Leon Battista Alberti: un genio italiano da riscoprire

“Solo è senza virtù chi nolla vuole”

Leon Battista Alberti


Dopo Brunelleschi, il più grande architetto e teorico d’arte rinascimentale è senza alcuna ombra di dubbio il genovese Leon Battista Alberti, nato nella città ligure il 18 febbraio 1404 da buona famiglia fiorentina in quel periodo bandita dal capoluogo toscano per motivi politici.

Studiò lettere prima a Padova e diritto canonico a Bologna, continuando a coltivare le mille passioni che lo accompagnarono durante la vita come la musica, la matematica, la pittura, la scultura e la poesia. Tra le sue opere giovanili, scritte intorno ai vent’anni, si ricorda la commedia in latino Philodoxeos fabula, acclamata come un ritrovamento romano.

Leon Battista Alberti in gioventù

Dopo un periodo ricco problemi e discussioni con la famiglia per via dell’eredità dopo la morte del padre, la svolta arrivò nel 1432 con il trasferimento a Roma alla corte di Papa Eugenio IV dove fu nominato abbreviatore apostolico ossia segretario e correttore bozze. Una volta sistemato economicamente grazie al mecenatismo papale e ai privilegi ecclesiastici (coi quali si mantenne 34 anni), Alberti si sentì libero di poter dar sfogo al suo estro creativo alimentato anche dalle sue numerose visite culturali a Roma, Firenze, Ferrara e Bologna.

Leon Battista Alberti è considerato a ragion veduta un intellettuale pienamente rinascimentale, un homo novus calato pienamente nell’Umanesimo con una concezione laica e razionale dell’arte e con l’idea che l’architetto dovesse essere un uomo universale con un ampio ventaglio di conoscenze che spaziassero dalla scienza alle lettere, dall’astronomia alla poesia passando per la storia e la geografia.

“Tiene in sé la pittura forza divina”

Leon Battista Alberti

Nel suo trattato De pictura (1434-35) scritto in latino e poi tradotto in volgare, Alberti parla per la prima volta della nuova figura dell’artista come personaggio d’ingegno e non solo di mano ma soprattutto introduce una descrizione della prospettiva in maniera didascalica e lucida con la necessità alla base della sua misurazione di una conoscenza empirica della natura.

Il primo scritto sull’architettura effettivamente stampato è firmato proprio da Alberti e la prima stesura risale al 1452. Il De re aedificatoria è una raccolta di 10 libri che affrontano tutti i temi più importanti legati alla costruzione di un edificio, dalla scelta del terreno ai materiali da usare, dallo stile da adottare a seconda della funzione fino alla spiegazione della bellezza secondo regole matematiche tratte dalle proporzioni dei templi greco-romani. Non manca un saggio di chiusura sull’idraulica e sulle strutture difensive, nel quale Alberti intuisce la fortuna che avrebbero avuto da lì a poco le armi da fuoco nella storia della guerra occidentale.

Infine fra le opere maestre trova spazio anche il De statua (1464 ca) che, come si può capire, parla della scultura dividendo i modellatori (coloro che lavorano con creta e argilla) dagli scultori veri e propri (coloro che “levano” dal blocco di marmo). Nel trattato Alberti sembra anticipare il tema cardine del rinascimento della raffigurazione “scientifica” della figura umana ma anche aspetti dell’industrializzazione e della digitalizzazione, visto che descrive le caratteristiche di un marchingegno di sua invenzione, il definitor, che trasformava i punti rilevati sul modello da un piombo collegato ad un cerchio in dati alfanumerici, come oggi in maniera virtuale si usa fare nella computer grafica.

Statua raffigurante Leon Battista Alberti

Ma oltre alla sterminata produzione letteraria, Alberti si dedicò alla progettazione di strutture architettoniche a partire dal rivestimento della chiesa gotica di San Francesco di Rimini nel 1450: su commissione di Sigismondo Pandolfo Malatesta progettò quello che oggi è ricordato come il Tempio Malatestiano in lite accesa con Papa Pio II che apostrofò la costruzione come “tempio di adoratori del demonio”. L’interno dell’edificio è a navata unica con cappelle laterali mentre all’esterno la facciata incompiuta è formata da tre arcate divise in semi-colonne. Innovativo l’uso della Pietra d’Istria (bianca tendente al grigio). Grazie a un medaglione conservato, sappiamo che mancano all’edificio la cupola e un transetto, mai realizzati.

Il Tempio Malatestiano di Rimini di Leon Battista Alberti

A Firenze realizzò la costruzione del palazzo della famiglia Rucellai su commissione del ricco capofamiglia Giovanni. Il genio di Alberti si dedicò alla facciata formata da 3 piani sovrapposti dal sapore classico con lesene (colonne squadrate in rilievo) doriche, ioniche e corinzie che creano un gioco di illusione ottica facendo sembrare il palazzo più alto di quello che è in realtà grazie alla prospettiva: più in alto vanno i piani più le colonne si abbassano.

Un altro capolavoro degno di nota è la facciata della basilica di Santa Maria Novella di Firenze (vicina alla celebre stazione) ideata tra il 1458 e il 1460; una vetta d’ingegno e calcolo matematico delle proporzioni con la scomposizione geometrica dell’edificio in 4 quadrati perfetti, a sua volta divisibili in 3 sotto-quadrati, in fasce rettangolari, triangoli e così via. Un complesso ma affascinante meccanismo modulare che consentì all’architetto di firmare una delle opere più alte dell’arte italiana rinascimentale. Curve e linee, rettangoli e cerchi, classicità e razionalità sono le parole chiavi per apprezzare la perfezione formale di questa facciata, anch’essa commissionata da Giovanni Rucellai.

Basilica di Santa Maria Novella firmata Leon Battista Alberti

Nella carriera di Leon Battista Alberti si annoverano il progetto del campanile del duomo di Ferrara, la chiesa di San Sebastiano e la basilica di Sant’Andrea entrambe di Mantova, città emiliane dove il genovese seppe costruirsi una certa fama e rispetto presso corti importanti come quelle degli Este e dei Gonzaga. Lo stile maturo di Alberti si stacca dalla semplicità di Brunelleschi per relazionarsi con più consapevolezza alla scuola di Roma antica con un uso di masse murarie più massiccio.

Il Maestro scomparirà a Roma nel 1472 lasciando incompiute molte opere ma offrendo ai contemporanei e alle future generazioni un esempio altissimo di ricerca dell’armonia proporzionale, di forme proporzionate e modellate sull’uomo e della maggior rielaborazione formale della lezione della classicità. La sua immensa cultura e i numerosi trattati teorici hanno caratterizzato il Rinascimento artistico italiano e la “creazione” dell’uomo moderno suscitando interesse e ispirazioni per secoli fino ad oggi, in cui Alberti è un punto imprescindibile per lo studio della storia dell’arte e dell’architettura.

“Ieri passò, domani non ha certezza. Vivi tu adonque oggi.

Leon Battista Alberti


Autore: Tommaso Lucchesi

Appassionato di cultura, storia, arte, musica e cinema, sono laureato in Scienze della Comunicazione a Pisa e bazzico la Magistrale in Storia a Firenze. A Radioeco dal 2019.


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