Covid World: racconti di quarantena in giro per il mondo – parte 2

A distanza di qualche settimana dalla prima parte di “Covid World. Racconti di quarantena in giro per il mondo” continuiamo con una nuova raccolta di testimonianze in giro per il mondo (e non).

Covid World: SPAGNA

La prima testimonianza è quella di Alessia, una studentessa di Giurisprudenza della nostra università in Erasmus da settembre a Madrid.

Madrid – foto di Alessia

OLANDA

Il secondo intervento è di Salvo, studente di ingegneria dell’università di Pisa, attualmente a Petten per un tirocinio.

Com’è la situazione in Olanda?

Per ora ci hanno imposto un soft lock-down, si può uscire di casa con le dovute distanze di sicurezza, la maggior parte delle attività sono chiuse tranne quelle che riguardano i beni di prima necessità, in caso ci sarà bisogno il soft lock-down potrebbe essere esteso fino a giugno, ma non è niente di certo (secondo un’intervista letta su un giornale inglese in merito alle dichiarazioni del primo ministro olandese).

Come stai vivendo questo momento?

Sono alla mia seconda settimana di soft lock-down, inizialmente, non si parlava di altro, quando andavo in mensa, c’era un’aria pesante, dai primi di marzo la cosa è diventata più seria, sarei dovuto scendere per dare un esame, ma a causa del dpcm 9/3/2020 non sono potuto tornare. Sono bloccato in Olanda.

Come pensi sia gestendo la crisi il paese in cui ti trovi?

Il sistema sanitario nazionale in Olanda è simile a quello americano quindi è stato necessario anche per me avere un’assicurazione. Il soft lock-down impone il lavoro da casa quasi per tutti, ma nel caso in cui sia richiesta la tua presenza in ufficio devi mantenere un metro e mezzo di sicurezza.

Come si comportano le persone intorno a te?

Il mio supervisore olandese ha questa filosofia, “se non c’è la necessità, non ti conviene fare le analisi”, insomma, “se non lo sai non ce l’hai”. Di contro gli olandesi sono molto ligi. Si sta iniziando anche a vietare i pagamenti con i contanti.

Sono vere le code davanti ai coffee shop?

Le code davanti ai coffe shop non sono vere, o meglio, inizialmente erano stati chiusi e poi sono stati riaperti, ma non puoi sostare all’interno e si entra uno alla volta. Qui è usata molto a scopo terapeutico.

Come si guarda all’Italia dal paese in cui vivi?

C’è solidarietà adesso, ma inizialmente c’era un po’ di presa in giro, si riteneva che fosse sono un problema di cattiva gestione.  

Petten – foto di Salvo

Covid World: REGNO UNITO

Chiara è una fashion designer ed è a Londra da due anni per motivi di lavoro.

Londra – foto di Chiara

Covid World: EGITTO

Davide, ex studente dell’Università di Pisa, è invece in Egitto per imparare l’arabo, tramite un audio ci ha raccontato che è lì: “per vivere un esperienza di vita in un paese con eredità culturale diversa dall’occidente, anche se connesso” all’occidente. Dice di sentirsi fortunato perché vive questo momento in una casa spaziosa, con la sua ragazza e sua gatta. Secondo Davide, non ci sono molte informazioni sull’argomento. Nella città in cui vive il traffico durante il giorno è elevato, non ci sono obblighi di dimora, si può stare in giro a fare ciò che si vuole, questo pero fino alle 7, infatti da quell’ora in poi c’è il coprifuoco, perché, scherzando dice che: “il virus esce solo la sera per una teoria scientifica molto singolare”. Le persone intorno a lui reagiscono molto in base al grado di informazione che hanno della crisi, ad esempio circa le norme igieniche dipende molto “da persona a persona” (alcuni hanno deciso di auto-isolarsi). Racconta che: “la situazione non è tragica come negli altri paesi africani che hanno sviluppato una sorta di razzismo verso i “bianchi untori”, all’inizio della crisi dire di essere italiani dava qualche sussulto ma è durata poco”. Nei giorni passati, per spirito di alleanza tra i due paesi, sono state accese delle luci con il tricolore ed è stata mesa una bandiera italiana sulle piramidi a Giza.

El Cairo – foto di Davide

FINLANDIA

Giuliano è uno studente in Finlandia da gennaio per scrivere la tesi di laurea magistrale in ingegneria meccanica.

Come vivi stai vivendo questo momento?

  • Ovviamente sono preoccupato per la mia famiglia e per i miei amici che stanno vivendo questo momento molto difficile, purtroppo non vivendola in prima persona posso solo immaginare quando sia dura la condizione in cui tutti voi vi trovate. Molti italiani hanno scelto di tornare in patria, personalmente ho deciso di restare qui sia perché ho degli obiettivi da portare a termine sia perché non mi è sembrato opportuno alimentare questa macchina di diffusione del virus dovuta anche al flusso di gente che continua a spostarsi da una città ad un’altra. Personalmente sono abbastanza tranquillo dato che qui la situazione al momento non è grave come in altre parti in Europa.

Come sta gestendo la situazione il paese in cui ti trovi?

  • Credo che qui in Finlandia la situazione sia più semplice da gestire per diverse ragioni. Innanzitutto, la popolazione è di sole 6 milioni di persone distribuite in un territorio molto vasto, quindi si ha una bassa densità demografica. Non a caso la zona più colpita è la regione di Helsinki, la capitale, che appunto è l’area a più alta densità demografica. In secondo luogo, la cultura finlandese, soprattutto in questo periodo invernale, facilità il contenimento del virus, dato che le occasioni di aggregazione pubbliche sono piuttosto limitate rispetto al nostro paese. Comunque sia il governo a da subito attuato misure preventive quali la chiusura delle università, il divieto di assembramenti pubblici con più di dieci persone e, da poco, anche l’isolamento della regione della capitale.

Come si comportano le persone intorno a te?

  • Nella città in qui mi trovo la gente è abbastanza tranquilla, la mascherina non viene usata da nessuno e ancora non c’è nessun divieto per quanto riguarda l’uscita di casa. Quindi è normale vedere gente passeggiare, fare sport e andare al supermercato. Si evitano invece luoghi chiusi come palestre e pub.

Come si guarda all’Italia in questo momento?

  • Molta gente chiede notizie sulla situazione attuale in Italia. In molti dicono che forse la situazione non è stata presa subito sul serio è che si sarebbe potuto intervenire prima. Bisogna però sottolineare che il nostro paese è stato il primo in Europa ad essere colpito duramente dal virus e che quindi è servito del tempo per realizzare cosa stava succedendo e prendere delle misure adeguate a fronteggiare l’emergenza, come in effetti è stato fatto.
Lappenranta – foto di Giuliano

ITALIA (VISTA DA UNA STUDENTESSA INDONESIANA)

Grazie a Tari, studentessa indonesiana di ingegneria nucleare a Pisa, abbiamo uno sguardo diverso sull’Italia.

Cosa ne pensi della gestione della crisi in Italia? 

  • Queste sono le mie opinioni basate su quello che ho sentito. Il primo caso è stato scoperto il 16 febbraio a Codogno e il 21 febbraio c’è stato il blocco delle aree vicino alla zona dell’epidemia, ma la gente non stava prendendo sul serio la situazione (giravano moltissimi meme). Poi è scoppiato il panico. Credo che l’Italia abbia il miglior sistema sanitario in Europa o almeno nel Nord Italia. Dall 11 marzo, le regole sono più restrittive, solo i supermercati e le farmacie sono aperti, e bisogna uscire con l’autodichiarazione. Sfortunatamente, queste leggi non sono sufficienti per far rimanere le persone a casa, ho letto che ci sono state tantissime persone multate dalla polizia, che uscivano senza che ci fossero motivazioni. Questa pandemia è un “assassino silenzioso” che ha distrutto il sistema sanitario, l’economia e la vita sociale. L’Italia deve sentirsi fortunata perché ci sono ancora abbastanza kit di protezione per i medici e il materiale per salvare la vita delle persone, soprattutto se faccio un confronto con il Regno Unito. Dopo tutto, l’Italia sta facendo bene. Andra tutto bene, forza Italia!

Com’è la tua situazione nel tuo paese?

  • Onestamente, sono molto preoccupata per la mia famiglia. Ci sono diverse centinaia di positivi e decine di morti. In Indonesia ci sono più di 200 milioni di abitanti, Jakarta (la capitale) è la città maggiormente colpita, ha più di dieci milioni di abitanti ed è difficile imporre il distanziamento sociale, troppo affollamento! In Indonesia mancano i kit di protezione per i medici e il numero adeguato di strutture sanitarie. Ci sono diverse regioni che hanno deciso di imporre il blocco, ma molte persone continuano a circolare. Il mio paese non è in una buona situazione per ora. Spero solo il meglio per la mia famiglia e il mio paese.

Ringrazio tutti per il tempo che mi avete dedicato, per la vostra gentilezza, le parole e le bellissime foto.


Autore: Cristina Pedicino

Nata sotto il segno del Cancro, studia Giurisprudenza all’Università di Pisa. Amante della musica dal vivo, ha una fissa per i dettagli. In Radioeco dal 2020.

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