Musica: uno scudo per l’anima ai tempi del coronavirus

Girl with headphones at home

Può la musica aiutarci a vincere la battaglia contro la pandemia che stiamo vivendo?

Le malattie, anche le peggiori, quelle talmente diffuse e aggressive da poter causare quella che in epidemiologia viene detta pandemia (dal greco pan “tutto” e demos “popolo”), grazie agli incredibili progressi raggiunti in campo medico negli ultimi decenni possono essere combattute e debellate con perdite decisamente inferiori rispetto a quanto accadeva in passato.

Tuttavia nelle situazioni di degenza particolarmente prolungate, o, come sta accadendo in questo momento a tutti i cittadini d’Italia a causa del nuovo coronavirus SARS-CoV-2, di quarantena o isolamento forzati (ma necessari), entrano in gioco altre problematiche oltre a quelle specificamente fisiologiche, ovvero di carattere sociologico e psicologico. Già, perché in una situazione come quella che stiamo vivendo, praticamente senza precedenti nella storia umana in quanto quarantena organizzata e totale in uno stato fra i più liberi e democratici al mondo, stiamo sperimentando stati d’animo e disagi emotivi molto particolari e mai provati prima, qualcosa di simile a quello che proveremmo probabilmente se fossimo naufraghi su un’isola deserta per mesi. Ognuno vive questa situazione a modo suo, chi nella paura, chi nella rabbia, chi nella depressione, senza contare poi i sacrifici che medici, infermieri e lavoratori in genere stanno facendo in queste giornate per salvare il nostro paese da una crisi sia sanitaria che economica.

Ed è proprio per far fronte a questi disagi emotivi e psicologici che la musica può venire in nostro aiuto…lo sta già facendo, e ci sta aiutando a resistere.

Il settore dello spettacolo e degli eventi (e la musica non fa eccezione) è quello che, insieme al turistico, sta subendo e subirà le conseguenze peggiori della pandemia da coronavirus, per ragioni che è quasi superfluo spiegare. Gli spettacoli sono tutti annullati, un’intera catena di produzione che va dagli stessi artisti ai titolari dei locali, ai tecnici, ai manager, compreso tutto il personale “non addetto ai lavori” (che dipende comunque da tale catena lavorativa) è completamente bloccata. E anche quando il peggio sarà passato, certamente pub, club e palazzetti non saranno pieni il giorno seguente.

Ciononostante, anche in queste condizioni di stallo, la musica e l’arte in genere riescono ad aiutarci ad andare avanti, a tirarci su di morale e a farci trascorrere queste giornate che sembrano infinite. Lo sta facendo in vari modi, che questo articolo vorrebbe riassumere e raccontare brevemente, per ricordare l’enorme importanza che la musica e le arti hanno nelle nostre vite, indipendentemente dal coronavirus, e come non siano semplici note e colori di contorno.

I flash mob al tempo del coronavirus

View this post on Instagram

#mauriziomachini #instaflashmob

A post shared by ro_alib (@rosangela_aliberti) on

Un esempio di come la musica ci stia aiutando a mantenerci vivi, mentalmente oltre che fisicamente, durante la quarantena da coronavirus, è rappresentato dai flash mob che si stanno tenendo in questi giorni lungo tutto lo stivale (e, seguendo i nostri passi, anche in altre nazioni, ad esempio in Spagna).

Tutto è iniziato sui social, con un invito ad affacciarsi da casa, alle ore 18 di venerdì 13 marzo, per suonare o cantare, qualsiasi cosa, pur di spargere musica e buon umore per il vicinato. In tanti hanno contribuito anche con semplici canti, pentole usate come percussioni e altre soluzioni improvvisate, ma alcune performance hanno fatto il giro del mondo, come il “Nessun dorma” del cantante d’opera riportato poco sopra, tenutosi a Firenze. Alcuni hanno intonato in coro l’“Inno di Mameli“, al quale è seguito un applauso collettivo dedicato a medici e infermieri che adesso stanno combattendo con tutte le loro energie il propagarsi del coronavirus, specie al Nord. L’iniziativa ha continuato a ripetersi in diverse giornate, sabato 14 con “Azzurro” di Adriano Celentano come brano di riferimento, domenica 15 con “Ma il cielo è sempre più blu” di Rino Gaetano, fino ad arrivare agli ultimi flash mob sempre più particolari, con dj set sui balconi e condomini adibiti a vere e proprie discoteche su più piani.

Questi eventi sociali hanno anche ricevuto alcune critiche, riguardo soprattutto la loro presunta inappropriatezza, a livello estetico-morale, vista l’emergenza come quella attuale. Ma se da una parte è giusto che si piangano i morti e che si stia in pena per i propri cari in pericolo, è anche essenziale mantenere vivo e sano lo spirito, sia quello individuale che quello della collettività, attraverso il mantenimento dei rapporti umani, anche per mezzo della musica, e cogliendo l’occasione per prendersi una pausa dalla vita frenetica di tutti i giorni, che ci concede sempre meno respiro, e apprezzare quelle piccole cose che nonostante siano sempre alla nostra portata tendiamo a trascurare, come la cura di noi stessi, dei nostri hobby e passioni, la compagnia dei nostri familiari, o magari dei vicini di casa. Siamo tutti esseri umani, e anche da un balcone all’altro, o da una città all’altra grazie alle moderne tecnologie informatiche, possiamo rimanere in contatto per non essere “da soli” in 60 milioni, in questo momento difficile.

Si è poi diffusa la tendenza fra artisti di tutti i tipi, più o meno noti, dei concerti in streaming. Ovviamente registrati da casa, quando in “solo”, quando in gruppo con ciascun musicista nella propria abitazione, queste esibizioni ci danno la possibilità, grazie al mondo dei social-network (frequentemente sotto accusa per la tendenza a dare una “illusione di socialità”, e spesso con ragione), di avere comunque modo di usufruire della musica suonata in tempo reale, davanti a noi, anche se non fisicamente, nonostante le limitazioni imposte alle nostre vite dal coronavirus. Tante di queste performance rappresentano delle vere e proprie “mini-campagne” di raccolta fondi, un modo per gli artisti di fare della propria arte un mezzo per raccogliere fondi destinati ai reparti di terapia intensiva e alla protezione civile. Alcuni degli artisti più noti a proporsi per questa iniziativa sono stati Francesco Gabbani, i Pinguini Tattici Nucleari, e seguitissimo è stato il duetto Pausini-Ferro in diretta Instagram di pochi giorni fa.

I concerti nei club, negli stadi e nei palazzetti sembrano ormai un lontano ricordo, e il settore musicale, soprattutto il cosiddetto circuito underground, costituito da club medio-piccoli, artisti e gruppi non commerciali e dalle entrate già normalmente non elevate uscirà sicuramente con tante ferite da leccarsi dopo la bufera coronavirus. In questo articolo abbiamo raccontato brevemente come la musica stia facendo la sua parte per aiutare sia i medici in corsia, che tutte le persone costrette ad affrontare la quarantena (che ad oggi, pare, durerà ben oltre il 03 aprile), con tutti i disagi psicologici che ne conseguono. Vi invito pertanto, quando tutto questo sarà finito, speriamo il prima possibile, ad affollare i concerti, a comprare dischi, a sostenere soprattutto i vostri artisti locali e indipendenti, e fin da ora, dato che bisogna stare a casa, ad ascoltare tanta musica.

“Questo è assolutamente un momento difficile per tutti noi, siamo abbastanza sicuri che a nessuno di voi, così come a noi, piace restare sempre a casa, ma vi giuriamo che ce la faremo a combattere questa epidemia e pian piano ritorneremo alle nostre routine”.

Fernando Sincero jr

Di seguito i link di alcuni degli articoli inerenti la quarantena (e come trascorrerla) che potete trovare su radioeco.it:

#iorestoacasa: la lista dei cinque album da ascoltare ai tempi del covid-19
#iorestoacasa: 5 anime da guardare durante la quarantena
#iorestoacasa: i 10 libri da leggere durante la quarantena
#iorestoacasa: 10 libri da leggere in quarantena (parte 2)
#iorestoacasa: i 10 film da vedere in quarantena

Autore: Alberto Iuliano

Studente di Discipline dello spettacolo all’Università di Pisa e “musicofago” da sempre. Incurabile nostalgico, pensava di esser nato nel secolo sbagliato, ma dopo aver visto Ritorno al futuro ha capito che è sempre la stessa zuppa. In Radioeco dal 2019.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *