per fare solo un esempio) e l’assurdo si sommano alle influenze accolte dal passato (Lorenzetti, Jan van Eyck, Parmigianino) e dai suoi viaggi.

In Italia M.C.E. si sposa e da qui decide di andar via, a malincuore, quando intuisce le restrizioni che avrebbero avuto gli artisti sotto il regime fascista. Nel frattempo continua a esporre le sue opere con successo, nel 1940 realizza La metamorfosi   riassunto delle sue opere precedenti densa di molteplici fonti di ispirazione, ogni sua opera non solo risulta ambigua a livello visivo ma con quest’ultima anche di significato: psicologia e matematica, poesia e fantascienza.

Metamorfosi (1939-40)

Trasferitosi in Olanda insieme a moglie e figli, Escher realizza numerosi disegni e litografie, compie più di una rivoluzione artistica e cresce di fama internazionale: terminato il Secondo Conflitto Mondiale, può tornare a viaggiare liberamente anche in altri continenti.  Nel 1955 riceve un’onorificenza dal governo olandese e continua a tenere conferenze in tutto il mondo.

“Solo coloro che tentano l’assurdo raggiungeranno l’impossibile”

Quante volte ho letto questa frase, spesso anche decontestualizzata (NB descrizione a una foto in spiaggia su Instagram), ripensando alla mia opera “preferita” di Escher: Relatività (1953). Chi la osserva non sa dove guardare, la prospettiva corretta, un punto di vista, un soggetto definito: tutto questo non c’è . Per me è l’opera che meglio riassume tutto il percorso artistico e di pensiero di questo autore perché turba e confonde lo spettatore ma allo stesso tempo non può che dare spazio all’immaginazione.

Relatività (1953)

È il 1962 quando Escher inizia a stare male, dieci anni dopo muore a Laren.

A quasi 50 anni dalla sua scomparsa-fisica, a livello artistico la sua firma è rimasta una costante negli anni: ritroviamo Escher nella copertina di On the run dei Pink Floyd (1987), le sue opere in Harry Potter (scale di Hogwarts) e in altri film, le sue mostre in tutto il mondo continuano ad attirare migliaia di visitatori.

Il talento misto alla tecnica si incontrano e continuano a incontrarsi in ogni sua incisione dando vita “all’artista impossibile”.

“Adoriamo il caos perchè amiamo produrre l’ordine” 

Autrice: Flora Alfiero

Ama l’arte, la natura, la scrittura e ha una vera ossessione per i cappellini! Parla, parla, parla e spesso trasforma i fiumi di parole in articoli o racconti. E’ in Radioeco dal 2019.

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