Come l’architettura ostile ci toglie l’empatia

Recentemente, nel post Architettura come esperienza, abbiamo parlato della capacità dell’architettura e dell’urbanistica di fornire differenti forme di interazione tra spazio e utente e anche del concetto di luoghi e non luoghi. L’architettura ha questo potere intrinseco di modellare sia il comportamento umano che la natura, tuttavia, questa capacità può mostrarsi non solo come la materializzazione di spazi abitabili e confortevoli, ma anche di spazi ostili, privi di vita, umanità e integrazione con l’ambiente circostante.


Architettura ostile

L’arredamento urbano è uno dei principali modi in cui la restrizione di uso si può materializzare. Panchine disegnate in modo da essere scomode al fine di limitare il tempo che uno le può utilizzare, e gli appoggi per le braccia che, aldilà di impedire che i senzatetto possano sdraiarsi, prevedono una sola forma di utilizzarli: seduto in una posizione specifica, ogni uno al posto suo. Queste strategie progettuali sono conosciute come architettura ostile oppure unpleasant design (design sgradevole).

architettura ostile
Fonte: https://www.dagospia.com/mediagallery/Dago_fotogallery-209155/1012360.htm

Le stesse panchine impediscono che i ragazzi vi facciano skate sopra, l’installazione di luci rosse allontanano le persone di determinati luoghi durante la sera, altoparlanti riproducono suoni ad alta frequenza e disperdono i cittadini dai centri urbani… insomma, queste sono esempi del disegno urbanistico e dell’arredamento urbano responsabili per la segregazione di determinate popolazioni.

La città è davvero per tutti?

L’intenzione di questi interventi è evidente: buttare fuori determinati persone da luoghi specifici. L’articolo, pubblicato dal giornale inglese The Guardian, intitolato Anti-homeless spikes: ‘Sleeping rough opened my eyes to the city’s barbed cruelty’ (Picchi anti’senzatetto: ‘dormire male mi ha aperto gli occhi sulla crudeltà pungente della città’), ha colpito lettori di tutto il mondo mettendo in evidenza come il disegno urbano ci controlla in modo ostile e disumano, influenzando i nostri atteggiamenti e togliendo la nostra empatia.

architettura ostile
Fonte: https://www.interris.it/bocciato/i-super-ricchi-non-vogliono-l-accoglienza-ai-senzatetto

Queste strategie sono messe in pratica con la narrativa di mantenere l’ordine, assicurare la sicurezza ed evitare condotte sgradite, come manovre di skate e persone che dormono in pubblico. Tuttavia, con la rapida diffusione di queste pratiche, vari professionisti criticano tali misure come superflue, specialmente perché incidono soprattutto sulle persone più vulnerabili, come i senzatetto.

Il design ostile può passarci davanti senza che ci rendiamo conto, come una semplice panchina inclinata che impedisce la permanenza per lunghi periodi, ma può anche essere più aggressivo, come i picchi messi sopra i muretti per impedire totalmente che uno possa sedersi o sdraiarsi.

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Fonte: https://99percentinvisible.org/episode/unpleasant-design-hostile-urban-architecture/

Lo scorso anno il numero di senzatetto in Inghilterra è aumentato dell’11.4% . Sono quasi 70 mila persone che non hanno un tetto per proteggersi dal sole o dalla pioggia, non hanno un letto dove dormire o un bagno per le loro necessità. L’utilizzo del disegno urbano come strumento di segregazione disperde queste persone dai principali centri urbani, nel tentativo di nascondere questo problema sociale dagli occhi di quelli che tutti i giorni camminano per strada, vanno dentro bar, ristoranti e grandi edifici corporativi, diminuendo sempre di più l’empatia con la quale vediamo queste persone.

La nostra mancanza di empatia si fa presente quando, di fronte a queste persone, ignoriamo la loro esistenza e rifiutiamo la richiesta di qualche spicciolo, perché “comunque li utilizzeranno per comprare l’alcol” oppure ci laviamo la coscienza proponendo l’idea di trovarsi un lavoro o di investire soldi nello studio.

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Fonte: https://shareably.co/homeless-spikes-rest-read/

Nel 2014 un uomo è stato trovato morto, impalato in una gradinata a Londra. L’uomo in questione era Pawel Koseda, un ex-professore universitario polacco. Lui è stato trovato da Ed Boord, che dichiarò di aver visto delle persone che camminavano di fianco al corpo deceduto senza nemmeno notarlo.

“Sono rimasto sconvolto di vedere che qualcuno vivesse senza essere notato e anche nei suoi ultimi momenti le persone continuavano ad andare dritto.”

Ed Boord

La città è per le persone, ma chi è accolto dalla città?

I clochard trascorrono giorni della loro vita cercando un posto asciutto e protetto dal freddo dove possono dormire, e quando trovano finalmente una panchina sulla quale possono riposare, viene sostituita da una panchina con angoli e dimensioni strane che impediscono a chiunque di sdraiarsi, come se volessero dire: chi ha bisogno di riposarsi, che lo faccia a casa. Queste misure veicolano loro un messaggio ben preciso: non siete i benvenuti qui. Sono soluzioni che vogliono nascondere agli occhi degli altri queste persone emarginate, costringendole a trasferirsi in luoghi più remoti e pericolosi, privi di qualsiasi supporto sociale.

architettura ostile
Fonte: https://twitter.com/hashtag/camdenbench

Quando la città perde la sua umanità, non può indirizzare questa segregazione ad una popolazione specifica. Queste misure sono incapaci di distinguere tra quelli che “meritano” o no di utilizzare lo spazio pubblico. Quando rendiamo impossibile ad un senzatetto di riposare il suo corpo esausto sotto una fermata dell’autobus, lo stiamo rendendo tale anche ai più anziani, agli infermi e alle donne incinte. Restringere l’accesso di determinate persone alla città, la rende meno attrattiva per tutti.

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Fonte: https://www.autobusweb.com/pluservice-a-roma-e-milano-i-pagamenti-e-i-biglietti-del-bus-sono-digitali/fermata-autobus-milano/

Che tipo di città vogliamo progettare? Un’urbanistica inclusiva che non fa distinzione tra classi, oppure un’urbanistica ostile e disumana che segrega la città dai propri cittadini?

Fonti:

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fernando sicnero junior

Autore: FERNANDO SINCERO JUNIOR

Studente di Architettura e Urbanistica, Fernando è affascinato dalle città e le loro storie. Crede che l’architettura abbia il potere di cambiare le persone, non solo attraverso luoghi costruiti ma anche storie raccontate.

Instagram@fernando.sincero

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