Giornata Mondiale Contro La Violenza Sulle Donne

“Per tutte le violenze consumate su di Lei, per tutte le umiliazioni che ha subito, per il suo corpo che avete sfruttato, per la sua intelligenza che avete calpestato, per l’ignoranza in cui l’avete lasciata, per la libertà che le avete negato, per la bocca che le avete tappato, per le ali che le avete tagliato, per tutto questo: in piedi Signori, davanti a una Donna!”

William Jean Bertozzo

È con una frase di William Jean Bertozzo che decido di raccontare, sensibilizzare e approfondire quello che ancora succede nella nostra società, si tratta della violenza contro le donne.

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite istituì il 25 novembre come la giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Tale data fu scelta da donne attiviste nell’Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi, tenutosi a Bogotà nel 1981.

Il 25 novembre non è ovviamente una data casuale, fu scelta per ricordare le tre sorelle Mirabal, Patria, Minerva e Maria Teresa, assassinate, appunto, il 25 novembre del 1960 da mandanti del dittatore Trujillo che sottomise la Repubblica Domenicana per trent’anni, in un uno dei regimi più sanguinari dell’America Latina.

Proprio in questa data le tre sorelle si recavano in prigione dai loro mariti, ma vennero bloccate sulla strada da agenti del Servizio di Informazione militare.

Furono condotte in un luogo nascosto e furono stuprate, torturate, massacrate a colpi di bastone e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente.

Così, il 25 novembre, oltre alla commemorazione delle tre sorelle Mirabal, le donne di tutto il mondo si riuniscono per rivendicare i loro diritti e, primo fra tutti, il diritto alla vita.

Dietro tutto questo ci sono diverse organizzazioni come i centri di antiviolenza, la casa delle donne e anche consultori rappresentati e portavoce di cortei, manifestazioni, pronti a gridare, a farsi voce tra le violenze che ogni giorno in Italia e nel mondo le donne subiscono.

Migliaia di donne, di voci, di corpi, di menti si uniscono per poter lottare, combattere, per farsi sentire. Per dire a tutto il mondo “io esisto” ed è proprio così che si cerca di rivendicare il bene più grande di tutti: la libertà.

donne

Attraverso slogan come “Siamo il grido altissimo e feroce di tutte quelle donne che non hanno più una voce” o “Stop alla violenza” o ancora “La violenza non è il nostro destino”; attraverso minuti di silenzio per ricordare le vittime; attraverso la musica, si lancia un messaggio chiaro e non più silenzioso.

Un messaggio che attraverso poche parole vuole rompere gli schemi di una società marcia, una società che non ascolta, una società che nel silenzio più assordante ci lascia morire tra le mura della nostra casa.

Secondo diversi studi e diverse statistiche in Italia viene uccisa una donna ogni tre giorni, ogni sette minuti un uomo stupra una donna, 3 milioni e 466 mila donne negli ultimi cinque anni hanno dichiarato di aver subito stalking, 1740 donne sono state uccise negli ultimi dieci anni, di cui 1250 in famiglia.

L’anno scorso, nel 2018, il Telefono Rosa ha registrato 4 mila 664 telefonate, il 53% in più rispetto all’anno precedente. Si può evincere, oltre l’aumento delle violenze, anche dei numeri davvero esorbitanti e non si tratta di numeri ovviamente, ma di persone, di donne.

Basti pensare appunto, che ogni tre giorni una donna viene uccisa per mano di un uomo, ogni tre giorni una donna perde il diritto alla vita, ogni tre giorni una vita si spegne senza aver avuto libertà di scelta.

Una donna, una madre, una figlia, una bambina, una ragazza, non hanno diritto di scegliere, non hanno due strade percorribili, ma solo una, quella della morte, quella di una vita fatta di violenze, di umiliazioni, di minacce, di ricatti, di persecuzioni, di aggressioni.

La violenza non si riferisce solo alla violenza sessuale, ma anche quella psicologica che porta la donna a vivere la propria quotidianità in un clima di terrore e paura.

La violenza contro le donne è una vera violazione dei diritti umani ed una realtà cruda come questa non è più tollerabile, sottomessa ad una società considerata maschile e “virile” in cui le donne devono occupare minor spazio possibile.

Quello che bisogna fare è fornire sempre di più strumenti ed indicazioni utili a riconoscere la violenza, proponendo azioni di prevenzione, di sensibilizzazione, anche nelle scuole stesse, proprio in quei luoghi in cui le generazioni hanno il primo contatto con il mondo esterno.

Il 25 novembre è e dev’essere un modo per far sentire che la terra sotto i nostri piedi sta tremando, che si punta e si lotta per uno scopo comune: la vita.

Che sia il 25 novembre o un qualsiasi giorno dell’anno, non bisogna mai dimenticare che la libertà non è un prezzo da pagare, i diritti non sono destinati solo ad una determinata categoria, e che scegliere è anche un modo per scegliersi e che solo scegliendo possiamo costruire le fondamenta per futuro migliore.

Autore: Silvia Santoro

Classe 1996, dai grandi occhioni blu, studia Lettere moderne all’Università di Pisa.
Fa parte di Radioeco dal 2019.

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